Live Chat: come impostarla in 4 mosse

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Con il 2016 ormai quasi alle spalle è tempo non solo di bilanci, ma anche di pensare al futuro e a cosa ci riserverà l’anno prossimo. Nel nostro articolo “Facebook e Google: 4 nuove funzioni che devi assolutamente conoscere”, abbiamo già dato uno sguardo ad alcune delle nuove funzioni offerte dai due principali attori del web contemporaneo. È in questo contesto che ci siamo soffermati sui Messenger Bot, affermando:

Nonostante [una] forte dichiarazione di interesse da parte degli sviluppatori, sembra che Messenger sia ancora percepito dal grande pubblico come uno strumento semplice per la messaggistica istantanea e non. Per questo motivo Facebook sta impegnando sempre più energie nella promozione di bot, ma soprattutto per informare ed educare il pubblico sul loro valore pratico.

Più in generale, sono sempre di più i canali a disposizione delle aziende che vogliono tentare di instaurare un’interazione più diretta con i propri clienti. Facebook è certamente una piattaforma  che offre enormi opportunità a business di ogni genere, ma le live chat non sono uno strumento confinato a questo social e le possibilità offerte dal mercato sono molto più ampie. Vogliamo ora approfondire proprio come le live chat possano essere sfruttate dalle aziende.

Secondo uno studio di eMarketer, le vendite totali tramite e-commerce hanno raggiunto i 1.915 trilioni di dollari nel 2016, che consistono nell’8,7% di tutta spesa per vendite al dettaglio globali. Si ritiene che, mentre il ritmo di crescita delle spese al dettaglio è piuttosto controllato, la fetta di vendite on line continui a crescere rapidamente, con una prospettiva di crescita di circa il 20% per il prossimo anno. Le previsioni più a lungo termine ci dicono che le vendite tramite e-commerce cresceranno fino ai 4.058 trilioni nel 2020, ovvero il 14,6% delle vendite annuali totali.

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Se quindi da un lato le vendite online sono destinate a crescere esponenzialmente nei prossimi anni, dall’altro la sensazione dei clienti è invece quella di una disconnessione e perdita di personalizzazione del processo di acquisto. Aprirsi al mercato online può significare ampliare le proprie possibilità di guadagno, ma la cura al cliente non deve essere abbandonata.

Per questo motivo, molte aziende optano per inserire la funzione di live chat all’interno del loro e-commerce: si tratta di una fondamentale opportunità per entrare in contatto con il cliente e offrirgli il supporto necessario a finalizzare l’acquisto. Non è solo uno spazio per fornire rapidamente risposte al cliente, ma anche per affinare e migliorare le procedure di vendita aziendali.

Live Chat: come impostarla in 4 mosse

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Le live chat sono strumenti per fornire supporto rapido e on-demand, direttamente dall’interno del sito: in questo modo l’azienda può rispondere alle domande del cliente, risolvere problemi e concludere la vendita. Allo stesso tempo, questo sistema permette ai responsabili delle vendite di monitorare il comportamento dei clienti all’interno del sito e quindi di definire un servizio personalizzato e di ottimizzare il sito web per aumentare le vendite stesse.

Lo studio “Making Proactive Chat Work” di Forrester Research ha dimostrato che:

“Many online consumers want help from a live person while they are shopping online; in fact, 44% of online consumers say that having questions answered by a live person while in the middle of an online purchase is one of the most important features a Web site can offer.”

È stato inoltre dimostrato che le live chat aiutano le aziende a risparmiare sia sul tempo che i dipendenti devono dedicare al customer support (possono impegnarsi in più conversazioni contemporaneamente), sia sulle spese telefoniche: si abbassa il tempo e il costo dell’interazione media tra supporto e cliente, ma si alza la sua efficacia.

Si tratta quindi di uno strumento importante per aumentare le vendite: una volta che l’utente entra in relazione con un addetto al customer support che è in grado di comprendere di cosa ha bisogno, il dipendente della nostra azienda sarà in grado di rispondere a queste necessità, ma anche di raccomandare ulteriori acquisti.

Inserire questa funzione all’interno dei nostri strumenti di vendita ci permetterà di differenziarci rispetto al panorama delle altre aziende con le quali siamo in competizione: non è infatti una possibilità sfruttabile solo da grandi aziende con importanti strutture di vendita, ma si adatta bene anche alle necessità di piccoli business che vogliono puntare sulla cura e assistenza del cliente. Vediamo ora alcuni consigli su come impostare le live chat in 4 semplici mosse.


