Cosa sono le Customer Community e quale ruolo giocano in una strategia di marketing?

Cosa sono le “customer community” e quale ruolo giocano in una strategia di marketing? aroundigital

In un interessante articolo, Mark Shaefer ci parla dell’importanza delle customer community e di come questo concetto possa rappresentare il futuro del marketing. 

Secondo Mark Shaefer, la parola “customer community” è una delle più fraintese nel linguaggio del marketing.

Da un lato, rappresenta la fonte più potente di emozioni e loyalty dei clientid’altro quando gli esperti di marketing usano questo termine, può significare qualsiasi cosa, da una mailing list di clienti a una chat di Twitter. Probabilmente in questi casi, non si tratta certo di customer community

Per Shaefer, customer community è uno dei concetti più essenziali se consideriamo il futuro del marketing e per questo è degno di un’analisi più approfondita.

La crisi dell’appartenenza

C’è un enorme bisogno di comunità nel nostro mondo.

Diversi studi ed evidenze suggeriscono che la qualità delle nostre relazioni è in costante declino da decenni. 

Negli anni ’80, il 20% degli americani dichiarava di essere spesso solo. Adesso la percentuale è salita al 40%. I tassi di depressione sono aumentati di dieci volte dal 1960

Uno studio ha rilevato che un’epidemia di solitudine sul posto di lavoro sta portando a prestazioni lavorative inferiori e meno impegno per l’azienda, e la solitudine di un individuo influenza persino le performance delle persone intorno.

Una nuova ricerca ha mostrato che più di 9 milioni di persone nel Regno Unito soffrono di solitudine, spingendo il primo ministro a creare una nuova posizione di governo: un ministro per la solitudine.

Shaefer sottolinea che tutto questo ha una relazione con il business di ognuno e lo spiega così: 

“Le persone hanno un profondo bisogno di appartenere, ma c’è un gap di appartenenza nel mondo, un profondo bisogno umano insoddisfatto, un bisogno che sta crescendo a proporzioni di crisi”.

È possibile per un’azienda aiutare le persone a sentirsi parte di qualcosa?

Secondo Shaefer, la risposta è si.

I consumatori vogliono essere parte di qualcosa

Secondo Shaefer, i consumatori in realtà ci stanno dicendo che vogliono far parte delle alle nostre aziende. 

Secondo una recente statistica, il 50% degli utenti che fa un uso assiduo di social media, ritiene importante ricevere riconoscimenti dagli amici online. 

Ma più del 60% ha affermato che è importante essere riconosciuto da uno o più brand preferiti

Questi dati fanno riflettere sul fatto che l’accettazione da parte di un marchio amato è più importante dell’accettazione da parte di un amico!

Shaefer pensa che i segnali secondo cui le persone vogliono appartenere a un brand, sono tutti attorno a noi se sappiamo dove guardare.

Lo scrittore racconta che qualche anno fa si è imbattuto in una foto online di un uomo che aveva tatuato il logo Nike su entrambe le caviglie. 

E ciò gli fatto pensare che questo atto di auto-illustrazione rappresenti il massimo successo del marketing

Quel corridore amava così tanto Nike, si fidava così tanto del brand, che si è impegnato così tanto nel suo ideale al punto da rendere un logo aziendale parte del suo corpo per sempre.

 In un modo plateale sta dicendo: “Questa azienda non mi deluderà. Sono orgoglioso di appartenere a questa tribù e a ciò che rappresenta“.

Ora, di certo non tutti si vorranno tatuare un logo sul proprio corpo, ma ci sono molti “tatuaggi virtuali” in giro che  simboleggiano l’appartenenza.

Shaefer ad esempio, fa notare il fatto che spesso si vedono persone che hanno  le custodie dei laptop decorate con le immagini dei brand preferiti. Oppure gente che indossa magliette e cappelli di marca.

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Se qualcuno ama un’azienda abbastanza da indossare il suo logo sul proprio corpo o attaccarlo al proprio prezioso computer, significa che c’è una convinzione radicata in una brand,  è di fatto un simbolo, un atto di appartenenza. 

