CRO: quali sono le principali best practices?

conversion rate optimization strategy

Nel precedente articolo abbiamo spiegato cosa significa Conversion Rate Optimization (CRO) e quali vantaggi un sito web ricava nell’attuare tale ottimizzazione.

Oggi vediamo più nel dettaglio quali possono essere le principali tattiche da mettere in atto per una strategia di CRO.

1. Un’esperienza personalizzata sul tuo sito web

In un momento in cui sia i rivenditori che le aziende B2B stanno facendo a gara per distinguersi, non puoi permetterti di offrire un’esperienza sul tuo sito che sia generica e uguale per tutti gli utenti.

Certo, l’esperienza sul tuo sito potrebbe essere piacevole, ma non è sufficiente. È importante che si distingua dagli altri per avere più possibilità, rispetto ai concorrenti, di convertire i clienti in target.

Secondo uno studio di Accenture:

il 65% dei consumatori ha maggiori probabilità di acquistare da retailer che conoscono la loro cronologia degli acquisti.
il 58% dei consumatori ha maggiori probabilità di effettuare un acquisto quando riceve consigli in base alle proprie preferenze o agli acquisti precedenti.
il 65% ha maggiori probabilità di acquistare di rivenditori che offrono loro promozioni personalizzate pertinenti.

Sempre più esperti di marketing stanno iniziando a capire l’importanza di offrire un’esperienza personalizzata agli utenti.

Evergage afferma che l’88% degli esperti di marketing ritiene che i propri clienti o potenziali clienti si aspettano un’esperienza personalizzata. Un sorprendente 96% concorda anche sul fatto che la personalizzazione li aiuta a migliorare le relazioni con i clienti.

Lo stesso studio ha anche scoperto che il principale vantaggio della personalizzazione in-app o del sito web è l’ottimizzazione del tasso di conversione.

Il secondo più grande vantaggio è una migliore esperienza del cliente, seguita da un maggiore coinvolgimento dei visitatori.

La personalizzazione aiuta anche in molti altri aspetti come migliorare la percezione del proprio brand, ridurre il tasso di abbandono, ecc.

Esistono molti modi per personalizzare l’esperienza dei visitatori sul tuo sito web: puoi segmentare i tuoi visitatori in base a posizione, dati demografici, comportamento di navigazione, ecc. E poi puoi utilizzare questi segmenti per creare landing page personalizzate, offerte, prezzi, consigli e altro ancora.

2. Fornisci risposte rapide agli acquirenti

Le persone che acquistano online tendono a farlo perché è conveniente. Non vogliono perdere tempo recandosi in un negozio quando possono ottenere ciò di cui hanno bisogno comodamente da casa.

Pertanto, va da se che questi acquirenti si aspetterebbero anche di trovare rapidamente ciò che vogliono e di acquistarlo senza problemi. Quando questo non succede, la frustrazione che ne deriva molto probabilmente provocherà una perdita di opportunità di conversione.

Tienilo a mente durante la pianificazione della tua strategia di ottimizzazione del tasso di conversione.

Un sondaggio condotto negli USA dal Pew Research Center ha rilevato che avere la possibilità fare domande e ricevere risposte chiare e veloci è importante per l’83% degli adulti quando acquistano qualcosa che non hanno mai acquistato prima. È importante avere le risposte a tutte le domande possibili nella pagina delle FAQ in quanto lo stesso studio ha rilevato che gli utenti preferiscono non chiamare l’azienda.

Rispetto alle FAQ, è preferibile anche comunicare via chat (soprattutto per i millenials) perché ciò consente di risparmiare tempo ottenendo risposte veloci e in tempo reale.

Quindi è chiaro che una delle migliori pratiche per l’ottimizzazione del tasso di conversione è quella di aiutare gli acquirenti fornendo risposte rapide. Non farti chiamare. Fornisci invece risposte all’istante.

Questa strategia di ottimizzazione del tasso di conversione potrebbe funzionare sia per le aziende B2C che per le aziende B2B nel migliorare l’esperienza dei visitatori e favorire le conversioni.

Il supporto della live chat può essere quindi un’aggiunta chiave al tuo sito se desideri aumentare le vendite. Fornendo risposte rapide rendi più semplice la scelta del prodotto da acquistare.

Anche se i tuoi operatori non sono disponibili per chattare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, puoi comunicare chiaramente le ore durante i quali sono disponibili e, poi anche invogliare gli utenti a lasciare un messaggio in modo che gli operatori possano rispondere al più presto non appena tornano online.

3. Implementa efficacemente gli UGC

La fiducia è un fattore importante per l’ottimizzazione del tasso di conversione. Puoi ottimizzare le tue pagine web con dichiarazioni e contenuti per dimostrare che le persone possono fidarsi di te e che il tuo prodotto è valido. Ma questo non basta.

Le persone tendono a fidarsi più di altri clienti che delle tue affermazioni. Quindi devi validare le tue qualità e caratteristiche dei tuoi prodotti attraverso i contenuti generati dagli utenti (UGC).

In effetti, sempre il Pew Reasearch Center ha scoperto che l’82% degli utenti ha letto valutazioni e recensioni di altri clienti prima di acquistare qualcosa online per la prima volta.

Ma è probabile che questo tu lo sappia già e che hai già attive recensioni e valutazioni nelle pagine dei tuoi prodotti. Questo potrebbe funzionare abbastanza bene da generare una discreta quantità di conversioni.

Tuttavia, potresti concentrarti ulteriormente su come visualizzare i contenuti generati dagli utenti per l’ottimizzazione del tasso di conversione. Oltre al solito metodo di visualizzare recensioni e valutazioni, puoi optare per contenuti visivi generati dall’utente.

