Facebook Ads o Google AdWords?

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Nel 2017 il marketing si fa online, su questo non c’è dubbio.

Tutte le statistiche dimostrano come negli anni gli investimenti in promozione sia delle piccole, come delle grandi aziende abbiano subìto una migrazione progressiva verso il mondo del digitale. L’importanza di presidiare tutti i canali a disposizione, di creare un vero e proprio dialogo con il proprio pubblico e di entrare in contatto con nuovi potenziali clienti sono ormai evidenti anche a coloro che hanno inizialmente mostrato maggiore diffidenza verso questa evoluzione.

Tra le possibilità offerte non ci sono solo modalità organiche di acquisizione traffico e utenti, ma anche strumenti a pagamento. Sia che si tratti di social media, di classica vetrina pubblicitaria o di sfruttamento dei motori di ricerca, ciascun canale permette di adottare tattiche specifiche per catturare l’attenzione di nuovi utenti in ogni fase del customer’s journey.

Al giorno d’oggi i due strumenti più diffusi nel mercato di chi vuole investire sono certamente Facebook Ads e Google AdWords.

A Settembre 2016 Facebook ha dichiarato di aver registrato l’incredibile numero di 4 milioni di inserzionisti attivi, ben un milione in più rispetto all’inizio dello stesso anno. Secondo Forbes si tratta in generale del social network con il maggior numero di utenti e, infatti, raccoglie il 65% della spesa totale su questi canali, che ha raggiunto i 36 miliardi nell’ultimo anno.

Non è solo Facebook a crescere: secondo AdAge anche Google ha visto aumentare i suoi ricavi dalle inserzioni del 17%, nonostante l’abbassamento del costo per singola pubblicità.

Questi due strumenti si contendono il mercato di chi vuole investire, ma allo stesso tempo sono molto diversi tra loro, rispondendo ad obiettivi e strategie differenti. Quali sono dunque i criteri che dobbiamo prendere in considerazione nella scelta?

Andiamo ora ad indagare 5 fattori da osservare quando dobbiamo scegliere dove investire il nostro budget.

Facebook Advertising or Google AdWords?

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La crescita esponenziale di Facebook Ads e Google AdWords negli ultimi anni è dovuta alla loro grande capacità di adattarsi alle evoluzioni del mercato, che si è progressivamente spostato sul mobile: questo cambiamento ha richiesto un costante aggiornamento e la creazione di nuove modalità di sfruttamento delle pubblicità per le aziende.

A questo proposito, per quanto riguarda il social network, Sheryl Sandberg, Chief Operating Officer di Facebook, ha dichiarato che quando si parla di pubblicità il piccolo schermo è il nuovo grande schermo. Nella prima metà del 2016, le pubblicità per smartphone hanno reso l’84% delle vendite totali, che corrispondono al 72% in più rispetto all’anno precedente.

In casa Google, abbiamo invece visto in “7 consigli per dominare la SEO da Mobile” che:

Gary Illyes di Google ha annunciato che il motore di ricerca avrebbe diviso il suo indice di risultati in due differenti versioni, una per il mobile una per desktop, e che il loro impegno sarebbe stato rivolto quasi esclusivamente a sviluppare e raffinare la versione per mobile.

Per scegliere lo strumento più adatto alle nostre necessità ci sono cinque fattori che dobbiamo prendere in considerazione, basati innanzitutto su una profonda conoscenza del mercato e del nostro prodotto.

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  • Analizza il tuo mercato di riferimento

Per prima cosa dobbiamo valutare quali sono le dinamiche specifiche del nostro mercato di riferimento. Ciascuno dei due strumenti ha pro e contro molto specifici, che possono più o meno adattarsi al tipo di prodotto o servizio che la nostra azienda ha da offrire.

Google AdWords, divenuto ormai sinonimo di “ricerca a pagamento”, ci chiede di ragionare per keyword, che in alcuni casi risultano fortemente contese, forse troppo per chi deve introdursi in un nuovo mercato ad alta competizione ma non ha un budget illimitato; i settori più “cari” in questo senso sono quello finanziario, legale e medico. D’altro canto, se quello che offriamo è un prodotto più settorialmente specifico, potremmo spendere di meno per l’ad e approfittare dell’ineguagliabile bacino di utenti che ogni giorno naviga su questo motore di ricerca.