La creazione di una vera customer community non è solo possibile, ma sta già accadendo ovunque.

Un vera customer community

Lo scrittore racconta che recentemente ha avuto uno scambio su LinkedIn con un collega che insisteva sul fatto che “la comunità è tutto” nel marketing.

Secondo Shaefer non è così. 

Acquistiamo migliaia di prodotti ogni anno senza alcun riguardo per la comunity. Lui stesso non fa parte di una customer community del brand della sua auto, della sua assicurazione, di vestiti ecc. Il 99 percento delle volte compriamo qualcosa e non vogliamo far parte di nulla.

Ma lì dove c’è l’opportunità di condividere vere emozioni con un cliente attraverso il proprio brand, allora sì, la customer community dovrebbe essere una priorità – e questo significa qualcosa di più dei dati che si possono avere in una mailing list.

  • La customer community non è solo uno stratagemma di marketing. È un impegno aziendale totale.
  • Una brand community esiste per servire le persone, non il business.
  • Proprio come una comunità di quartiere, una community virtuale ha leader, conflitti e tribù. Le comunità sfidano il controllo manageriale. Non possono essere manipolate.

I brand che si posizionano come membri essenziali di un movimento culturale promuovono connessioni emotive con i propri consumatori.

Lululemon sta ridefinendo il significato di yoga con la sua campagna “This is yoga”. Il brand dichiara che lo yoga è andato oltre l’uso del tappetino nella quotidianità.. La campagna mostra influencer come artisti, musicisti e imprenditori che incarnano i principi dello yoga nelle loro vite.

In sostanza, l’azienda sta definendo un movimento nel quale i clienti credono e si riconoscono. Stanno realizzando la loro missione e la missione è il movimento. La convinzione condivisa della missione guida una comunità.

Secondo Shaefer, con il declino della pubblicità tradizionale e delle PR in questa era dello streaming, l’appartenenza e la comunità – la vera comunità – potrebbero essere l’ultima strategia di marketing efficace che ci rimane, e questo sembra non essere chiaro per la maggior parte dei manager d’azienda. 

Più tempo le persone trascorrono su Internet, specialmente durante questo periodo di crisi, più si sentono sole, isolate e depresse. I consumatori gridano letteralmente di poter “appartenere”.

Costruire una vera comunità di clienti è uno sforzo molto significativo, ma potrebbe anche essere il risultato più importante e gratificante di una carriera. 

L’importanza delle community in una strategia di marketing

Le community sono una risorsa preziosa per la creazione di una strategia di marketing vincente.

Il relationship marketing viene considerato oggi un nuovo paradigma, che rivisita quello tradizionale  puntando a un’evoluzione dell’approccio in senso interattivo, orientato alla costruzione di relazioni forti e durature con i clienti.

Un’azienda dovrebbe dunque sviluppare servizi e strategie che nel loro insieme permettano di gestire le relazioni secondo una logica bidirezionale e collaborativa. La reputazione di un brand altro non è che la percezione che ne hanno i consumatori e quest’ultima è legata alla sua capacità di sapersi relazionare al cliente, diffondendo anche in modo efficace i propri valori propositivi.

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È necessario puntare su nuove leve comunicative per poter creare una forte Brand Identity: le brand community sono tra queste.  Si tratta di uno strumento che – se usato efficacemente – permette di creare valore per il brand grazie al ricorso ad attività e strumenti di comunicazione volti a fidelizzare il cliente e ad aumentare la competitività del marchio sul mercato. Le comunità diventano contesti importanti per l’azienda che vi partecipa in modo attivo o intercetta conversazioni e opinioni.

Oggi, uno degli mezzi principali che aiutano l’azienda a costruirsi una buona reputazione online, creare engagement e sviluppare la fidelizzazione, sono i social network. Eppure questi canali non sono adeguati per aumentare la propria audience, sviluppare engagement e creare valore.