Secondo uno studio di Olapic:

uno su quattro intervistati ha acquistato un prodotto dopo averlo visto descritto nei contenuti generati dagli utenti.
Il 56% degli intervistati ha maggiori probabilità di acquistare un articolo dopo averlo visto in un’immagine (positiva e in linea con loro) generata dall’utente.
Il 52% degli intervistati afferma che le foto sono la forma più interessante di contenuti generati dagli utenti.
Questi numeri suggeriscono che i contenuti visivi generati dall’utente possono migliorare significativamente la strategia di ottimizzazione del tasso di conversione.

Pertanto un suggerimento che possiamo darti, è quello di inserire le foto inviate dagli utenti tramite i social media sulle pagine dei tuoi prodotti o sulla tua home page.

Sebbene non sia ancora una strategia ampiamente utilizzata, è una delle migliori pratiche che può aiutarti a superare rapidamente i tuoi competitor.

Se sei un’azienda B2B e desideri visualizzare contenuti generati dagli utenti, prova ad aggiungere foto dei tuoi clienti accanto alle loro recensioni o testimonianze. Questa strategia di ottimizzazione del tasso di conversione fornisce una prova reale del fatto che i tuoi servizi sono apprezzati.

4. Ottimizza la pagina di checkout

La tua pagina di checkout è uno degli elementi cruciali nella tuo funnel di vendita. È la pagina che determina se si chiude o meno la vendita.

Anche se un acquirente è riuscito ad arrivare fino in fondo, ci sono buone probabilità che possa ancora cambiare idea se qualcosa va storto nella pagina di pagamento.

In effetti, il Baymard Institute ha riscontrato che i rivenditori di e-commerce registrano un tasso medio di abbandono del carrello di quasi il 70%.

Ciò dimostra che molti retailer potrebbero non aver fatto abbastanza per garantire che le loro pagine di pagamento siano ottimizzate per le conversioni. Pertanto, è fondamentale che la strategia di ottimizzazione del tasso di conversione implichi anche l’ottimizzazione della pagina di pagamento.

Secondo lo studio del Baymard Institute, il motivo principale dell’abbandono del carrello riguarda i costi extra troppo elevati.

Ciò suggerisce che la maggior parte dei retailer non riesce ancora a visualizzare correttamente i costi aggiuntivi dei prodotti prima che i clienti aggiungano gli articoli ai loro carrelli. Sebbene ciò possa essere incontrollabile e ingestibile per molti rivenditori, prova a cercare un modo per essere più trasparente sui costi aggiuntivi.

I tuoi sforzi di ottimizzazione del tasso di conversione dovrebbero concentrarsi sull’evidenziare in maniera funzionale e corretta i costi di spedizione. Ad esempio, se hai un costo di spedizione forfettario, assicurati di visualizzarlo. Oppure, se hai un requisito minimo per la spedizione gratuita, assicurati di visualizzare i termini in modo chiaro e visibile.

Puoi visualizzarlo come banner o puoi anche inserirli accanto ai dettagli dei prezzi dei prodotti visualizzati. Molti grandi brand hanno utilizzato questa best practice per l’ottimizzazione del tasso di conversione con risultati fenomenali (vedi Amazon per esempio).

Un altro motivo frequente per l’abbandono del carrello è un processo di checkout troppo lungo o complicato che spesso comporta la creazione obbligatoria di un account.

Per ottimizzare la pagina di pagamento, assicurati di ridurre il numero di passaggi necessari per completare un acquisto. Inizia eliminando la necessità di creare un account e introdurre un’opzione di pagamento “ospite”. Se questo non è praticabile per il tipo di attività che gestisci, puoi anche offrire agli acquirenti la possibilità di registrarsi utilizzando i loro account dei social media.

È possibile ottimizzare ulteriormente la pagina di checkout aggiungendo sigilli di trust. Questo è fondamentale perché il 22% dei consumatori abbandona i propri carrelli perché non si fida di inserire i dati della propria carta su un sito web.

È anche importante offrire agli acquirenti diverse opzioni di pagamento se desideri aumentare le vendite. La comodità di scelta per i clienti è fondamentale per l’ottimizzazione del tasso di conversione.

5. Utilizza strumenti di machine learning per individuare i problemi del tuo sito

Il panorama del machine learning si sta sempre più evolvendo creando maggiori opportunità per i rivenditori online di implementarlo nella loro strategia di ottimizzazione del tasso di conversione.

Zebra prevede che entro il 2021 l’apprendimento automatico sarà ampiamente utilizzato dai rivenditori per personalizzare le esperienze dei clienti. Migliorerà anche la loro capacità di prevedere tendenze e cambiamenti nelle esigenze dei consumatori, oltre a migliorare la loro visibilità.

Gli algoritmi di machine learning possono anche essere utilizzati dai retailer per identificare i principali problemi del sito che causano la perdita di conversioni. La cosa bella è che questi algoritmi riducono di gran lunga il tempo impiegato da un umano per identificare questi problemi.

Uno strumento di apprendimento automatico analizza migliaia di sessioni del sito in ogni momento. Attraverso questa analisi, lo strumento identifica i comportamenti dei visitatori che indicano i più comuni problemi di usabilità di un sito.  Ciò riduce i tempi e gli sforzi necessari per l’ottimizzazione del tasso di conversione.

Utilizzando questa best practices per l’ottimizzazione del tasso di conversione, è possibile concentrare propri sforzi e risorse sulle pagine che non offrono una buona esperienza di usabilità.

Queste sono alcune delle principali best practices per l’ottimizzazione del tasso di conversione che di base dovresti attuare. Come sempre, si tratta di dare priorità alle esperienze dei tuoi clienti e anticipare le loro esigenze e aspettative.

Devi concentrarti su ciò che i tuoi clienti stanno cercando e su cosa li spinge a fare un acquisto. Questo ti aiuterà ad apportare modifiche e aggiustamenti che alla fine aumenteranno le tue vendite.