  • Definisci i tuoi obiettivi

Per prima cosa dobbiamo definire gli obiettivi e le aspettative rispetto all’utilizzo della funzione di live chat. Le possibilità sono tante: possiamo sfruttarla per migliorare l’efficacia complessiva del sito come strumento di vendita, per raccogliere maggiori insights sui nostri visitatori, aumentare il conversion rate, aumentare il numero dei lead o delle opportunità di vendita.

Se siamo al nostro primo tentativo, possiamo scegliere uno solo di questi obiettivi per condurre una fase di test.


  • Fai un periodo di prova

I software a disposizione per inserire la live chat sul sito sono tanti (qui una selezione) e la maggior parte di questi ci permettono di testare il prodotto e le sue caratteristiche per un breve periodo.

Alcuni dati che possiamo tenere conto nel valutare se la nostra strategia sta risultando vincente sono:

  • il volume delle chat aumenta ogni giorno e siamo in contatto con numerosi clienti;
  • il bounce rate delle pagine con la chat è in calo;
  • l’utente è passato con successo dall’essere visitatore a lead a cliente;
  • abbiamo ottenuto informazioni utili su come migliorare il nostro sito in funzione delle vendite.

  • Attiva la live chat

1 – È importante che la chat sia inserita in modo armonico rispetto al design e alla struttura del nostro sito. L’ideale è personalizzarne la grafica per integrarla al meglio con il resto del sito web: in questo modo gli utenti la percepiranno come una fase del flusso di navigazione interno e saranno più propensi ad utilizzarla.

2 – Un altro aspetto fondamentale è la scelta delle pagine sulle quali inserire la chat. Quest’ultima non deve infatti comparire in ogni pagina del sito, ma solo in quelle più qualificate all’interno del funnel di conversione, come ad esempio le schede del prodotto, le pagine con la descrizione di prezzi e specifiche del servizio, quelle che offrono sconti, demo o periodi di prova.

3 – È importante spingere sulla personalizzazione della chat e sull’instaurare un rapporto diretto e credibile con il cliente: per questo motivo si consiglia di aggiungere il nome e la foto del responsabile del customer support che interagisce in chat.

4 – Scegliere un software per live chat che si possa integrare con il nostro CRM ci faciliterà grandemente il processo di conversione, mantenimento del contatto e monitoraggio dei risultati.

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  • Misura i dati e migliora

Questo momento è come sempre fondamentale. Difficilmente la prima strategia che tenteremo sarà in grado di portarci fin da subito agli obiettivi che ci siamo prefissati.

In questa fase è molto utile fare una riflessione su quello che possiamo chiamare il dato della responsabilità: nell’impostare lo strumento delle live chat vengono chiamate in causa diverse competenze, quella del reparto marketing, sales e customer support. Ogni figura ha una responsabilità precisa all’interno del processo e il controllo dei risultati deve essere ripartito per ogni sezione, per capire dove e quando migliorare o fare dei cambiamenti.

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Come abbiamo visto le live chat sono uno strumento molto utile per sostenere il processo di vendita e di conversione, adatto anche a piccole aziende che vogliono puntare su un rapporto più vicino con i loro clienti. In generale, saranno di grande aiuto per abbattere il bounce rate, aumentare le conversioni e affinare la profilazione degli utenti che visitano il nostro sito.

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Seasonal Marketing: a Natale siamo tutti più bravi

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D’accordo, l’abbiamo capito: è quasi Natale. Se i più distratti se ne accorgono sempre all’ultimo secondo e si vedono costretti alle corse al regalo, i più avranno certamente notato che ogni anno sembra non essere mai troppo presto per iniziare a esporre luminarie e festoni.

Come sempre, i primi a ricordarci l’arrivo delle feste sono aziende e commercianti, che sperano di raccogliere il più possibile da un’occasione tanto fertile: allora ecco che le pubblicità si fanno insistenti e renne e pupazzi di Natale compaiono su ogni schermo.

Da un punto di vista più tecnico, possiamo notare come le performance di un sito in termini di traffico generato seguono sempre delle fluttuazioni cicliche. La domanda rispetto al prodotto o servizio offerto segue una certa stagionalità, business B2B ad esempio, vedono solitamente un calo nella crescita durante il mese di Dicembre, dove l’attenzione è catalizzata da aziende B2C che si contendono i clienti.

Per questo motivo, ci sembra appropriato trattare ora il tema del Seasonal Marketing, che consiste nell’aggiustare e adeguare le campagne marketing impostate per raccogliere ogni opportunità di promozione e generazione di traffico offerta dagli eventi chiave di ciascuna stagione.