Ciò è dovuto in gran parte a:

  1. l’esperienza sulla piattaforma social media non è ottimizzata per coltivare una online community del brand;
  2. la copertura di massa dei social network riduce la visibilità reale su queste piattaforme;
  3. esistono social network più diffusi hanno i propri modelli di business da ottimizzare.

Tutti questi fattori rendono sempre più inefficace e costoso per i brand raggiungere la propria audience, creare coinvolgimento e sviluppare la fidelizzazione degli utenti e clienti.

La soluzione potrebbe essere quella di creare una propria community su una piattaforma proprietaria.

Qual è il vantaggio di creare una community – attorno agli interessi e passioni che accomunano il tuo brand – su una piattaforma proprietaria?

  • Puoi valorizzare i contenuti, aumentare l’engagement degli utenti, le interazioni e creare valore per gli utenti e per il brand.
  • Puoi profilare gli utenti, la loro aggregazione e clustering e raccogliere una grande quantità di dati proprietari vitali per l’azienda.
  • Puoi ottenere informazioni dettagliate e feedback sui prodotti/servizi.
  • Puoi implementare strategie di marketing (pubblicità nativa, promozioni, piani di acquisizione e retention).
  • Puoi far crescere la fiducia nel tuo marchio e nell’azienda.

Oggi esistono diverse piattaforme proprietarie di social community.

Una di questa è SelfCommunity, un tool tutto italiano che ti consente avere il TUO social network proprietario.
Uno strumento che permette visibilità organica del 100% sui contenuti, totale controllo dei flussi e dei dati, sistema di social analytics e di marketing, integrazione nativa con altre piattaforme e sistemi di marketing technology.

 

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Google & Instagram: le novità digital della settimana

Cosa è successo nella passata settimana nel mondo digital?

Quali le novità? Di certo,i protagonisti di questa settimana sono Google e Instagram.

Vediamo in dettaglio cosa è successo.

Instagram Reels arriva in Europa

Nel novembre 2019, Instagram aveva iniziato a sperimentare – solo in Brasile – Reels: una nuova app che permette di registrare brevi video della durata di 15 secondi, inserire musica o altre tipologie di audio e condividerli sulla piattaforma. Questo strumento, che semra voler sfidare TikTok, offre una serie di strumenti di modifica che rendono più semplice la registrazione di video creativi.

Instagram,  avendo ricevuto feedback positivi dal primo test eseguito,  ha deciso di espandere l’app a Francia e Germania, con alcune feature migliorate. A darne notizia è TechCrunch, nel suo post di qualche giorno fa.

Nella versione rinnovata, i Reels restano completamente integrati nell’app di Instagram. con la loro scheda accanto all’icona della griglia e disponibili in Esplora per gli account pubblici, dandogli pertanto ancora più visibilità, essendo più facile da rintracciare adesso. Questo significa che Instagram sta puntando su questo strumento, sapendo bene che potrebbe rappresentare una svolta.

Al momento non è dato sapere se e quando Instagram intende estendere Reels a livello globale e né se intende procedere a piccoli passi. Di sicuro, l’esperimento in Francia e in Germania darà delle indicazioni importanti alla società di Facebook.

Instagram apre lo shopping a Influencer e Piccole Aziende

Questa settimana, Instagram ha annunciato una nuova serie di requisiti di idoneità per il commercio su piattaforma, con un’estensione di Shopping a più tipologie di attività, compresi i Creator che desiderano vendere i propri prodotti.

In questo modo il social ha allentato le regole che per ora consentono solo ad alcuni marchi e attività approvate, di usare il tag Shopping nei post per vendere prodotti.

Dal 9 luglio, annuncia la compagnia, entreranno in vigore i nuovi requisiti, disponibili a questo link, che estendono l’accesso allo strumento Shopping a diverse tipologie di aziende, “compresi i creator che desiderano mettersi in contatto con gli acquirenti e vendere i propri prodotti su Instagram”. Sarà sufficiente avere almeno un prodotto in linea con le normative, per poter utilizzare i tag Shopping di Instagram e portare le persone al proprio sito web per compiere un acquisto.