 

Come sempre siamo a disposizione per qualsiasi approfondimento o consulenza. CONTATTACI!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conversion Rate Optimization: i benefici per il tuo business online

Spesso, molti rivenditori online non hanno consapevolezza del fatto che un buon sito e-commerce necessita di una serie di ottimizzazioni per poter trasformare una visita sul sito in un acquisto. Si punta molto ad aumentare il traffico, convinti che, chi fa clic sulla pagina web sia già pronto e disposto ad acquistare qualcosa e, pertanto, che il processo di conversione sia semplice e facile.

Niente di più sbagliato!

Un sito web che è difficile da navigare, che non sembra affidabile o che non dimostra immediatamente il suo valore per il visitatore della pagina farà sì che quel visitatore lo abbandoni anche se era intenzionato a comprare.

Ed è qui che entra in gioco l’importanza della CRO – Conversion Rate Optimization.

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Che cosa è la Conversion Rate Optimization?

La CRO è una pratica che consiste nell’analizzare il comportamento degli utenti e le loro abitudini di navigazione, provando di volta in volta a mettere in atto diverse versioni della stessa pagina web per determinare qual è il modo migliore di guidare gli utenti alla conversione.

Ogni sito ha però diversi obiettivi di conversione ed è quindi necessario determinare quale conversione ci si aspetta, a prescindere se questa sia una telefonata, l’acquisto di un prodotto, l’iscrizione alla newsletter o il un download di un determinato file, magari una brochure online.

Nel caso di un e-commerce, ad esempio, gli utenti sono abituati a confrontare diversi siti web prima di portare a termine un acquisto. Di fronte a uno stesso prodotto, vengono paragonate le modalità di spedizione, l’affidabilità dello store, i metodi di pagamento disponibili, l’eventuale presenza di sconti o promozioni in essere.

Oggi più che mai la scelta dello store attraverso il quale un utente decide di acquistare un prodotto è basata su diversi fattori. Questo è il motivo per cui la Conversion Rate Optimization e l’ottimizzazione di eventuali landing page sono da considerarsi interventi fondamentali per incentivare le vendite.

L’obiettivo è quello di far lavorare tutti gli elementi del sito web: layout, alberatura, colori, dimensioni, velocità di navigazione, leggibilità, call to action, copywriting, moduli di iscrizione, integrazione con i social media e così via. Ogni elemento di un sito web è fondamentale e tutti insieme concorrono all’ottimizzazione del tasso di conversione.

La CRO quindi, riguarda la ricerca della combinazione esatta di elementi che lavoreranno insieme per massimizzare le conversioni. Ciò significa che ogni elemento deve essere attentamente valutato per determinare se è ottimale e funzionale per il tuo tipo di pubblico. Da qui la necessità di guardare il tuo sito con occhi nuovi e in tutto il suo insieme.

L’ottimizzazione del tasso di conversione consiste nel garantire che ogni singola parte del tuo sito web sia la migliore possibile e che l’intero sito porti a lead, vendite o a qualsiasi azione corrispondente al tuo obiettivo.

Quali sono i benefici del Conversion Rate Optimization?

1. Comprendi meglio la tua audience

Come marketer digitale è fondamentale che tu comprenda chi sono i tuoi clienti e le motivazioni che spingono loro ad arrivare sul tuo sito e potenzialmente comprare nel tuo store.

Avere un’idea del tuo cliente ideale può includere informazioni demografiche, località, età, salario, tipo di auto, casa e altre informazioni che possono aiutarti a definire meglio il tuo pubblico.

Anche se hai già condotto una ricerca di mercato approfondita, uno dei maggiori vantaggi dell’ottimizzazione del tasso di conversione è la capacità di acquisire ancora più familiarità con i tuoi lead, potenziali clienti e clienti. Quando dedichi tempo a osservare il loro comportamento di navigazione sul tuo sito web, a identificare dove si bloccano, capire cosa stanno cercando attraverso strumenti CRO come mappe di calore e registrazioni delle sessioni degli utenti, avrai un’idea molto più chiara delle loro difficoltà e punti di blocco.

2. Dai un boost alle vendite

Quando migliori il tasso di conversione del proprio sito web, sostanzialmente non fai che mettere olio sugli ingranaggi della ruota: le vendite presumibilmente aumenteranno sempre di più.

Inoltre, riduci anche il tempo che va dal lead all’acquisto, il che rende il tuo sito non solo più efficace, ma anche più efficiente. Una volta che hai compreso chi sono i visitatori del tuo sito e cosa impedisce loro di acquistare, puoi sfruttare tali informazioni per rendere il tuo sito più adatto e funzionale per il tuo pubblico.

Saprai che l’ottimizzazione del tasso di conversione funziona quando riesci a ottenere più vendite dallo stesso numero di visitatori.

3. Rubi i clienti ai tuoi competitor

Questo è uno dei vantaggi della CRO a cui pochi pensano.

Quando ti dedichi all’ottimizzazione del tuo tasso di conversione e lo fai ad arte, diventerai potenzialmente il sito web di riferimento nel tuo campo.

Quando immagini, testi, video, grafica, navigazione funzionano perfettamente assieme, renderai il tuo sito così efficiente che i gli utenti lo preferiranno ad altri siti che non hanno lo stesso valore del tuo. La CRO ti consente di avere un sito superiore rispetto a quello dei tuoi competitor, aiutandoti a guadagnare più quote di mercato e allo stesso tempo aumentare conversioni e profitti.

4. Riduci il Costo per Lead

A maggior ragione se investi in pubblicità a pagamento potrebbe essere frustrante ricevere tanti clic che non convertono. Sono pertanto clic sprecati che costano soldi e non generano entrate.

Immagina che la maggior parte degli utenti che cliccano sui tuoi annunci effettivamente convertano: questo è ciò che può succedere facendo un’accurata attività di CRO.