Prendere in considerazione questo aspetto del marketing significa tenere uno sguardo attento sul nostro calendario, identificare occasioni appropriate e sfruttarle a nostro favore. L’obiettivo è far crescere l’interesse per il nostro prodotto o servizio e massimizzarne il ritorno.

Il periodo natalizio è sicuramente il caso più indicativo di cosa possa significare adottare tattiche di Seasonal Marketing. In questo periodo il volume dei possibili clienti aumenta esponenzialmente e gli utenti si muovono con una mentalità diversa, più aperta all’acquisto e quindi ricettiva verso messaggi e strategie promozionali. Per incontrare questa nuova mentalità e per restare competitivi sul mercato, molti brand scelgono quindi di ridefinire il loro messaggio e il loro contenuto. Ecco una guida in 5 punti su come sfruttare al meglio questo strumento di marketing.

Seasonal Marketing: a Natale siamo tutti più bravi

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[Un esempio di seasonal marketing calendar per il mercato americano del 2016]

Strategie di questo genere non si adattano esclusivamente ad aziende B2C che offrono un prodotto ben definito, ma anche a business che propongono servizi o che sono orientate al B2B: l’importante è saper identificare le migliori occasioni stagionali rispetto al proprio mercato di riferimento. Per fare un chiaro esempio pensiamo a un’azienda come Spotify, che offre un servizio di streaming di musica: in questo caso saper sfruttare le occasioni in calendario si traduce in una proposta di playlist selezionate o nella più recente campagne “A Year in Music”, che permette agli utenti di ritrovare le canzoni che hanno più ascoltato nell’arco dell’anno.

Per quanto l’efficacia di campagne orientate al Seasonal Marketing sia comprovata, pianificare una  strategia del genere che risulti efficace richiede tempo e una buona organizzazione, e spesso le piccole aziende non riescono a sfruttarle quanto potrebbero. Ecco 5 passi per non restare indietro.

  • Scegli l’occasione perfetta per la stagione

Le vere potenzialità del Seasonal Marketing non stanno solo nel far fruttare un evento o festa in calendario, ma nell’utilizzare questi ultimi come trampolini di lancio per una strategia più ampia. Si tratta di occasioni fondamentali per avvicinarsi alla propria audience, coinvolgerla con maggior decisione, far crescere l’engagement: su queste basi potremo poi creare altre campagne che raccolgano questa crescita e che la ottimizzino in funzione della conversione.

Prima di impostare ogni strategia è sempre necessario indagare su gusti, abitudini e desideri della nostra audience. Questa fase sarà fondamentale anche per comprendere su quali dei diversi eventi stagionali a nostra disposizione ci conviene puntare, o se ci sono occasioni particolarmente sentite dal nostro pubblico.


  • Definisci il messaggio della campagna

Una campagna stagionale punta sulla temporaneità del messaggio e per ottimizzarne al meglio gli effetti dobbiamo assicurarci di veicolarlo attraverso quanti più canali abbiamo a disposizione. Questo non significa che il contenuto proposto debba essere lo stesso per il sito o i diversi social: come abbiamo scritto in più occasioni, ogni social network ha dinamiche specifiche e richiede differenti modalità di comunicazione.

Il messaggio che lanciamo in queste occasioni deve puntare sull’emotività: in questo modo, puntando sulla rievocazione di emozioni comunemente legate al momento o alla ricorrenza festiva specifica, faremo in modo che l’utente che ci legge ci percepisca come intimamente connessi a lui e a quello che sta vivendo. Dobbiamo inserirci nel racconto di una storia, del percorso che il nostro cliente sta vivendo e dobbiamo mostrarci come partecipi e coinvolti.

La pubblicità di Natale di John Lewis è ogni anno tra le più attese del pubblico inglese. Quest’ultima conta quasi 23 milioni di visualizzazioni ed è ormai uno dei loro principali strumenti di generazione traffico.


  • Pianifica

Un approccio di Seasonal Marketing non può essere adottato senza una buona pianificazione: la tempestività è fondamentale. Questo significa non solo selezionare bene le occasioni in calendario che vogliamo sfruttare e pianificare in anticipo le diverse campagne, ma anche definire con un buon anticipo ogni fase di sviluppo e attuazione della campagne stesse.

Non basta gridare al Natale per richiamare clienti e far crescere le condivisioni: le feste sono ricorsive, i consumatori sono esposti ogni anno a un’infinita quantità di promozioni che puntano sugli stessi temi. Per essere originali, per distinguersi, occorre dedicare tempo e energie.