Le nuove policy saranno disponibili in tutti i Paesi in cui è supportato Instagram Shopping, ma solo le aziende negli Stati Uniti, che dispongono della versione beta, possono utilizzare la funzione per gli acquisti in-app.

I nuovi inserzionisti Instagram non dovranno più avere il collegamento a Facebook

Se fino ad oggi Facebook ha sempre voluto integrare Instagram nel suo ecosistema, al fine di migliorare le capacità pubblicitarie per gli inserzionisti, oggi potrebbe fare un passo indietro.

Instagram, infatti, sta introducendo la possibilità per gli inserzionisti di pubblicare annunci sulla sua piattaforma senza disporre del collegamento con un account pubblicitario Facebook.

Come dichiarato dalla stessa società, la feature è disponibile solo per i nuovi account Business e Creators in Turchia e negli Stati Uniti. Pertanto, se in passato hai utilizzato il collegamento con un account pubblicitario Facebook per fare pubblicità su Instagram, dovrai continuare a farlo.

Questa nuova funzionalità, di fatto non cambia molto il processo per pubblicizzare sulla piattaforma. Chi rientra nei requisiti per utilizzare la feature, dovrà semplicemente creare l’annuncio attraverso il tasto “Promuovi” presente sotto ad ogni post pubblicato, senza alcuna modifica rispetto al procedimento attualmente esistente.

Google e il “fact-check” anche tra le Immagini

 Sui social e, più in generale, su internet, cresce sempre di più la quantità di informazioni veicolate tramite le immagini.

Se da una parte sono un’ottima modalità per trasmettere messaggi, dall’altra possono avere contenuti decisamente fuorvianti. Per esempio, sta diventando sempre più difficile comprendere l’origine, l’autenticità ed il contesto di quello che vediamo sui social media o troviamo nella Ricerca di Google.

Per questo motivo, Google ha deciso di portare il suo “fact check” anche in questo genere di contenuti, specificatamente tramite Google Immagini. Come potrai vedere nell’allegato qui sotto, d’ora in avanti potrà capitarvi di trovare tra i risultati di una ricerca tale dicitura a confermare l’autenticità del contenuto.

A comunicarlo è stata la stessa società di Mountain View con un post sul suo blog nel quale spiega il meccanismo di funzionamento per Google Immagini“Il potere dei media visivi ha le sue insidie?, specialmente quando ci sono domande sull’origine, l’autenticità o il contesto di un’immagine. A partire da oggi, stiamo iniziando a mostrare informazioni sul fact checking in Google Immagini a livello globale per aiutare le persone a navigare in questi problemi e dare giudizi più informati su ciò che vedono sul web”, ha scritto Harris Cohen (Group Product Manager, Search in Google).

Si tratta della possibilità di unire le funzionalità di Google Immagini con quelle relative alla sezione di ricerca e news sempre realizzate dalla società.

I tag di fact check appaiano sui risultati che provengono da fonti indipendenti ed autorevoli sul web, che soddisfano specifici criteri di verifica.

Il controllo si basa su ClaimReview, già utilizzato dai diversi editori per mostrare la propria autorevolezza.

Il nuovo tag non influirà sul posizionamento di un’immagine, proprio come nella Ricerca di Google.

Google e il .new

L’anno scorso, Google ha introdotto una feature di collegamenti “.new” che permette di creare nuovi documenti, fogli, slide, form e altro, solo scrivendo docs.new, slides.new, sheet.new, forms.new, sites.new, e website.new nel browser e premendo invio.

Ora questa funzione sarà disponibile anche per Google Meet, consentendo di iniziare una nuova chiamata solo digitando “meet.new” nella barra e aprendo immediatamente la schermata per la riunione.