Un ragionamento simile possiamo farlo in relazione alle possibilità offerte da Facebook. Se il costo per keyword su AdWords risulta troppo elevato, possiamo utilizzare il social per le nostre promozioni, sempre che ciò che vogliamo promuovere si addica ad un medium che punta molto sulla componente visuale e necessiti di una targettizzazione più definita.

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  • Definisci il budget a disposizione rispetto al CPC

Secondo AdEspresso il CPC medio per Facebook Ads negli Stati Uniti è stato nel 2016 di 0,28 $, mentre quello di Google Adwords è stato di 2,32$.

Come vediamo dunque, il social network risulta essere molto più economico e quindi più adatto a budget più contenuti. Il mercato su Google ha dinamiche più competitive e generalmente richiede dei fondi superiori per ottenere buoni risultati.

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  • Considera quali sono i tuoi obiettivi

Dopo aver preso in considerazione il mercato in cui ci inseriamo e il budget che abbiamo a disposizione, dobbiamo definire i nostri obiettivi. Facebook Ads si presta meglio a obiettivi che puntano ad incrementare la brand awareness o l’attenzione verso un nuovo prodotto.

Possiamo scegliere Google AdWords se invece abbiamo bisogno di generare lead o concludere vendite: poiché gli annunci compaiono come risultato di una ricerca specifica, l’intento dell’utente all’acquisto sarà molto più forte.

Definendo i nostri obiettivi, dobbiamo studiare in che fase del customer’s journey si trovano gli utenti con cui vogliamo interagire. Google ci aiuterà a far portare a termine l’operazione di acquisto, catturando l’utente quando ha già espresso l’interesse verso il prodotto o servizio che offriamo; Facebook invece, attraverso targettizzazioni più accurate ci permetterà di andare a coinvolgere quella fetta di pubblico che non ha ancora espresso un vero e proprio bisogno rispetto alla nostra offerta, ma è in fase di scoperta e considerazione.

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  • Prendi in esame le caratteristiche del tuo prodotto

Per completare quello che abbiamo detto possiamo aggiungere che tenere in considerazione alcune caratteristiche del prodotto o servizio che offriamo ci permetterà di fare la scelta migliore. Se la nostra azienda propone qualcosa di nuovo, su Google non ci sarà un grande volume di ricerca ad esso correlato: molto probabilmente i nostri annunci non otterranno quindi delle performance soddisfacenti.

Ecco però un consiglio per non escludere del tutto AdWords anche per nuovi servizi: potremmo puntare su keyword che descrivano il problema specifico che il nostro prodotto si propone di risolvere. In questo modo potremmo fare brand awareness anche usando questo strumento che solitamente vi si presta meno.

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  • Conosci il pubblico che vuoi attrarre

Un’altra considerazione da fare che riguarda il tipo di pubblico che vogliamo attrarre fa riferimento alle sue caratteristiche demografiche o comportamentali.

Facebook si rivelerà preferibile se il nostro prodotto può essere legato ad eventi specifici della vita dell’utente, che il social network è per sua natura in grado di cogliere e sfruttare al meglio. Un esempio sono prodotti legati a fasi specifiche della vita, come un matrimonio, un bambino in arrivo o un nuovo lavoro. Facebook continua ad affinare i suoi strumenti di targettizzazione, per cui si presta meglio a chi vuole catturare l’attenzione di una fetta di pubblico specifica.

Il bacino di utenti a cui Google permetterebbe di esporci è invece più ampio, ma paradossalmente molto più profilato: si tratta di quell’utente che ha già espresso un certo interesse verso un prodotto o servizio che risponda ad una sua specifica necessità. Si tratta di una selezione molto diversa rispetto a quella possibile sul social, che invece va a catturare l’attenzione di chi ha espresso interessi simili o di chi potrebbe essere incuriosito dal nostro prodotto ma non lo sa ancora.