Quest’anno H&M ha scelto una pubblicità dall’evidente alto valore di produzione, con un regista importante, Wes Anderson, un attore molto popolare, Adrien Brody.


  • Organizza tutti i tuoi canali

Impostando una strategia di Seasonal Marketing, soprattutto quando si punta specialmente a pochi eventi importanti nel corso dell’anno, dobbiamo allineare tutte le piattaforme marketing a nostra disposizione: social, email, blog, SEO. In questo modo la strategia risulterà coesa e il flusso di contenuti veicolati otterrà migliori risultati.

Un buon esempio è stata la campagna della catena di supermercati inglesi Budgens, che ha saputo sfruttare al meglio ogni canale social, sempre in funzione del Natale. Hanno scelto di privilegiare Twitter e Instagram per far parlare la mascotte #BuddieThePug creata apposta per l’occasione che ha generato un alto volume di coinvolgimento da parte dei clienti e degli utenti dei social.

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  • Monitora i tuoi risultati

Come sempre, questo aspetto è essenziale. Tenere sotto controllo gli analytics è fondamentale per comprendere se la strategia scelta sia vincente e dove sia invece necessario intervenire.

Dobbiamo chiederci qual è la fonte di traffico più significativa, quali pagine ottengono il miglior bounce rate e quali convertono meglio.

Una volta terminata la campagna, raccogliere un report esaustivo ci permetterà di costruire un buon terreno su cui partire per impostare le nostre strategie dell’anno successivo: sapremo su che canale puntare e quali temi otterranno le performances migliori. Allo stesso tempo dobbiamo stare attenti a non ripeterci, non possiamo proporre ogni anno lo stesso contenuto.


Ogni anno si presentano occasioni importanti per lanciare campagne mirate e che solitamente risultano di grande impatto anche sui mesi successivi. Saper sfruttare questi momenti e raccogliere il massimo che hanno da offrire in termini di generazione di traffico, engagement e lead generation richiede un’accurata pianificazione, che segua i principi del Seasonal Marketing.

Pinterest for business: 5 consigli utili

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Nella sezione Social Media Optimization di questo blog abbiamo cercato di coprire una vasta gamma di argomenti che possano trattare le diverse possibilità per le aziende di affacciarsi al mondo dei social media e di sfruttare così nuove occasioni di promozione e lead generation. Con questo intento è molto comune prendere in considerazione canali maggiormente frequentati come Facebook, LinkedIn o Twitter e non prestare la giusta attenzione ad altre piattaforme più giovani ma in costante crescita.

Tra queste, sicuramente possiamo annoverare anche Pinterest, un canale in continua evoluzione e sempre più aperto alle aziende.

Secondo recenti analisi, Pinterest conta circa 100 milioni di utenti attivi, di cui l’85% risulta essere pubblico femminile. Stando alle dichiarazioni nel loro blog interno, ciò che distingue questo social può essere descritto così:

That’s what Pinterest’s idea search is all about: helping you find the right ideas for you. Just type in “kid party ideas” and find your way to the perfect theme, invite, favors, decorations and cake. Every month, people do more than 2 billion searches on Pinterest to find ideas that match their own unique tastes and circumstances.

Nella sua proposta, Pinterest cerca di differenziarsi proprio nelle modalità di ricerca. Come abbiamo già notato nell’articolo “Facebook e Google: 4 nuove funzioni che devi assolutamente conoscere” Facebook, ad esempio, sta spingendo sempre di più per affinare una barra di ricerca che risponda alle specifiche domande degli utenti come fa già quella di Google. Dal canto suo Pinterest risponde puntando su una ricerca basata sulle idee e sull’offrire un’ampia gamma di risposte generali e indicative, dove quindi l’utente non fa domande dirette come ad esempio “servizio/location per festa di bambini” ma cerca ispirazioni, come “idee per festa di bambini”.

Per ottenere un tale risultato, Pinterest ha costruito un enorme catalog di idee, ma la vera innovazione sta nel suo puntare sulle persone che frequentano il social quotidianamente, più che su robot e algoritmi che selezionino le proposte. Tra i feed che ogni utente riceve, vige il principio fondamentale del “la persona a cui piace X, apprezza anche Y” e il catalogo viene costantemente ampliato da ciò che gli utenti stessi vanno a pinnare ogni giorno.

Vediamo come queste particolari caratteristiche si prestano anche a sostenere l’attività di marketing di un’azienda.