Di fatto, qualsiasi azienda organizzazione può registrare il proprio dominio .new, consentendo un accesso più rapido alle funzioni. Ecco un esempio:

  • Playlist.new, per creare una nuova playlist per aggiungere brani su Spotify;
  • Story.new, per scrivere ciò che ti interessa su Medium;
  • Canva.new, per la creazione di grafiche da condividere con il tuo team;
  • Webex.new, per avviare la tua riunione da qualsiasi browser con Cisco Webex;
  • Link.new, per creare link abbreviati attraverso Bitly;
  • Invoice.new, per compilare ed inviare fatture dalla Stripe Dashboard;
  • Api.new, per prototipare e lanciare idee per i nuovi endpoint API Node.js attraverso RunKit;
  • Coda.new, per creare un nuovo documento che combina documenti e fogli di calcolo;
  • Cal.new, per lanciare un nuovo evento di Google Calendar direttamente dal tuo browser.

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Facebook, Google,Twitter: le novità digital della settimana

Come ogni settimana, facciamo un riepilogo di cosa è successo nel mondo digital.

Questa settimana vede protagonisti ancora Facebook, Google e Twitter.

Arriva la Tab Facebook News

Il tema fake news è sempre stato un punto di attenzione per Facebook, essendo ormai la piattaforma diventata un punto di riferimento per l’informazione.

Per questa ragione Facebook ha deciso di introdurre una sezione dedicata alle news. Il progetto è stato lanciato in fase di test lo scorso ottobre in alcuni Paesi degli Stati Uniti. Oggi la tab è attiva e confermata ma solo in questi Paesi, per il momento.

La società ha dichiarato che Facebook News sarà un perfetto mix tra moderazione umana ed algoritmo, così da avere un doppio check contro eventuali fake news.

Gli utenti non potranno commentare le notizie nel feed dedicato a news, ma potranno reagire e condividerle. Allo stesso tempo, sarà possibile nascondere argomenti ed editor specifici che non si intende seguire tramite Facebook News.

Tutti i publisher, ovviamente, sono stati controllati dalla società ed approvati, così da limitare la diffusione di potenziali fake news attraverso questo nuovo strumento.

Facebook lancia la casella di posta per le aziende

Non sarà più necessario scaricare app separate per leggere e rispondere ai messaggi aziendali su Facebook Messenger.

Facebook sta rilasciando Business Inbox in Messenger, una nuova casella di posta elettronica per le aziende integrata nell’app di messaggistica. Con questa nuova possibilità, chi gestisce pagine aziendali non è più costretto ad installare app separate, come Facebook’s Pages Manager, per consultare le mail relative alla propria attività.

L’implementazione è appena iniziata su iOS e nelle prossime settimane arriverà anche sui dispositivi Android.

Mike Weingert, Product Manager di Messenger, ha spiegato le motivazioni di questo aggiornamento.

“Oltre il 90% degli amministratori di Pagine aziendali utilizza già Messenger per comunicare con amici e / o familiari e la stessa ricerca ha sottolineato che la maggior parte degli utenti non desidera scaricare o gestire più app”.

Mike Weingert ha aggiunto che l’azienda è consapevole anche che le piccole imprese hanno bisogno di strumenti affidabili e facili da usare per aumentare la loro presenza online e comunicare con i clienti.

Secondo un sondaggio Hubspot, il 90% dei clienti giudica importante o molto importante una risposta immediata in caso di domande di marketing o di vendita. Al giorno d’oggi i clienti hanno molte domande su orari di apertura, disponibilità dei prodotti, opzioni di consegna e ritiro e altro ancora.

La nuova casella di posta in arrivo in Messenger renderà facile e conveniente per le aziende rispondere rapidamente. Le aziende possono anche scegliere di ricevere notifiche nell’app Messenger per ricordare loro di tornare tempestivamente ai clienti. La posta in arrivo aziendale in Messenger integra l’app Gestione pagine, dove oltre alla messaggistica, le aziende possono gestire i propri post su Facebook, creare annunci e visualizzare approfondimenti sulla Pagina.

Google Meet: niente più rumori di fondo con l’Intelligenza Artificiale

Dal momento che sempre più persone lavorano da remoto, un problema comune delle chiamate vocali o video è il rumore ambientale. Per risolvere questo problema, Google ha sviluppato una nuova funzionalità che utilizza AI per un’efficace cancellazione dei rumori di fondo.