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In conclusione possiamo affermare come tra Facebook Ads e Google AdWords non si possa eleggere lo strumento migliore, ma si possa solo definire il più adatto rispetto ad uno specifico prodotto e agli obiettivi della più globale strategia di marketing. Prendendo in considerazione questi 5 fattori saremo in grado di comprendere dove ci conviene investire il nostro budget, ma un principio fondamentale è da tenere sempre a mente: se il nostro contenuto non sarà di qualità, non potremo aspettarci buoni risultati in un caso né nell’altro, a prescindere da quale sarà la somma spesa. Lo ricordiamo come sempre, content is king.

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Come Importare Dati all’interno di Google Analytics

Nella web analytics, una delle funzionalità più importanti e sottostimate è la possibilità di importare resi e costi all’interno della piattaforma di google analytics in modo da stornare transazioni realmente non avvenute e per calcolare il ROI effettivo delle campagne. Il supporto di GA mette a disposizione una guida, ma spesso è un po ambigua e poco pratica. Vediamo insieme come fare il set up.

In generale per importare dati all’interno della piattaforma è necessario seguire i passi di questa guida

Si tratta di

 

Import dei Costi

E’ utile partire con la lettura della guida ufficiale sui costi

Uno dei punti più problematici è proprio creare il datasource secondo le regole (utilizzo delle virgole, naming delle metriche, formato della data ecc). Per ovviare a questo problema trovo utilissimo utilizzare questo plugin che ti permette di caricare automaticamente i costi da un file drive sheet

per costruire il drive si inserisce la query descritta in questo tutorial 

alla fine il drive dovrà essere costruito tipo così se vogliamo collegare i costi a sorgente, mezzo (mi raccomando al formato della data). Questo è solo un esempio, ma potete collegare anche nome campagna

lato google analytics va creato un data set, di seguito i passaggi

 

a questo punto basta andare sul plugin (addon- data import-upload) compare una schermata e va detto di caricare i dati in quel data set

In questo modo siete in grado di calcolare il ROI delle vostre sorgenti, ma potete anche utilizzare metriche calcolate come ROAS e utile.

Se avete un business molto espanso con miliardi di partners e quindi tanti data set di dati vi consiglio l’utilizzo di questa piattaforma

Che crea connettori diretti tra piattaforma di ADV come criteo, tradeoubler, sociomantic ecc e il vostro GA. Il prezzo non è proprio basso ma vi farà risparmiare molto tempo.

 

Import dei Resi

Per i resi bisogna utilizzare un file CSV

A livello di formattazione se lo salvate da Excel vi mette il punto e virgola come separatore, ma GA vuole la virgola; vi consiglio di lavorarci con un editor di txt. Lo schema da utilizzare, ad esempio è:

 

Rimborso parziale di una transazione: Viene stornato l’importo indicato. Può anche essere un importo superiore alla entrata totale.

Schema:

ga:transactionId,ga:transactionRevenue

00000709,17669.00

 

Rimborso Totale di una transazione.

Viene stornato l’intero importo della transazione.

Schema:

ga:transactionId

00000709

 

Rimborso Totale di un prodotto.

Viene stornato l’intero importo di un prodotto.

Schema:

ga:transactionId,ga:productSku,ga:quantityRefunded

00000709,162M12150606,1

 

In questo caso è utilissimo creare una metrica calcolata che fornisce le entrate al netto dei resi:

{{Entrate}} – {{Importo rimborso}}

 

IMPORTANTE: mentre il cost upload è possibile cancellarlo o modificarlo, l’import dei resi non è modificabile quindi controllate bene che tutti i valori siano corretti

Per caricarli in piattaforma basta creare un altro connettore come per i costi

 

Attenzione all’ordinamento delle variabili, dovete seguire quello ch vedete

Una volta fatta salva potete ottenre lo schema da utilizzare nel CSV

Infine in gestisci caricamenti potete caricare il file

7 consigli per dominare la SEO da Mobile

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Nel corso del 2016 abbiamo cercato di dare uno sguardo ad alcuni dei più importanti trend che stanno coinvolgendo il mondo dei motori di ricerca e dei social media.