Pinterest for business: 5 consigli utili

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Quando si pensa ai social media più utili per sostenere il nostro business, spesso dimentichiamo di considerare Pinterest, ma si tratta proprio di un’opportunità mancata, soprattutto se la nostra azienda è B2C e principalmente offre un prodotto, non un servizio.

Perché un’azienda dovrebbe scegliere Pinterest

Presidiare anche questo canale può essere, infatti, un’occasione per mostrare il nostro prodotto soprattutto a chi ancora non ci conosce, particolarmente adatto quindi anche ad un brand molto giovane. 

Gli utenti di questo social lo sfruttano per cercare o salvare oggetti che desiderano acquistare, entrando a far parte di quel processo di social buying: secondo Pinterest l’87% degli utenti ha acquistato un prodotto grazie a questo social e il 93% lo ha utilizzato per pianificare un acquisto futuro. È indubbio dunque che si tratti di una vetrina indispensabile per chi voglia mostrare il proprio prodotto ad una larga audience, già preselezionata e targettizzata in base alle preferenze già espresse. In questo senso, i dati dimostrano anche che Pinterest è un ottimo strumento per aumentare il traffico che conduce al sito.

A questo punto non c’è da esitare, dobbiamo subito attivare un account business per il nostro brand: utilizzare solo un account personale non ci permetterà di avere accesso agli analytics e a tante altre funzioni pensate apposta per le aziende.

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5 consigli per ottimizzare la nostra presenza su Pinterest

  • Rendi il tuo brand visibile su Pinterest

Per assicurarci di essere accessibili alla più larga audience possibile, dobbiamo includere il nome del nostro brand e l’indirizzo del nostro sito in tutte le sezioni del social.

Quando pinniamo un’immagine, possiamo aggiungere una descrizione: se i pin provengono dal nostro sito, è bene proporre una descrizione accurata, in cui citiamo il nome del nostro marchio e keyword che ci aiuteranno a comparire nelle ricerche interne.


  • Fai sì che il tuo sito sia Pinterest-friendly

Per facilitare la condivisione del nostro contenuto su Pinterest, dobbiamo far sì che il nostro sito sia facilmente aperto alla condivisione per gli utenti di questo social. Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo innanzitutto aggiungere il bottone Save o Pin It, così sarà più facile salvare le immagini dei nostri prodotti o idee.

Il nostro sito deve inoltre comprendere un bottone Follow e deve dare la possibilità di sfruttare i Pin Dettagliati (Rich Pin), ovvero Pin che contengono informazioni supplementari. Pinterest offre 6 diversi tipi di Pin dettagliati e possiamo scegliere quello che più si adatta al nostro prodotto.

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  • Ottimizza la forma del contenuto

Per far sì che il nostro prodotto venga condiviso il più possibile, dobbiamo assicurarci che il contenuto che proponiamo sia adatto a questo canale: originale, curato e con una grande enfasi sulla qualità delle immagini. Pinterest è un medium essenzialmente visivo e il contenuto deve essere proposto in maniera sempre visivamente accattivante.

Dobbiamo anche acquisire consapevolezza su come Pinterest verrà fruito dagli utenti e di come si presenta strutturalmente: gli utenti accederanno principalmente da mobile, dove il feed è organizzato con immagini che scorrono in colonna. Saremo quindi più efficaci se proporremo immagini verticali, in alta qualità e quanto più possibile lunghe, che saranno più evidenti all’interno del feed.

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  • Studia le categorie di Pinterest

Come abbiamo detto, generalmente gli utenti su Pinterest ricercano idee o ispirazioni, e anche quando cercano un prodotto specifico, ad esempio “orecchini”, non entreranno molto nel dettaglio nel fornire termini di ricerca, limitandosi per lo più a descrivere il prodotto e non a cercare uno specifico brand.

Pinterest ha dunque definito alcune categorie generiche, tra le più utilizzate troviamo home decor, food and drink, matrimoni, DIY e ricette. Dobbiamo quindi capire quale categoria sia più appropriata per il nostro business e categorizzare ogni Board che creiamo per mostrare il nostro prodotto: in questo modo sarà certamente più semplice per gli utenti rintracciare i nostri contenuti.

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  • Punta su contenuto educativo

Su Pinterest si cerca l’ispirazione, si cercano idee: gli utenti vogliono scoprire nuovi modi per svolgere le loro attività preferite e noi possiamo sfruttare questa occasione per mostrarci come esperti nel nostro settore.