La funzionalità, già annunciata ad aprile di questo anno, verrà implementata gradualmente, prima sul web e poi su Android e iOS.

Google My Business: altri orari disponibili

Per aiutare le aziende ad adattarsi alle sfide attuali e future, Google sta implementando una nuova funzione che consente alle aziende di specificare un diverso set di ore quando sono disponibili determinati servizi. Per esempio, una pasticceria potrebbe essere aperta tutti i giorni dalle 9:00 alle 22:00, ma il servizio di take away potrebbe essere disponibile solo in specifici e diversi giorni e orari.

Il proprietario di un’attività commerciale può ora modificare gli orari su My Business per inserire quelli del ritiro, diversi da quelli dell’apertura del locale.

Quindi, quando gli utenti cercheranno il ristorante, saranno in grado di vedere gli orari extra su Google Maps e nei risultati di ricerca.

Ovviamente, questa funzione sarà attiva solo per quelle aziende che hanno già specificato giorni ed orari di apertura.

 

 

 

 

 

Twitter ricorda di leggere gli articoli prima di twittarli

Anche Twitter sta sperimentando una nuova funzione – attualmente sono per gli utenti Android di lingua inglese – per ridurre l’impatto delle fake news sulle conversazioni online.

E, uno dei modi per fermare la diffusione delle fake news è quello di assicurarsi che le persone capiscano davvero il contenuto che stanno condividendo.

Condividere un articolo dopo aver letto solamente il titolo e senza essersi presi la briga di aprirlo e informarsi sul suo reale contenuto è una pratica che secondo Twitter andrebbe evitata. Per questo motivo il social network ha iniziato a testare una nuova funzione che invita gli utenti a leggere gli articoli prima di ritwittarli.

Il prompt viene attivato ogni volta che una persona fa clic su un link, senza tenere conto del tempo trascorso sulla pagina prima della condivisione.

Un portavoce di Twitter ha spiegato che la viralità dei social media può essere potente e pericolosa allo stesso tempo, soprattutto se le persone non leggono i contenuti che stanno diffondendo (prassi molto frequente).

La società ha dichiarato che eseguirà il test per alcune settimane, così da ottenere dati sufficienti per prendere una decisione sui passi successivi da attivare.

 

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Come dare un boost alle tue vendite con la Community Online

Quali sono i benefici di avere una community online? In che modo può contribuire ad aumentare le tue vendite?

Quali sono le strategie  per costruire una community che funziona?

Sono ormai finite da un pezzo le vendite porta a porta. Sebbene fare il venditore porta a porta è una grande scuola, oggi, con le nuove tecnologie, il processo di vendita si è completamente rivoluzionato. Il marketing online ha superato di gran lunga quello offline e, le modalità e i canali per fare promozione e vendita sono svariati.

Eppure oggi vogliamo fare un focus sulle Community Online, e sulla notevole risorsa che queste costituiscono nell’aumento delle vendite per un’azienda. Si perché un nuovo modo di vendere, efficacie e a basso costo, e fare in modo che gli altri vendano per te. Questa è la vera evoluzione del mercato sales del 21° secolo.

Costruire una community attorno al tuo brand è cruciale per il suo successo. Eppure, formare una community richiede molto di più che semplicemente riunire persone nello stesso posto o accumulare un certo numero di utenti su un’app o un sito.

Le aziende di successo, tra cui le aziende tecnologiche in particolare, sfruttano il potere della comunità per aumentare la consapevolezza del brand, comprendere i clienti, migliorare i risultati e rafforzare la fedeltà al marchio.

Rifletti sul tuo processo di vendita e, se non stai sfruttando questi elementi chiave per costruire la tua comunità, vuol dire che ti stai perdendo qualcosa.

Integra queste strategie nel tuo processo aziendale così potrai finalmente far sì che i tuoi clienti diventino il tuo nuovo team di vendita.