Nell’articolo “Facebook e Google: 4 nuove funzioni che devi assolutamente conoscere” abbiamo analizzato alcune delle più promettenti funzioni del principale social network, come ad esempio la ricerca interna o i Messenger bot di Facebook.

Potremmo quindi affermare che la direzione intrapresa negli ultimi anni dalla più importante piattaforma social, seguita da Google e tutti i principali attori del web contemporaneo, sia evidente: ogni energia è concentrata sullo sviluppo di nuove funzioni per mobile, abbandonando progressivamente il desktop.

Questo trend è emerso prepotentemente nell’ultimo anno, ed è stato reso ufficiale il 13 Ottobre 2016 al Pubcon di Las Vegas, quando Gary Illyes di Google ha annunciato che il motore di ricerca avrebbe diviso il suo indice di risultati in due differenti versioni, una per il mobile una per desktop, e che il loro impegno sarebbe stato rivolto quasi esclusivamente a sviluppare e raffinare la versione per mobile.

Nel suo Webmaster Blog, Google ha affermato:

“Although our search index will continue to be a single index of websites and apps, our algorithms will eventually primarily use the mobile version of a site’s content to rank pages from that site, to understand structured data, and to show snippets from those pages in our results.”

Se questa notizia non è stata certamente una sorpresa per chi lavora nel settore, segna un momento di definitiva esplicitazione del fatto che il futuro di Google sarà quasi univocamente su supporto mobile.

Un indice di ricerca separato dà la possibilità ai Googlebot di scandagliare la versione responsive  di una pagina web e indicizzarla di conseguenza, premiando quindi il contenuto che sarà meglio ottimizzato appositamente per mobile.

Questo significa che chi si occupa di siti web e di SEO non avrà altra scelta che adattarsi a questa tendenza se vuole mantenere un buon posizionamento e guadagnare traffico.

7 consigli per dominare la SEO da Mobile

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Costruire un sito e ottimizzarlo al meglio per una fruizione su mobile richiede strategie diverse e specifiche, non ci si può limitare ad adattare quelle che abbiamo pensato per il classico desktop. Un sito ottimizzato per la SEO mobile farà riferimento ad algoritmi di ricerca differenti, funzioni tecniche specifiche e utenti diversamente profilati.

Nessun sito potrà puntare ad ottenere una buona indicizzazione su mobile se non avrà innanzitutto un web design responsive, se non punterà a costruire uno schema di dati ottimizzati e sull’ottenere la massima velocità di caricamento possibile.

Ecco quindi XX consigli per perfezionare la nostra strategia SEO per mobile.

Un piccolo trucco prima di iniziare: per seguire queste indicazioni senza dover lavorare da cellulare, è sufficiente impostare su desktop la visualizzazione del sito come se fosse da mobile. Basta cliccare su “ispeziona” e scegliere in alto a destra la visualizzazione da cellulare.


  • Sfrutta il Mobile-friendly Test di Google

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Il primo passaggio fondamentale per capire quale sia il nostro punto di partenza è utilizzare il Test Mobile-Friendly di Google sul nostro sito. È importante analizzare soprattutto le pagine principali, quelle dove siamo posizionati meglio secondo le nostre keyword di riferimento.

Se il sito non risulterà responsive o le pagine non saranno AMP (Accelerated Mobile Pages), sarà necessario impegnarsi a correggere immediatamente il tiro… prima che Google decida di abbandonare l’indicizzazione per desktop!


  • Verifica che le pagine per mobile siano indicizzate

Non prestare attenzione a quegli aspetti che sembrano ovvi dà spesso luogo agli errori più grossolani.

Per verificare che le pagine siano indicizzate per la ricerca su mobile, bisogna digitare su cellulare l’indirizzo “site:nomedelsito.com”. Se non compare nulla, Googlebot potrebbe non avere accesso alle pagine. Per risolvere il problema, se il sito è una versione indipendente rispetto a quello da desktop è consigliabile creare una sitemap per mobile. Se non abbiamo due URL separate, sarà sufficiente controllare il file robot.txt. Per qualche dettaglio in più sul file robot.txt puoi consultare la nostra guida.