Se il nostro business offre un servizio, potremo quindi puntare su tutorials, articoli educativi in cui mostriamo le nostre competenze, o sfruttare la componente visiva di infografiche accattivanti. Se invece vendiamo un prodotto specifico, possiamo cercare un modo per metterlo in mostra in contesti originali, che forniscano all’utente un’idea nuova sull’utilizzo che potrebbero farne.


Che i social media siano un terreno estremamente fertile per ogni azienda che dedichi gran parte dei suoi sforzi di promozione al digital marketing, è ormai un dato assodato. Se vogliamo cogliere appieno le possibilità offerte dai social contemporanei, dobbiamo assicurarci di presidiarli tutti al meglio, soprattutto quelli che hanno un potenziale in costante crescita per le aziende.

Come sempre, controllare costantemente gli analytics offerti dai diversi canali è un passaggio fondamentale per assicurarci che la nostra strategia stia funzionando e anche il caso di Pinterest non è diverso.

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I principali filtri di Google Analytics per Ottimizzare i Dati

Una delle customizzazioni più utili di Google analytics è proprio l’utilizzo di filtri. Questi filtri possono avere diverse funzioni come ad esempio quella di escludere o includere traffico. Vedremmo in questo articolo quali sono i filtri più utilizzati che il vostro account può utilizzare.

Ma perchè dovremmo utilizzare i filtri? Bhè quello che vogliamo da google analytics è una fotografia più precisa possibile sull’andamento del nostro sito web. Se i nostri dati sono “sporchi” perchè ad esempio riceviamo traffico da spam bot le nostre statistiche non saranno più molto utili come dovrebbero.

Per quanto riguarda i filtri questi possono essere utilizzati in diversi modi, vediamo insieme qualche esempio:

  1. Includere solo il traffico del host name xx se per esempio vogliamo creare una vista dedicata al mobile o allo store.
  2. Escludere traffico che proviene  dalle sorgenti xyz perchè spam e non reali
  3. Riscrizione di un mezzo FB in Facebook
  4. Includi solo traffico dal mezzo Adwords
  5. Escludi traffico proveniente dalla china

Prima di andare avanti fa sicuramente sottolineato che una volta che viene applicato un filtro non è più possibile tornare indietro ovvero non esiste retroattività. Per questo motivo il check dei filtri è fondamentale quando fate il vostro audit della proprietà. Per ovviare alla problematica Google consiglia di creare sempre 3 viste:

  1. Raw: una vista senza filtri o set up particolari in modo da poter sempre avere dati puliti
  2. Test: una vista dove provare i filtri che costruiti e testarli senza creare guai
  3. Master: la vista che utilizzate per le analisi

Inoltre l’ordinamento dei filtri è fondamentale perchè l’ordine influisce sui dati collezionati, pensate di escludere prima il cpc o la germania.

Guardiamo insieme un po di comparazioni per cercare di capire meglio come funzionano i filtri:

  • Differenza tra un filtro e un filtro basic sul reporting: il filtro è permanente e non retroattivo mentre i filtri sui report sono solo temporanei e tutti possono utilizzarli senza problemi

  • Differenza tra un filtro e un segmento: un filtro serve per modificare i dati che entrano nella piattaforma GA mentre un segmento serve per fare analisi e modella i dati dopo che sono stati collezionati.

Tipologie di filtri:Esistono due tipologie, i filtri predefiniti, facili da utilizzare anche dai meno esperti e i filtri custom, che ovviamente hanno molte più modellazioni possibili.

Le regular expression per scrivere i filtri: per scrivere i filtri è molto utile utilizzare le regex. Le più utilizzate sono ” |” che vuol dire questo e quello come organic|cpc. qui trovate la lista completa

I principali filtri di Google analytics

Filtro escludi IP: questo filtro è sempre stato molto utilizzato per depurare il traffico del sito dai propri dipendenti o agenzia, a seguito però della cookie law non è più possibile sapere esattamente com’è fatto l’IP e quindi questo filtro è caduto in disuso. L’unico modo che avete per escludere traffico interno all’azienda è escludere un ISP (internet service provider) se ne esiste uno ad hoc.