1. Smetti di vendere e inizia a costruire una community

Perché tu possa costruire una community, devi identificare il tipo di comunità che desideri. Potrebbe essere legato a una causa di volontariato, o a interessi comuni come lo sport o la moda, oppure su tematiche varie come lo yoga o la crescita spirituale. Sviluppa una community in linea con il tuo marchio, servizio o prodotto. Dovrebbe essere qualcosa che i tuoi clienti ideali considerano di valore e di cui vogliano farne parte.

2. Fai delle ricerche

Una volta che hai un’idea chiara della comunità che vuoi costruire, è importante fare ricerche approfondite per trovare community simili. Trova questi gruppi e scopri come interagiscono con i loro membri. Potrebbe essere utile anche unirti ad alcuni di essi e prendere nota delle cose che ti piacciono e di quelle che non ti piacciono. Presta attenzione ai contenuti condivisi e al loro funzionamento.

3. Costruisci una community virale

Secondo uno studio pubblicato da Harvard Business Review, il contenuto virale tende a essere sorprendente, emotivamente complesso o estremamente positivo. Basati su questa ricerca e incorpora elementi chiave nei tuoi contenuti per aiutare la tua community a crescere in modo virale.

Sii creativo e autentico. Attingi alle emozioni: ascolta le preoccupazioni della tua community e parla di problemi reali che hanno davvero senso per la tua comunità. Ad esempio, puoi organizzare dei Talk se sono in linea con il tuo tipo di community e invita i partecipanti a un confronto su argomenti di interesse.

4. Affina le tue abilità di hashtag

Se la tua azienda non ha un hashtag, ti stai perdendo delle opportunità. Quale esattamente? La capacità di tracciare e mobilitare la tua community.

Avere un hashtag ti da la possibilità di motivare la tua community a usarlo quando condividono storie, approfondimenti, immagini e video online. Quando le persone che non fanno parte della tua community interagiscono con i post dove è presente il tuo hashtag, sarà in grado di connettersi molto facilmente con il tuo marchio. E quando i membri della tua community  condividono sui social media e includono il tuo hashtag, il tuo marchio è esposto a milioni di nuovi potenziali clienti.

La parte migliore di tutto questo è che è gratis! Gli hashtag ci consentono di fare ciò che viene chiamato “ascolto sociale”. Quando cerchi l’hashtag del tuo marchio, puoi vedere tutte le conversazioni della tua community. Trova un hashtag che è il nucleo centrale della costruzione della tua comunità. Assicurati che non sia troppo lungo e che sia facile da ricordare. Quindi chiedi ai membri del tuo gruppo di usarlo quando pubblicano notizie sulla community, sui tuoi prodotti o servizi.

5. Non essere un estraneo nella tua stessa community

Se stai costruendo una community al di fuori della community, non è proprio una community. Puoi identificare le persone e impostare le basi, ma devi anche essere coinvolto nella community dall’interno.

Assicurati di monitorare le conversazioni nella tua community. Se i messaggi non ricevono risposta o le richieste vengono ignorate, perderai membri. Segui gli hashtag e configura le notifiche in modo da essere a conoscenza di nuovi commenti e post. Sforzati di rispondere rapidamente ai commenti, coinvolgi i leader nelle conversazioni della community e contatta i membri utilizzando messaggi diretti, e-mail o persino messaggi di testo.

Assicurati di seguire i trend del settore in modo da poter condividere contenuti correlati. E dai ai tuoi membri uno sguardo dietro le quinte della tua azienda catturando immagini e video che mostrano i tuoi dipendenti e il tuo business in azione.

6. Porta offline la tua community online

Organizza eventi e incontri offline in modo che la tua community online possa incontrarsi nella vita reale. Rendi le persone entusiaste e aiuta la tua community a costruire legami.