Aumentando il tasso di conversione riduci il costo per lead, il che ti consente di avere più budget a disposizione che puoi investire in altre attività – come affiliate o email marketing – o semplicemente risparmiare denaro.

5. Dai un boost alla SEO

Google tende a premiare i siti considerati preziosi per i visitatori dei motori di ricerca.

L’ottimizzazione del tasso di conversione è il modo migliore per garantire che il tuo sito sia il più prezioso possibile, con il vantaggio secondario che questo porta a una maggiore visibilità nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (SERP). Con più visibilità arrivano più lead, che a loro volta portano più clienti e di conseguenza un aumento del ROI.

6. Migliora la percezione del tuo brand

Quando le immagini, il testo, la grafica, la navigazione e tutti gli altri elementi del tuo sito sono ottimizzati al meglio farai di certo una ottima impressione ai visitatori.

Non c’è niente di più soddisfacente per un utente che atterrare su un sito che lo guida con fluidità e semplicità alla conclusione del suo obiettivo. Sia che stia cercando informazioni o un prodotto, un sito web efficace ed efficiente renderà la sua user experience più piacevole, il che a sua volta aiuta con i referral. Infatti, uno dei maggiori vantaggi dell’ottimizzazione del tasso di conversione è che questi visitatori soddisfatti potrebbero iniziare a condividere il tuo sito su Facebook e altre piattaforme social. Ciò può migliorare la quantità di lead per il tuo sito e, tutti quei lead avranno maggiori probabilità di diventare clienti paganti e fidelizzati.

7. Aumenta il Customer Lifetime Value

Un sito web più facile semplice da navigare ti fa venire voglia di ritornarci ancora e ancora.

Il 30% degli utenti online ha dichiarato che preferisce acquistare da un sito da cui aveva già acquistato in precedenza.

Un sito web ottimizzato per la conversione è ottimo per i visitatori nuovi e di ritorno.

In conclusione, una buona strategia CRO ti aiuta ad acquisire più clienti in meno tempo e migliora le altre tue campagne di marketing. Non è solo la ciliegina sulla torta, è la torta, il fondamento su cui risiedono tutti gli altri sforzi. Anche se stai vedendo solo una piccola quantità di traffico, puoi iniziare a guadagnare di più da quel traffico e, pertanto, aumentare la tua popolarità, in modo da ottenere ancora più traffico.

Ora ti starai chiedendo cosa bisogna fare per impostare una strategia di Conversion Rate Optimization. Tranquillo, risponderemo anche questa domanda nel nostro prossimo post!

STAY TUNED ; )

Se hai bisogno di una consulenza su come impostare una strategia di CRO, contattaci!

I nostri specialisti CRO ti aiuteranno nell’analisi del tuo sito e nell’ottimizzazione!

 

 

 

 

 

 

 

 

Sitemap XML e SEO: 5 consigli utili

SITEMAP

Chi si occupa di SEO sa che c’è un aspetto fondamentale a cui spesso però non viene prestata la giusta attenzione: la creazione di una Sitemap XML.

Ogni webmaster sa che se vuole che il proprio sito sia indicizzato e che le sue pagine migliori ottengano un buon posizionamento, è necessario segnalare direttamente al motore di ricerca il proprio sito. Non basta avere tra le mani un sito ricco di contenuti di ottima qualità, con un buon design user-friendly e ottimizzato per la lettura su mobile per assicurarci una sua corretta indicizzazione, men che meno un buon posizionamento.

In ultimo è chiaro che quello che Google non trova, è come se non esistesse.

In “Check-up SEO: 7 motivi per cui Google non indicizza il tuo sito web” abbiamo infatti scritto:

La differenza tra posizionare ed indicizzare è presto detta: un sito viene indicizzato quando il crawl di Google lo trova e lo inserisce nel proprio “database”; dal quel momento ha la possibilità di generare un’impressione a seconda delle parole chiave per cui è posizionato o – per meglio dire – per cui Google decide sia una tra le risposte migliori alle query di ricerca degli utenti.

Per essere notati dai motori di ricerca non è sufficiente che i contenuti che andiamo a proporre siano ben ottimizzati secondo le regole del SEO Copywriting, ma dobbiamo fornire una sitemap precisa che guidi i crawler nella lettura del sito.

Sitemap XML e SEO: 5 consigli utili

SITEMAP XML

La Sitemap XML non è quindi altro che una vera e propria mappa che elenca ogni pagina del sito, che gli spider o crawler dei motori di ricerca devono andare a scandagliare e analizzare.

Creare una sitemap non è un procedimento complesso: sono a disposizione di WordPress e altri  CMS diversi plugin che permettono una realizzazione automatizzata della sitemap e un suo aggiornamento continuo. Per chi usa WordPress il plugin di riferimento è Google XML Sitemap o Yoast, mentre tramite Google Search Console potremo tenere d’occhio se le nostre pagine sono state correttamente indicizzate.

Creare una sitemap è quindi un passaggio semplice e fondamentale, che però da solo non ci garantisce necessariamente una corretta indicizzazione, ma soprattutto non ci assicura che alle pagine che noi riteniamo di maggior valore venga riconosciuto il giusto ruolo.

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Si tratta di una convinzione comune ma errata, quella per la quale la sitemap garantisce l’indicizzazione delle pagine: Google non indicizza una pagina solo perché è stata correttamente segnalata attraverso una sitemap e i crawler l’hanno scandagliata, ma soprattutto perché l’ha ritenuta di qualità e quindi degna di essere indicizzata.

Segnalando le nostre pagine migliori attraverso una sitemap precisa, noi forniremo a Google un’indicazione su quali pagine riteniamo essere più valide e degne di indicizzazione. Si tratta però di uno dei tanti indicatori presi in considerazione dai motori di ricerca, come lo è ad esempio il link diretto di una pagina al nostro menu principale.