Filtro includi/escludi Hostname: uno dei filtri più utilizzati in quanto vi permette di creare tante viste dedicate per esempio al mobile o allo store. In questo caso potremmo aggiungere un fltro includi solo traffico proveniente da hostname : m.sito.com o store.sito.com. Allo stesso modo è possibile escludere il sottodominio o il dominio di staging

Filtro includi Subdirectory: possiamo decidere di includere solo subdirectory come ad esempio blog all’interno di nomesito.com/blog/articolo

Filtro includi/escludi campagna/paese ecc: se avete un business internazionale è molto utile creare tante viste quanti sono i vostri paesi. Se invece avete molto traffico è utile creare viste che filtrano ad esempio su Adwords cpc

Filtro per riscrivere le URL: se avete implementato il cross domain questo filtro sarà al caso vostro in quanto Google analytics colleziona l’URL in questo modo: /home. Con questo filtro invece scriverà nomesito.com/home in  modo da poter capire ad esempio se il traffico deriva da nomesitoa.com/home o nomesitob.com/home

Lowercase source/medium/campaign/URI ecc: un filtro molto utile è quello che sovrascrive tutte le cose scritte in maiuscolo e le riscrive in minuscolo. Spesso capita che quando si faccia l tracciamento delle campagne con gli utm che vengono creati da più persone capita che vengano scritte come diverse per indicare la stessa cosa ad esempio mezzo: facebook / FACEBOOK

Search e Replace: un filtro molto utile quando vogliamo ad esempio riscrivere cose. Riprendendo l’’esempio prima spesso capita che come medium la gente possa scrivere FB/FBK/facebook ecc. Con questo filtro state dicendo a GA di scrivere tutto nello stesso modo.

Escludi query: spesso accade che i siti creino dei parametri dinamici legati alle URL come ad esempio parametri utilizzati per filtrare per colore, per taglia ecc ad esempio.com /scarpe?rosse. In questo caso GA legge l’URL come staccata da scarpe e non è proprio corretto. Possiamo quindi dire a GA di non considerare i query parameters

Buon set up a tutti!

 

YouTube for business: guida fondamentale in 5 punti

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Ogni volta che parliamo di social media citiamo ovviamente Facebook, Twitter, LinkedIn e sempre più ci dedichiamo a canali più giovani come Instagram, Snapchat e Pinterest. C’è però un canale che spesso non compare in questi elenchi, ma che da tanti anni ormai è onnipresente nella vita di tutti noi e che quindi offre un grande potenziale anche per chi si occupa di digital marketing: Youtube.

I video sono un medium estremamente potente, adatto a trasmettere contenuto che tocca le emozioni dell’audience a cui si rivolge. Gli esperti di digital marketing possono sfruttare i video per generare traffico verso il loro sito, fare brand awareness, generare inbound link e ampliare il proprio reach sui social media.

I numeri di Youtube sono importanti: ad oggi conta più di 1 miliardo di utenti, con 4 miliardi di video visualizzati ogni giorno; si tratta di un bacino di utenti troppo vasto per essere ignorato. Andiamo quindi a vedere come le aziende possano sfruttare anche questo canale per le proprie campagne di digital marketing.

YouTube for business: guida fondamentale in 5 punti

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La prima cosa da comprendere è quale sia il vantaggio che le aziende possono trarre da una buona presenza su YouTube.

YouTube è una piattaforma di social media, e come sappiamo al momento i social signs non sono presi in considerazione dagli algoritmi di Google per determinare il posizionamento in SERP. Allo stesso tempo, però, YouTube può rivelarsi un canale estremamente efficace per generare traffico da reindirizzare al nostro sito o per raccogliere il contatto email degli utenti che ci seguono. A seconda dell’obiettivo che ci siamo prefissati questa piattaforma ha un grande potenziale, che spesso non viene colto perché ad un primo sguardo sembra che presidiare questo social sia più complesso rispetto agli altri e richieda quindi un impegno più consistente.
Abbiamo quindi riassunto in questi 5 punti le fasi essenziali per definire la nostra campagna su YouTube, dimostrando come sia in realtà più semplice di quel che sembri.

  • Definisci i tuoi obiettivi

Creare e pubblicare video, nel nostro caso non è altro che uno dei tanti aspetti che vanno a comporre una più larga strategia di digital marketing. Come per ogni piattaforma che scegliamo di presidiare, il primo e fondamentale passaggio è quello della definizione degli obiettivi.

Dobbiamo anche qui chiederci: cosa vogliamo ottenere da questi video? Possiamo voler ottenere traffico diretto al nostro sito, accrescere gli iscritti al nostro canale, fare brand awareness.

L’obiettivo principale per le aziende è trasformare il canale YouTube in uno strumento di raccolta di contatti da integrare con la strategia di email marketing.


  • Fai una ricerca sugli argomenti da trattare

Per vincere la battaglia del posizionamento dobbiamo per prima cosa assicurarci che gli argomenti che trattiamo nei nostri video rispondano all’interesse espresso dagli utenti rispetto alla nostra area di riferimento.