  • Esamina gli errori Smartphone con Google Search Console

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Per impostare la giusta strategia dobbiamo sapere che errori sono da correggere: per farlo bisogna andare su Google Search Console, selezionare Crawl Errors e infine Smartphone Errors.

A seconda degli errori riscontrati potremo andare a correggere le impostazioni con cui abbiamo strutturato il sito e assicurarci che Google indicizzerà meglio i nostri contenuti.


  • Assicurati che il contenuto su Mobile rifletta quello su Desktop

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Prediligendo strategie di content per il sito in versione desktop, spesso ci imbattiamo in siti mobile che scarseggiano di contenuti, nella speranza di velocizzare la navigazione. Se le due versioni del nostro sito presentano contenuti differenti, però, potrebbe conseguirne una perdita di traffico.

Ovviamente, non tutte le pagine del nostro sito per desktop saranno necessarie nella versione per smartphone: possiamo condurre prima un’indagine accurata sui risultati di ogni pagina e identificare quelle meno performanti. Snellendo così il sito, senza ridurre la nostra offerta di contenuti di valore, miglioreremo la fruizione e diminuirà il bounce rate.

Google indicizzerà solo il contenuto da mobile, questo significa che se una pagina sarà presente solo sulla versione desktop, sarà irrimediabilmente persa sul nuovo indice Google.

Allo stesso modo, con la nascita di un indice indipendente, nascondere contenuto nella versione per smartphone per rendere più semplice e pulito il design non si rivelerà una scelta vincente. Tutto ciò che non è accessibile agli utenti va contro le linee guida di Google stesso, e causeranno una perdita di posizione e di traffico.


  • Lancia le Pagine AMP

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Quando impostiamo il nostro sito per smartphone abbiamo due alternative, creare pagine appositamente per mobile o creare una versione AMP delle pagine già pensate per desktop, per far sì che vengano indicizzate da Google anche nel nuovo indice.

AMP significa Accelerate Mobile Pages, ovvero un progetto open source di Google: l’obiettivo è ottenere pagine in grado di essere caricate 4 volte più in fretta di quelle tradizionali e di utilizzare fino a 10 volte meno dati.

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È dunque molto utile assicurarsi di aver impostato correttamente le pagine AMP; per farlo possiamo cercare una nostra pagina da cellulare: se compare l’icona di una saetta grigia con la scritta AMP, avremo fatto centro. In aggiunta, possiamo installare l’estensione AMP per Chrome, che ci permetterà di passare dalla versione regolare a quella AMP delle nostre pagine.

Se le nostre pagine non dovessero risultare AMP, possiamo utilizzare un strumento per test AMP specifico, che ci consiglierà come sistemare le nostre pagine. 

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  • Mantieni la tua strategia di Link Building

Per quanto riguarda il ruolo dei link all’interno delle nostre pagine, al momento Google non ha fornito informazioni definitive su possibili sviluppi. Per il momento, il link building alle nostre pagine desktop è ancora molto importante per una buona strategia SEO.

Sarà però importante diversificare la nostra strategia di link building e perfezionarla per le specifiche dinamiche mobile.


  • Ottimizza la strategia SEO on-site per mobile

Se l’obiettivo è posizionarsi su un nuovo indice per mobile, la nostra strategia SEO on-site deve essere ripensata tenendo in considerazione la user experience di un utente che fruisce del nostro sito da smartphone. Alcuni esempi? I title tags hanno diverse lunghezze, 71 caratteri per desktop e ben 78 per mobile; e meta tag e meta description devono essere pensate diversamente, i tag H1 dovrebbero essere leggermente più piccoli. Si tratta di piccoli accorgimenti, ma faranno la differenza nell’esperienza dell’utente e soprattutto incideranno sul bounce rate.


Basta guardarsi intorno, il futuro è su mobile. Lo sappiamo noi, lo sa anche Google, che diversifica i suoi indici e ci spinge a ripensare le nostre strategie SEO.

Seguendo questi consigli possiamo iniziare a migliorare l’esperienza che offriamo ai nostri utenti nel navigare sul nostro sito da smartphone, ma soprattutto ci assicureremo di non sparire nelle future indicizzazioni.