Ecco quindi 5 consigli che dobbiamo tenere sempre a mente quando pensiamo alla sitemap come strumento SEO.


  • Utilizza sitemap, robot.txt e meta robots con criterio

Google raccoglie le nostre indicazioni su quali siano le pagine più importanti e cosa indicizzare non solo attraverso la sitemap, ma anche grazie al file robots.txt e ai meta tag robots.

Un piccolo chiarimento su questi ultimi due strumenti, sul quale spesso si leggono informazioni confuse.

  • il file robots.txt è un file di testo che blocca la scansione di pagine singole, intere directory o singoli file da parte dei crawler dei motori di ricerca. Per informazioni più dettagliate su come impostare un file robots.txt rimandiamo al nostro articolo “Come impostare un file Robots.txt: la guida”;
  • il meta robots non è un file, ma un’istruzione da inserire come codice nella sezione “head” delle pagine del sito. C’è un aspetto molto importante che spesso crea ulteriore confusione nell’utilizzo dei meta robots: l’istruzione “Noindex” dice di non indicizzare la pagina, mentre “Nofollow” significa “nulla di quella pagina”. L’indicazione generale “noindex,nofollow” chiede quindi allo spider di non seguire neanche i link in outbound da quella pagina, andando così a perdere tutto il traffico che potevano generare. Pensiamo ad esempio a pagine come il classico “Contattaci” o le “Privacy Policy”: queste sono probabilmente linkate a ogni pagina del sito attraverso il menu principale o a quello nel footer. Per non perdere il valore di questi link, anche se sono pagine che non vogliamo indicizzare, possiamo impostare le istruzioni come “noindex,follow”.

meta-robots


  • Mantieni sempre coerenza interna e comprendi il valore delle tue pagine

È dunque fondamentale che sia rispettata una coerenza interna tra quello che chiediamo di non leggere agli spider e quello che inseriamo nella sitemap.

Le pagine di cui si compone il nostro sito generalmente si dividono in due categorie:

  • Pagine di servizio, utili agli utenti, ma delle quali non ci interessa ottengano un buon posizionamento
  • Pagine di alta qualità su cui puntiamo per posizionarci sui motori di ricerca.

Le prime vanno quindi bloccate con il file robots.txt o le istruzioni dei meta robots e quindi, coerentemente, non devono comparire nella sitemap.

Le pagine di servizio sono certamente utili per la navigazione dell’utente, ma inserirle nella nostra sitmeap comunica a Google che non sappiamo distinguere quali delle nostre pagine siano davvero di valore e su quali vogliamo puntare per un buon posizionamento. Quello che vogliamo accada è che del nostro sito da 1000 pagine, Google sappia che solo 450 sono di valore e che può ignorare le restanti pagine di servizio. La valutazione complessiva del sito sarà quindi più alta che se andasse a considerare anche tutte le altre.


  • Non sottovalutare quello che non inserisci nella sitemap XML

Se da un lato è vero che Google seguirà la nostra sitemap XML per capire cos’è importante all’interno del sito, dall’altro questo non significa che le pagine che non vi rientrano verranno completamente ignorate.

È quindi molto utile fare un’indagine su tutte le pagine che Google sta indicizzando per identificare quali sono quelle di cui ci siamo scordati: troppo deboli, con scarso contenuto e poco dense di link, che quindi vanno eliminate dalla sitemap o bloccate con i meta robots “noindex,follow”.


  • Sfrutta la sitemap XML per perfezionare la tua strategia SEO

La sitemap XML diventa uno strumento decisivo per la nostra strategia SEO quando noi sottoponiamo ai crawler molte più pagine di quello che vengono effettivamente indicizzate.

Se controlliamo su Google Search Console, ci verrà comunicato quante pagine hanno ottenuto il risultato sperato, ma non indicherà nello specifico quali.

In questi casi possiamo suddividere le nostre pagine secondo diversi criteri, ad esempio “pagine prodotto”, “pagine categoria”, “pagine sottocategoria” e per ciascuna di queste suddivisioni possiamo creare una sitemap separata. In questo modo potremo ottenere un’idea più precisa su quali siano le sezioni da migliorare, con una maggiore densità di link o contenuti più lunghi e ricchi.

Oppure possiamo andare più a fondo, e una volta scoperta l’area più problematica, possiamo fare delle ipotesi più precise su quali aree siano da correggere, suddividendole in altre sitemap da sottoporre individualmente. Proseguendo con questo metodo affronteremo un’analisi dettagliata di tutto quello di cui si compone il nostro sito e otterremo migliori risultati nel posizionamento delle pagine più importanti.

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  • Usa sitemap XML dinamiche

Le sitemap non vanno mantenute e modificate manualmente ogni volta che dobbiamo apportare cambiamenti o aggiungere pagine.

Le sitemaps XML non devono essere file statici (né siamo ormai costretti a produrre file .xml): possiamo impostare una serie di regole logiche per definire quando una pagina debba essere inclusa nella sitemap o meno, e usare le stesse all’interno di ciascuna pagina per stabilire le indicazioni del meta robots.

In questo modo, ogni volta che verrà modificata una pagina, cambierà anche il suo inserimento nella sitemap e le impostazioni di lettura per gli spider.


Saper gestire al meglio la sitemap XML ci aiuterà a perfezionare la nostra strategia SEO complessiva: saremo in grado di dare il giusto valore al nostro sito e di migliorare il posizionamento di ogni pagina su cui abbiamo puntato con del contenuto ricco e ben curato.

Sottovalutare l’importanza del file robots.txt, dei meta robots e della sitemap potrebbe anche risultare nella vanificazione dei nostri sforzi spesi nell’ottimizzazione e nella produzione di content SEO-oriented.

Se hai bisogno di una audit più specifico e di un’analisi sullo stato della tua strategia SEO compila questo form.