Dobbiamo capire quindi cosa la nostra audience cerca, da che tipo di contenuto è attratta: il 60% delle visualizzazioni di video derivano da una ricerca effettuata su Google o su YouTube stesso e noi dobbiamo esplorare quali sono le ricerche più comuni e inserirci in quella conversazione proponendo del contenuto originale.

Per poter individuare gli argomenti più interessanti per i nostri utenti possiamo utilizzare innanzitutto la ricerca interna a YouTube, per vedere cosa pubblica la concorrenza e quali sono i video più cliccati; poi possiamo utilizzare Google Adwords e controllare che risultati ottengono le keyword e i topic che abbiamo selezionato.

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  • Scegli il tipo di video

Una volta compresi gli argomenti che ci conviene trattare, dobbiamo capire in che modo affrontare il tema scelto e quindi che tipo di contenuto proporre. Possiamo realizzare contenuto che punta sulla creatività (con l’obiettivo di renderli virali), contenuto educativo (come how-to video), o interviste a elementi chiave del nostro settore di riferimento.

Il contenuto educativo ed informativo si presta particolarmente bene per le aziende, soprattutto per quelle che offrono servizi e non prodotti. Possiamo quindi proporre how-to video, tutorial, recensioni, e possiamo cercare di esplorare argomenti che coprano il più largamente possibile ciò che la nostra sfera business ha da offrire.

Nello specifico ci sono tre importanti ambiti di contenuto che le aziende possono coprire: contenuto educativo che insegni qualcosa alla audience di riferimento, contenuto ispirazione che motivi gli utenti e tocchi le loro corde emotive, e infine contenuto che si rivolge direttamente a chi guarda nella sua qualifica come membro di una community e che quindi tratti temi a lui cari.

Il miglior modo per comprendere su quale tipo di contenuto sia meglio concentrarsi, dobbiamo ancora una volta prestare agli analytics, ma possiamo anche rivolgerci direttamente agli utenti e chiedere loro che argomenti gli interessa approfondire.


  • Definisci la struttura del video

Realizzare un video è certamente un’operazione più complessa rispetto a scrivere un post o pubblicare un tweet. È necessario quindi dedicare più tempo alla definizione della struttura e a pensare a come veicolare il contenuto che abbiamo programmato. 

Per facilitare la produzione del video, sarà più semplice dividerlo in sezioni, ad esempio un’introduzione, uno svolgimento in cui si esplicitano i punti fondamentali della nostra proposta e una conclusione riassuntiva. Questa suddivisione ci richiederà magari più tempo in fase di montaggio, ma ci aiuterà nella fase di registrazione.

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È inoltre importante innanzitutto presentarsi velocemente, ma anche in generale non dilungarsi troppo e fornire informazioni specifiche nel minor tempo possibile, senza però rinunciare alla chiarezza e ad una comunicazione semplice.

In conclusione al nostro video non dobbiamo scordare di inserire delle call to action, in fondo il nostro obiettivo è raccogliere il contatto e generare traffico verso il nostro sito. Una prima CTA potrebbe quindi condurre gli utenti al sito, dove possono ottenere un free download e quindi lasciare il loro indirizzo email. Una seconda CTA può spingere alla condizione e puntare sull’engagement: chiediamo dunque di lasciare un commento, iscriversi al nostro canale, mettere like al video. Più alto sarà l’engagement rate nelle prime 24 ore dalla pubblicazione del video, più alto sarà il posizionamento che otterremo su Google.

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  • Genera traffico verso il video

Una volta pubblicato il video, è importante generare traffico. Per farlo possiamo sfruttare la nostra email list: se ogni settimana inviamo una newsletter di aggiornamento, possiamo consigliare i nostri nuovi video al nostro bacino di utenti.

Dobbiamo poi sfruttare la nostra presenza anche sugli altri social: possiamo infatti lanciare dei piccoli teaser del video sulla nostra pagina Facebook e inserire il link al video completo su Youtube nella descrizione; possiamo twittare il link, postare storie su Snapchat e girare il teaser anche su Instagram.


In conclusione, abbiamo dimostrato come definire una strategia per presidiare anche questo canale social non debba essere intesa come troppo dispendiosa di energie o troppo difficile da realizzare. YouTube e più in generale i video, sono uno strumento estremamente utile per generare traffico e ottenere contatti di potenziali clienti. In generale, si tratta di un canale che possiamo sfruttare per diversificare la nostra proposta e per farci conoscere ad una audience diversa da quella con cui generalmente siamo in contatto.

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