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Le KPI della Web Analytics

In questo articolo vedremo cosa sono gli indicatori di performance legati alla web analytics e più specificatamente a Google analytics.

Quando iniziate l’analisi e accedete su Google analytics avete a disposizione due tipi di elementi di lettura dei dati: le dimensioni e le metriche

  • Una metrica è semplicemente un numero espresso come tale o in percentuale
  • La dimensione è un attributo o la variabile a cui è legata la metrica. Ad esempio in germania ci sono 50 visite.  50 visite fa riferimento alla metrica sessioni e germani fa riferimento alla dimensione stato.

In web Analytics, le metriche contano le dimensioni. In un report classico, le dimensioni sono le righe del report, le metriche sono le colonne.

Vediamo insieme le metriche più utilizzate:

Metriche della web analytics

Visita

E’ un periodo di interazione tra il browser e il sito che finisce se c’è un periodo di inattività di 30 minuti detta anche più propriamente “sessione”. Parliamo del fatto che un visitatore accede al vostro sito e Google analytics memorizza una visita.

Visitatore unico

E’ un visitatore identificato da un cookie di Google Analytics. In questo modo GA è capace di sapere se un visitatore ha effettuato più visite ecc.

Pageview

Ogni volta che una pagina viene caricata in un browser viene contato un pageview ovvero il numero di volte in cui è stata visualizzata una pagina.

Pageview Unica

Una visita che genera uno o più pageview in una pagina genera 1 solo Pageview Unico. Il Pageview Unico può essere assimilato alle visite per pagina

Tempo

Il tempo su google analytics viene dedotto sulla base del momento in cui viene richiesta al server una determinata pagina, o una sequenza di pagine in una Visita.

  • Tempo sul sito: 2.30
  • Tempo sulla pagina 1: 1.30
  • Tempo sulla pagina 2: 1.00
  • Tempo sulla pagina 3: 0

 

Tempo medio sul sito: Media dei tempi sul sito delle singole visite

Tempo medio sulla pagina: Media dei tempi sulle pagine delle singole pageviews  calcolate come Tp: Tp2 – Tp1.

 

Bounce Rate

I bounce sono Visite con tempo sul sito = 0 (una sola pagina visitata). Se un utente visita una sola pagina e ci passa 5 minuti e 30 secondi, è un bounce. Se ci passa 3 ore e 50 minuti, è lo stesso un bounce.

 

Ora che abbiamo visto insieme quali sono i numeri più guardati su google analytics possiamo ricollegarci alle KPI.

 

Key Performance indicator

Esistono KPI di tipo diverso, sulla base degli obiettivi che si hanno a livello di business e sugli obiettivi del sito. I KPI devono quindi essere necessariamente correlati al business aziendale. La definizione dei KPI, Key Performance Indicator, è la parte più importante dell’attività di analista. Ma come si sceglie un KPI? Vediamo insieme che caratteristiche deve avere:

  • Semplice
  • Rilevante e attendibile
  • Da utilizzare in tempo

 kpi

Abbiamo detto che una KPI è un indicatore di performance legato ad un obiettivo che ci consente di sapere (analizzandolo) se la nostra attività sta andando bene oppure no

Per siti di tipo “Awareness” i KPI sono più difficili da definire, perché è difficile trovare un legame diretto tra il comportamento dell’utente sul sito e il business aziendale.

In questo caso è utile dividere le KPI in 2 tipologie: pre click e post click

  • KPI pre click: misurano le performance della creatività e della comunicazione, indipendentemente dal tipo di visitatore che porta, dal suo comportamento sul sito, dal suo reale interesse all’acquisto.
  • KPI post click: misurano le performance della creatività correlata al comportamento degli utenti che porta sul sito, in termini di qualità della visita e propensione all’acquisto

 

Per valutare una campagna media possiamo utilizzare ad esempio:

Pre click:

  • Impression
  • Frequency
  • copertura

Post click:

  • Click
  • CTR
  • Engagement (pageview, bounce rate ecc)

 

Per valutare un sito che ha come obiettivo la brand awareness:

  • utenti
  • Sessioni
  • Pagine visualizzate
  • % nuovi visitatori
  • Tempo medio sul sito
  • Bounce rate

 

Per un sito che ha come obiettivo la vendita

  • Bounce rate
  • Conversion rate : transazioni / sessioni cioè la propensione all’acquisto
  • Days to purchase: numero di giorni che un utente impiega per convertire
  • Share of search: visibilità seo (un link per approfondire)
  • Task completion rate: ratio che misura il tasso di completamente di un form ad esempio.