Verrai contattato in 24 ore e avrai a disposizione un digital business audit gratuito della durata di 2 ore per creare insieme la strategia di digital marketing per il tuo sito web.

Facebook Ads o Google AdWords?

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Nel 2017 il marketing si fa online, su questo non c’è dubbio.

Tutte le statistiche dimostrano come negli anni gli investimenti in promozione sia delle piccole, come delle grandi aziende abbiano subìto una migrazione progressiva verso il mondo del digitale. L’importanza di presidiare tutti i canali a disposizione, di creare un vero e proprio dialogo con il proprio pubblico e di entrare in contatto con nuovi potenziali clienti sono ormai evidenti anche a coloro che hanno inizialmente mostrato maggiore diffidenza verso questa evoluzione.

Tra le possibilità offerte non ci sono solo modalità organiche di acquisizione traffico e utenti, ma anche strumenti a pagamento. Sia che si tratti di social media, di classica vetrina pubblicitaria o di sfruttamento dei motori di ricerca, ciascun canale permette di adottare tattiche specifiche per catturare l’attenzione di nuovi utenti in ogni fase del customer’s journey.

Al giorno d’oggi i due strumenti più diffusi nel mercato di chi vuole investire sono certamente Facebook Ads e Google AdWords.

A Settembre 2016 Facebook ha dichiarato di aver registrato l’incredibile numero di 4 milioni di inserzionisti attivi, ben un milione in più rispetto all’inizio dello stesso anno. Secondo Forbes si tratta in generale del social network con il maggior numero di utenti e, infatti, raccoglie il 65% della spesa totale su questi canali, che ha raggiunto i 36 miliardi nell’ultimo anno.

Non è solo Facebook a crescere: secondo AdAge anche Google ha visto aumentare i suoi ricavi dalle inserzioni del 17%, nonostante l’abbassamento del costo per singola pubblicità.

Questi due strumenti si contendono il mercato di chi vuole investire, ma allo stesso tempo sono molto diversi tra loro, rispondendo ad obiettivi e strategie differenti. Quali sono dunque i criteri che dobbiamo prendere in considerazione nella scelta?

Andiamo ora ad indagare 5 fattori da osservare quando dobbiamo scegliere dove investire il nostro budget.

Facebook Advertising or Google AdWords?

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La crescita esponenziale di Facebook Ads e Google AdWords negli ultimi anni è dovuta alla loro grande capacità di adattarsi alle evoluzioni del mercato, che si è progressivamente spostato sul mobile: questo cambiamento ha richiesto un costante aggiornamento e la creazione di nuove modalità di sfruttamento delle pubblicità per le aziende.

A questo proposito, per quanto riguarda il social network, Sheryl Sandberg, Chief Operating Officer di Facebook, ha dichiarato che quando si parla di pubblicità il piccolo schermo è il nuovo grande schermo. Nella prima metà del 2016, le pubblicità per smartphone hanno reso l’84% delle vendite totali, che corrispondono al 72% in più rispetto all’anno precedente.

In casa Google, abbiamo invece visto in “7 consigli per dominare la SEO da Mobile” che:

Gary Illyes di Google ha annunciato che il motore di ricerca avrebbe diviso il suo indice di risultati in due differenti versioni, una per il mobile una per desktop, e che il loro impegno sarebbe stato rivolto quasi esclusivamente a sviluppare e raffinare la versione per mobile.

Per scegliere lo strumento più adatto alle nostre necessità ci sono cinque fattori che dobbiamo prendere in considerazione, basati innanzitutto su una profonda conoscenza del mercato e del nostro prodotto.

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  • Analizza il tuo mercato di riferimento

Per prima cosa dobbiamo valutare quali sono le dinamiche specifiche del nostro mercato di riferimento. Ciascuno dei due strumenti ha pro e contro molto specifici, che possono più o meno adattarsi al tipo di prodotto o servizio che la nostra azienda ha da offrire.

Google AdWords, divenuto ormai sinonimo di “ricerca a pagamento”, ci chiede di ragionare per keyword, che in alcuni casi risultano fortemente contese, forse troppo per chi deve introdursi in un nuovo mercato ad alta competizione ma non ha un budget illimitato; i settori più “cari” in questo senso sono quello finanziario, legale e medico. D’altro canto, se quello che offriamo è un prodotto più settorialmente specifico, potremmo spendere di meno per l’ad e approfittare dell’ineguagliabile bacino di utenti che ogni giorno naviga su questo motore di ricerca.

Un ragionamento simile possiamo farlo in relazione alle possibilità offerte da Facebook. Se il costo per keyword su AdWords risulta troppo elevato, possiamo utilizzare il social per le nostre promozioni, sempre che ciò che vogliamo promuovere si addica ad un medium che punta molto sulla componente visuale e necessiti di una targettizzazione più definita.

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  • Definisci il budget a disposizione rispetto al CPC

Secondo AdEspresso il CPC medio per Facebook Ads negli Stati Uniti è stato nel 2016 di 0,28 $, mentre quello di Google Adwords è stato di 2,32$.

Come vediamo dunque, il social network risulta essere molto più economico e quindi più adatto a budget più contenuti. Il mercato su Google ha dinamiche più competitive e generalmente richiede dei fondi superiori per ottenere buoni risultati.

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  • Considera quali sono i tuoi obiettivi

Dopo aver preso in considerazione il mercato in cui ci inseriamo e il budget che abbiamo a disposizione, dobbiamo definire i nostri obiettivi. Facebook Ads si presta meglio a obiettivi che puntano ad incrementare la brand awareness o l’attenzione verso un nuovo prodotto.

Possiamo scegliere Google AdWords se invece abbiamo bisogno di generare lead o concludere vendite: poiché gli annunci compaiono come risultato di una ricerca specifica, l’intento dell’utente all’acquisto sarà molto più forte.