Invita la community online a eventi offline come sfilate di moda, feste, servizi fotografici e altri eventi divertenti che consentono il networking. Durante questi eventi, assicurati di scattare foto e video e motiva la condivisione dal vivo. Quindi, condividi questi contenuti online (e chiedi ai tuoi membri di condividerli a loro volta) e naturalmente, capitalizza queste azioni con l’uso dell’hashtag.

Con l’economia di oggi incentrata sul consumatore e gli acquirenti attenti alle recensioni, l’utente svolge un ruolo importantissimo nel processo di vendita, più di quanto si possa pensare.

Quindi, crea una tua community, prenditene cura  e vedrai come aumenteranno le tue vendite!

Hai bisogno di una consulenza strategica per creare la tua community? O ne possiedi già una e vuoi farla crescere e conoscere come sfruttarla al massimo per il tuo business?

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Trovare lavoro con i social network: Facebook, LinkedIn e Youtube

Trovare lavoro con i social network: Facebook, LinkedIn e Youtube

L’ultimo studio sul lavoro di Censuswide rivela che il 73% dei recruiter in Italia inizia la fase di pre-selezione controllando il profilo LinkedIn di tutti i potenziali candidati confermando che l’impressione che si trasmette online è importante quanto quella di persona.

Anche in campo professionale i social media stanno assumendo un’importanza fondamentale, per diverse ragioni – intanto: perché tutti al giorno d’oggi hanno uno o più profili social, perché il passaparola virtuale è potenzialmente infinito, perché le aziende sempre di più spingono alla candidatura online per effettuare quello che gli inglesi definiscono «social-hopping», ovvero sbirciare i profili dei possibili candidati.

I responsabili delle risorse umane sempre più spesso ricercano i candidati attraverso il web, per intercettare anche quei professionisti che non si mettono in luce per cambiare lavoro, ma che possono comunque rappresentare una valida risorsa.

È fondamentale, a questo scopo, curare la propria web reputation e rendersi appetibili ai potenziali datori di lavoro.

Lo spazio conquistato dall’online recruiting, infatti, sta aumentando in maniera esponenziale non solo per quanto riguarda i siti esterni specializzati (come per esempio InfoJobs.it), ma anche per i social network.

Trovare lavoro: i social network più adatti

Ma i Social Media non sono tutti uguali, ogni piattaforma ha delle caratteristiche che la rendono più adatta ad uno scopo o ad una determinata professione.

LinkedIn

9 milioni di utenti e un giro di 140mila aziende: questi i numeri di LinkedIn, il miglior social in ambito professionale.

L’utilizzo è molto semplice ma allo stesso tempo, per essere completo e quindi visibile alle aziende, il profilo deve essere completato in ogni sua parte.

Facebook

Anche Facebook può essere utilizzato per lavoro, dandoti il vantaggio di un profilo sicuramente aggiornato ma può rappresentare anche una finestra sulla tua vita privata; il consiglio è creare un profilo dedicato alla professione oppure utilizzare in maniera corretta tutti i possibili filtri privacy che questo Social permette per dividere i contenuti privati da quelli pubblici.

YouTube

Oltre a Facebook e LinkedIn, le piattaforme più in vista, ci sono anche altri social media che solitamente non vengono associati all’ambito professionale ma che invece possono rappresentare delle ottime risorse.

Molte aziende, soprattutto nel campo della moda, richiedono un video curriculum del candidato quindi YouTube può essere soluzione perfetta; allo stesso modo, nell’ottica di informarsi sulle politiche di un’azienda, Twitter offre la possibilità di seguire post e interventi dei recruiter rappresentando una risorsa interessante; Instagram invece basandosi sulla divulgazione delle immagini può essere una vetrina importante soprattutto in contesti creativi.

Ogni piattaforma social usata correttamente, ha un potenziale infinito per trovare lavoro ma non bisogna cadere nell’errore opposto, cioè creare un’eccessiva dispersione di informazioni utilizzando troppi profili.

Ogni social, utilizzato per fini non ludici, richiede del tempo per essere aggiornato in maniera precisa quindi la cosa più importante è scegliere quello pensi possa essere più adatto alle tue esigenze e mantenerlo attivo.