 

Dashbaord per raggruppare le vostre KPI

Questo semplice strumento vi permette di avere immediatamente una visione chiara e riassuntiva sui principali KPI utilizzati nella vostra analisi. La Dashboard non potrà sostituire l’analisi, ne riportare tutti i KPI del monitoraggio ma vi aiuterà ad avere la situazione sotto controllo. Vi segnaliamo 2 tool utilissimi a questo scopo, il primo e google data studio, gratis e facile da utilizzare. Il secondo è klipfolio, molto professionale, non facile ma unisce tutti gli strumenti di marketing.

 kpi

Come si presenta un KPI?

Cattive KPI da non utilizzare:

Medie: la media non prende in considerazione i valori massimi e minimi elevati detti rumori statistici

Percentuali: vi fa perdere l’idea di grandezza del numero

Ratio: come la percentuale.

 

Quindi per mostrare una dashbaord efficiente dovete aggiungere:

 

  • Dato assoluto
  • Dato relativo cioè sul totale e rispetto ad un periodo precedente
  • Trend nel tempo
  • Contesto
  • Segmentazione
  • Azione che porta

 

 

Autore: Federica Brancale

Facebook Login: 4 semplici mosse per impostarlo perfettamente

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Quante volte ci siamo trovati di fronte a una pagina di accesso come questa?

Ogni volta che dobbiamo fare il login su un nuovo sito o accedere a un nuovo servizio, ci viene chiesto di registrarci e sempre più di frequente ci viene offerta la possibilità di completare la registrazione passando per l’autenticazione di Facebook o altri social network.

Dal lato degli utenti, è stato analizzato come 4 persone su 5 non scelgano di accedere attraverso i tradizionali form di iscrizione e il 73% di questi preferisca effettuare il login con un suo account di social media. Non c’è solo Facebook, infatti, ma il più delle volte troviamo anche altri social tra le opzioni disponibili: agli inizi del 2015 Facebook era il canale scelto dal 61% degli utenti, seguito da Google+, Twitter e LinkedIn.

Il perché di questa preferenza da parte di chi deve fornire i propri dati è semplice da ipotizzare: si tratta di un accesso molto più rapido, che non richiede di impostare, e quindi di ricordare, una nuova password. Allo stesso tempo però, sono molti gli utenti che diffidano di questa modalità di registrazione, mossi da un certo sospetto con cui guardano al ruolo dei social network nella vita di tutti i giorni.

Quello che vorremmo indagare è un altro aspetto della questione, non meno importante, ovvero perché alle aziende convenga che l’utente acceda al proprio sito tramite social login piuttosto che lasciando l’indirizzo mail. Il dibattito nella comunità digital è aperto: non tutti si trovano d’accordo sull’utilizzo di questo sistema. Mailchimp ha ad esempio pubblicato un interessante articolo a riguardo, in cui spiega il suo disaccordo nell’utilizzare il social login.

Nonostante questo, ci sono molti vantaggi che le aziende possono scegliere di sfruttare dall’utilizzo di questa tecnologia: vediamo ora quali sono e come impostare il Facebook login.

Facebook Login: 4 semplici mosse per impostarlo perfettamente

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Abbiamo più volte documentato la rilevanza che i social network hanno progressivamente acquisito nella quotidianità della vita di tutti noi e cosa ne consegua per chi lavora nel digital marketing contemporaneo.

In “Facebook e Google: 4 nuove funzioni che devi assolutamente conoscere” abbiamo scritto:

La continua crescita a cui abbiamo assistito negli ultimi anni ha portato Facebook ad essere il social network più frequentato dagli utenti di tutto il mondo, con un volume di 1,7 milioni di utenti attivi ogni giorno. Più questo numero cresce, più la piattaforma si evolve e da canale per mantenersi in contatto con amici e conoscenti, ad oggi è un vero e proprio strumento essenziale per la promozione di attività ed eventi, per svolgere ricerche, per girare video e fare live-streaming.