Definendo i nostri obiettivi, dobbiamo studiare in che fase del customer’s journey si trovano gli utenti con cui vogliamo interagire. Google ci aiuterà a far portare a termine l’operazione di acquisto, catturando l’utente quando ha già espresso l’interesse verso il prodotto o servizio che offriamo; Facebook invece, attraverso targettizzazioni più accurate ci permetterà di andare a coinvolgere quella fetta di pubblico che non ha ancora espresso un vero e proprio bisogno rispetto alla nostra offerta, ma è in fase di scoperta e considerazione.

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  • Prendi in esame le caratteristiche del tuo prodotto

Per completare quello che abbiamo detto possiamo aggiungere che tenere in considerazione alcune caratteristiche del prodotto o servizio che offriamo ci permetterà di fare la scelta migliore. Se la nostra azienda propone qualcosa di nuovo, su Google non ci sarà un grande volume di ricerca ad esso correlato: molto probabilmente i nostri annunci non otterranno quindi delle performance soddisfacenti.

Ecco però un consiglio per non escludere del tutto AdWords anche per nuovi servizi: potremmo puntare su keyword che descrivano il problema specifico che il nostro prodotto si propone di risolvere. In questo modo potremmo fare brand awareness anche usando questo strumento che solitamente vi si presta meno.

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  • Conosci il pubblico che vuoi attrarre

Un’altra considerazione da fare che riguarda il tipo di pubblico che vogliamo attrarre fa riferimento alle sue caratteristiche demografiche o comportamentali.

Facebook si rivelerà preferibile se il nostro prodotto può essere legato ad eventi specifici della vita dell’utente, che il social network è per sua natura in grado di cogliere e sfruttare al meglio. Un esempio sono prodotti legati a fasi specifiche della vita, come un matrimonio, un bambino in arrivo o un nuovo lavoro. Facebook continua ad affinare i suoi strumenti di targettizzazione, per cui si presta meglio a chi vuole catturare l’attenzione di una fetta di pubblico specifica.

Il bacino di utenti a cui Google permetterebbe di esporci è invece più ampio, ma paradossalmente molto più profilato: si tratta di quell’utente che ha già espresso un certo interesse verso un prodotto o servizio che risponda ad una sua specifica necessità. Si tratta di una selezione molto diversa rispetto a quella possibile sul social, che invece va a catturare l’attenzione di chi ha espresso interessi simili o di chi potrebbe essere incuriosito dal nostro prodotto ma non lo sa ancora.

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In conclusione possiamo affermare come tra Facebook Ads e Google AdWords non si possa eleggere lo strumento migliore, ma si possa solo definire il più adatto rispetto ad uno specifico prodotto e agli obiettivi della più globale strategia di marketing. Prendendo in considerazione questi 5 fattori saremo in grado di comprendere dove ci conviene investire il nostro budget, ma un principio fondamentale è da tenere sempre a mente: se il nostro contenuto non sarà di qualità, non potremo aspettarci buoni risultati in un caso né nell’altro, a prescindere da quale sarà la somma spesa. Lo ricordiamo come sempre, content is king.

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Messenger Bot for business: 5 consigli utili

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Con il finire del 2016 abbiamo cercato di tirare le somme di quelle che sono state le principali novità in campo digital sia per quanto riguarda SEO e SEM, che per quanto concerne i social media.

Il mondo dei social in particolare è sempre in costante evoluzione: se pensiamo solo a quel poco che è trascorso di quest’anno ci vengono in mente le Facebook Stories, il miglioramento dei Twitter Moments, le stories perfino su WhatsApp.

Tra gli aspetti che più catalizzano le attenzioni dei vari social network è sicuramente la sempre crescente rilevanza della messaggistica istantanea. Facebook da sola possiede oggi i due canali di messaggistica più diffusi, Messenger e WhatsApp, e dichiara che ogni giorno su questi vengono inviati circa 60 miliardi di messaggi.

Come abbiamo scritto in “Social network: gli utenti sono alla ricerca dell’interazione con i brand

L’attenzione, sempre più ridotta da parte degli utenti, sta spingendo investitori e inserzionisti pubblicitari a ricercare strategie per acquisire rilevanza sul mercato, cogliendo la necessità di utilizzare i social network per soddisfare i bisogni emotivi degli utenti così da permettere al brand di costruire relazioni significative con i consumatori.

L’enorme volume di traffico accentrato sui canali di messaggistica istantanea si traduce quindi in nuove possibilità per i brand non solo per consolidare la relazione instaurata con l’utente, ma anche per offrire nuovi strumenti di acquisto. Per questo motivo, l’implementazione dei bot all’interno di Facebook Messenger diviene uno strumento ogni giorno più rilevante per quelle aziende che non vogliono perdere alcuna occasione per raggiungere nuovo pubblico e incrementare le vendite.

Messenger Bot for business: 5 consigli utili

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Non è la prima volta che trattiamo i bot di Messenger. Approfondendo alcuni dei futuri trend di Facebook in “Facebook e Google: 4 nuove funzioni che devi assolutamente conoscere”, abbiamo accennato alla crescente rilevanza di questa funzione del social:

Tech Crunch ci fornisce un dato davvero impressionante, che ci dice che ad oggi sono a disposizione più di 34.000 live Messenger Bot, creati per fornire automaticamente news e contenuto di entertainment, per aiutarci nello shopping e per intervenire come supporto clienti.