Canali come questo sono ormai chiave in ogni strategia di marketing, ma soprattutto aprono ogni giorno di più a nuove possibilità non solo di promozione, ma anche di raccolta dati e di profilazione dell’utente target.

Tra le diverse funzioni che rispondono a questa attività di raccolta informazioni, il login attraverso i social è sicuramente una delle più efficaci. Prendendo ad esempio il canale più utilizzato, Facebook, possiamo indagare come raccogliere più dati sulle caratteristiche demografiche del nostro pubblico e quindi come targettizzare più efficientemente gli utenti che visitano il nostro sito.


  • Scegli quale dato raccogliere

Attraverso il Facebook Login è possibile raccogliere diversi tipi di informazione: puntare su una  raccolta generica può non rivelarsi però una scelta vincente, perché ogni campo dati richiesto può incidere negativamente sul tasso di iscrizione.

Possiamo dunque scegliere di raccogliere quei dati che sono più utili ai sensi della profilazione dei nostri utenti, come indirizzo mail, dati del profilo pubblico, lista di amici e pagine a cui è stato messo il like.

In questo modo potremo collezionare informazioni riguardanti età, genere, lingua parlata dagli utenti, ma anche quali sono i loro interessi e le loro preferenze.

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  • Imposta la Login App

Per impostare l’applicazione Facebook che permetta il login è necessario avere un account Facebook Developer.

Per creare l’app una volta registrati è sufficiente seguire le istruzioni fornite da Facebook: ci chiederà di scegliere il nome dell’app e una categoria di riferimento per il nostro sito; dovremo aggiungere il link alle condizioni di utilizzo e alla privacy policy che abbiamo già impostato sul sito. Una volta completato questo passaggio dovremo semplicemente scegliere la piattaforma sulla quale vogliamo impostare il login e aggiungere l’URL del nostro sito.

login-facebook-impostazione


  • Richiedi l’approvazione di Facebook

Il passaggio successivo ci impone di richiedere l’approvazione da parte di Facebook sulle informazioni che vogliamo raccogliere: la app che abbiamo impostato chiede ai visitatori l’accesso a informazioni private contenute nel loro profilo, e prima che possa essere utilizzato ufficialmente, Facebook vuole controllare che non ci siano problemi.

Ci verrà dunque chiesto di descrivere quali informazioni cerchiamo, come le vogliamo ottenere e che uso ne faremo.


  • Aggiungi la Login App al sito

Il modo più semplice per inserire il Facebook login è attraverso l’integrazione del bottone ufficiale di Facebook nel sito.

Cliccando nella pagina di impostazioni del login possiamo personalizzare l’aspetto grafico del pulsante, definire la lingua e modificarne il codice. Il setting impostato di default chiede all’utente il permesso di accedere alle informazioni base, se abbiamo deciso di puntare ad altri dati dobbiamo ricordarci di cambiare le impostazioni.

facebook-login-custom


Il social login è uno strumento molto utile soprattutto per siti di e-commerce: in questi casi, una delle maggiori criticità è far superare agli utenti lo step del sign-in. Molto spesso chi naviga su un sito desiste dal procedere perché non vuole imbarcarsi in un processo di registrazione che percepisce come lento e alle volte troppo invasivo, e la raccolta dati sugli utenti non è ottimizzata al meglio o ancor più grave, fallisce quando l’indirizzo mail dell’utente non è corretto o è quello utilizzato solo per le registrazioni.

Per chi gestisce un e-commerce, ma più in generale un sito di qualunque tipo, assicurarsi che l’utente porti a termine la registrazione, raccogliendo informazioni utili alla profilazione è fondamentale. Se il bottone sarà ben integrato anche dal punto di vista grafico con il nostro sito, supereremo anche le resistenze di quegli utenti che possono percepire il Facebook login come un’ingerenza del social su un’attività di acquisto che altrimenti non lo riguarderebbe.

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