L’origine di questo interesse nei confronti dei bot su Messenger è molto semplice: con un bacino di utenti sempre crescente, le aziende, di piccole e grandi dimensioni indistintamente, hanno ormai compreso l’indispensabilità di presenziare sui social network, in particolare su Facebook. L’obiettivo non è solo quello di sfruttarne le possibilità di accrescimento della visibilità, ma anche e soprattutto quello di costruire un vero e proprio rapporto con i propri utenti. Per raggiungere questo risultato è innanzitutto necessario impegnarsi nella produzione e condivisione di contenuto di valore, che colpisca l’utente e lo spinga a mantenere con il brand un vero e proprio dialogo. Allo stesso tempo si possono sfruttare le funzioni di messaggistica offerte dai social per prestare assistenza al cliente, che contatta l’azienda per porre domande, commentare e recensire il prodotto o servizio offerto, e perché no, per lasciare delle critiche.

I Messenger Bot nascono quindi con lo scopo di aiutare nella gestione del costante flusso di messaggi in arrivo: fornendo ai clienti risposte automatiche alle domande più semplici, permettono ad esempio agli addetti al customer care di occuparsi delle questioni più complesse e di prestare una maggiore cura a problemi più seri.

Con la grande diffusione dei Messenger Bot, i possibili utilizzi sono sempre più vari: andiamo ora a vedere 5 diverse modalità di impegno di questo strumento.


  • Sono al servizio del Customer Care

Come abbiamo visto, il principale uso dei bot all’interno della messaggistica di Facebook è proprio quello nell’assistenza interna agli sforzi impegnati nel customer care. I bot sono in grado di offrire risposte  immediate alle domande espresse più frequentemente e di gestire autonomamente i problemi più comuni.

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Possiamo fare due esempi. Come ci insegna la Hyatt, le catene di alberghi, soprattutto quelle di categoria più alta, vantano storicamente una grande cura e attenzione verso il cliente. Con lo sviluppo di nuove tecnologie, sfruttare Facebook è divenuto una naturale evoluzione di questo impegno: è indispensabile utilizzare questi nuovi canali per garantire lo stesso livello di eccellenza nell’assistenza ai propri ospiti, se non addirittura ampliarne le possibilità.

Un secondo esempio è Domino’s Pizza, che intercetta la necessità del cliente di conoscere lo stato del proprio ordine, e, senza passare da un addetto che interagisca in prima persona con l’utente, fornisce tramite bot la possibilità di ordinare e di tracciare la consegna.

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È importante che al cliente sia sempre chiaro che sta interagendo con un bot, che non deve mistificare la sua natura: l’utente non deve sentirsi ingannato. Inoltre, poiché è sempre possibile che il bot di assistenza non sia in grado di fornire una risposta a tutte le necessità dell’utente, è fondamentale che sia sempre indicata la possibilità di contattare un addetto all’assistenza.


  • Offrono all’utente contenuto personalizzato

Le possibili applicazioni dei bot non si esauriscono però con il customer care: alcune aziende li utilizzano come veicolo privilegiato per mostrare contenuto, e quindi i bot diventano direttamente un’occasione di estensione della loro strategia di content marketing.

Qui l’obiettivo non è la vendita, ma la diffusione di contenuto mirato e di qualità. In questo caso sarà importante indicare sempre al cliente che è entrato in relazione con noi tramite il contenuto offerto, dove e come può contattarci, e includere dove possibile un menu di consultazione.

Possiamo osservare il caso di Whole Food, che propone un bot che aiuti gli utenti a trovare nuove ricette. Chiedendo un tipo di ricetta generico, il bot fornisce suggerimenti e consigli, e poi prosegue a perfezionarli attraverso domande specifiche. Una volta che l’utente ha scelto una ricetta, il chatbot lo rimanda direttamente al sito. In questo modo si giunge, offrendo contenuto di valore su un canale social media, a generare traffico sul sito.

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  • Aiutano nelle vendite dirette

Per le occasioni di vendita più semplici, i Messenger Bot possono essere un efficace strumento per mostrare il nostro prodotto o servizio, o per assistere l’utente all’acquisto.

Un esempio è quello del brand di moda Spring, che attraverso un bot offre un vero e proprio “Shopping Assistant”. Per prima cosa chiede all’utente cosa sta cercando, poi definisce le proposte e conclude la vendita senza uscire mai dall’applicazione.

Integrare nel bot la possibilità di processare pagamenti farà la differenza nell’aumentare il rate di vendita.

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  • Ospitano servizi specializzati

Molte aziende non si limitano a proporre un’app specifica per la fruizione del loro servizio, ma  sfruttano anche le possibilità offerte dai Messenger Bot, che ne ampliano quindi il raggio di azione. In questi casi la navigazione deve essere semplice e chiara, offrendo menu e indicazioni che aiutino il processo di utilizzo del servizio.

Di questo tipo è il chatbot HP Print Bot utilizzato da HP, che permette all’utente di stampare foto, documenti e file da una stampante connessa.

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  • Diventano canali di intrattenimento

Un altro uso che si può fare dei Messenger Bot è quello di intrattenere l’utente: può divenire un canale privilegiato per inviare contenuto personalizzato e fortemente coinvolgente. In questo modo all’utente viene offerto un contenuto extra rispetto a quello accessibile a tutti sulla pagina aziendale. Un tale esempio di bot aiuta a costruire la brand awareness dell’azienda e spinge ad una crescente fidelizzazione dell’utente, che sapendo di trovare contenuto particolare tornerà e condividerà l’esperienza con i suoi contatti.

Un caso del genere viene dalla Disney stessa, che ad esempio offre un bot che permette all’utente di “conversare direttamente con un personaggio”. Qui è infatti possibile chattare con Miss Piggy, uno dei più famosi personaggi dei Muppets!

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Prestare la giusta attenzione alle novità offerte dai social media ci permetterà di non perdere alcuna occasione per proporre al cliente contenuti sempre nuovi, offrire una più accurata forma di assistenza e sfruttare nuove possibilità di vendita. In un mercato dove la competizione è sempre più alta, presidiare al meglio ogni canale farà la differenza, il che significa anche saper andare al di là dell’utilizzo classico del mezzo per trovare nuove strategie creative.

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