Sitemap XML e SEO: 5 consigli utili

SITEMAP

Chi si occupa di SEO sa che c’è un aspetto fondamentale a cui spesso però non viene prestata la giusta attenzione: la creazione di una Sitemap XML.

Ogni webmaster sa che se vuole che il proprio sito sia indicizzato e che le sue pagine migliori ottengano un buon posizionamento, è necessario segnalare direttamente al motore di ricerca il proprio sito. Non basta avere tra le mani un sito ricco di contenuti di ottima qualità, con un buon design user-friendly e ottimizzato per la lettura su mobile per assicurarci una sua corretta indicizzazione, men che meno un buon posizionamento.

In ultimo è chiaro che quello che Google non trova, è come se non esistesse.

In “Check-up SEO: 7 motivi per cui Google non indicizza il tuo sito web” abbiamo infatti scritto:

La differenza tra posizionare ed indicizzare è presto detta: un sito viene indicizzato quando il crawl di Google lo trova e lo inserisce nel proprio “database”; dal quel momento ha la possibilità di generare un’impressione a seconda delle parole chiave per cui è posizionato o – per meglio dire – per cui Google decide sia una tra le risposte migliori alle query di ricerca degli utenti.

Per essere notati dai motori di ricerca non è sufficiente che i contenuti che andiamo a proporre siano ben ottimizzati secondo le regole del SEO Copywriting, ma dobbiamo fornire una sitemap precisa che guidi i crawler nella lettura del sito.

Sitemap XML e SEO: 5 consigli utili

SITEMAP XML

La Sitemap XML non è quindi altro che una vera e propria mappa che elenca ogni pagina del sito, che gli spider o crawler dei motori di ricerca devono andare a scandagliare e analizzare.

Creare una sitemap non è un procedimento complesso: sono a disposizione di WordPress e altri  CMS diversi plugin che permettono una realizzazione automatizzata della sitemap e un suo aggiornamento continuo. Per chi usa WordPress il plugin di riferimento è Google XML Sitemap o Yoast, mentre tramite Google Search Console potremo tenere d’occhio se le nostre pagine sono state correttamente indicizzate.

Creare una sitemap è quindi un passaggio semplice e fondamentale, che però da solo non ci garantisce necessariamente una corretta indicizzazione, ma soprattutto non ci assicura che alle pagine che noi riteniamo di maggior valore venga riconosciuto il giusto ruolo.

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Si tratta di una convinzione comune ma errata, quella per la quale la sitemap garantisce l’indicizzazione delle pagine: Google non indicizza una pagina solo perché è stata correttamente segnalata attraverso una sitemap e i crawler l’hanno scandagliata, ma soprattutto perché l’ha ritenuta di qualità e quindi degna di essere indicizzata.

Segnalando le nostre pagine migliori attraverso una sitemap precisa, noi forniremo a Google un’indicazione su quali pagine riteniamo essere più valide e degne di indicizzazione. Si tratta però di uno dei tanti indicatori presi in considerazione dai motori di ricerca, come lo è ad esempio il link diretto di una pagina al nostro menu principale.

Ecco quindi 5 consigli che dobbiamo tenere sempre a mente quando pensiamo alla sitemap come strumento SEO.


  • Utilizza sitemap, robot.txt e meta robots con criterio

Google raccoglie le nostre indicazioni su quali siano le pagine più importanti e cosa indicizzare non solo attraverso la sitemap, ma anche grazie al file robots.txt e ai meta tag robots.

Un piccolo chiarimento su questi ultimi due strumenti, sul quale spesso si leggono informazioni confuse.

  • il file robots.txt è un file di testo che blocca la scansione di pagine singole, intere directory o singoli file da parte dei crawler dei motori di ricerca. Per informazioni più dettagliate su come impostare un file robots.txt rimandiamo al nostro articolo “Come impostare un file Robots.txt: la guida”;
  • il meta robots non è un file, ma un’istruzione da inserire come codice nella sezione “head” delle pagine del sito. C’è un aspetto molto importante che spesso crea ulteriore confusione nell’utilizzo dei meta robots: l’istruzione “Noindex” dice di non indicizzare la pagina, mentre “Nofollow” significa “nulla di quella pagina”. L’indicazione generale “noindex,nofollow” chiede quindi allo spider di non seguire neanche i link in outbound da quella pagina, andando così a perdere tutto il traffico che potevano generare. Pensiamo ad esempio a pagine come il classico “Contattaci” o le “Privacy Policy”: queste sono probabilmente linkate a ogni pagina del sito attraverso il menu principale o a quello nel footer. Per non perdere il valore di questi link, anche se sono pagine che non vogliamo indicizzare, possiamo impostare le istruzioni come “noindex,follow”.

meta-robots


  • Mantieni sempre coerenza interna e comprendi il valore delle tue pagine

È dunque fondamentale che sia rispettata una coerenza interna tra quello che chiediamo di non leggere agli spider e quello che inseriamo nella sitemap.

Le pagine di cui si compone il nostro sito generalmente si dividono in due categorie:

  • Pagine di servizio, utili agli utenti, ma delle quali non ci interessa ottengano un buon posizionamento
  • Pagine di alta qualità su cui puntiamo per posizionarci sui motori di ricerca.

Le prime vanno quindi bloccate con il file robots.txt o le istruzioni dei meta robots e quindi, coerentemente, non devono comparire nella sitemap.

Le pagine di servizio sono certamente utili per la navigazione dell’utente, ma inserirle nella nostra sitmeap comunica a Google che non sappiamo distinguere quali delle nostre pagine siano davvero di valore e su quali vogliamo puntare per un buon posizionamento. Quello che vogliamo accada è che del nostro sito da 1000 pagine, Google sappia che solo 450 sono di valore e che può ignorare le restanti pagine di servizio. La valutazione complessiva del sito sarà quindi più alta che se andasse a considerare anche tutte le altre.


  • Non sottovalutare quello che non inserisci nella sitemap XML

Se da un lato è vero che Google seguirà la nostra sitemap XML per capire cos’è importante all’interno del sito, dall’altro questo non significa che le pagine che non vi rientrano verranno completamente ignorate.

È quindi molto utile fare un’indagine su tutte le pagine che Google sta indicizzando per identificare quali sono quelle di cui ci siamo scordati: troppo deboli, con scarso contenuto e poco dense di link, che quindi vanno eliminate dalla sitemap o bloccate con i meta robots “noindex,follow”.


  • Sfrutta la sitemap XML per perfezionare la tua strategia SEO

La sitemap XML diventa uno strumento decisivo per la nostra strategia SEO quando noi sottoponiamo ai crawler molte più pagine di quello che vengono effettivamente indicizzate.

Se controlliamo su Google Search Console, ci verrà comunicato quante pagine hanno ottenuto il risultato sperato, ma non indicherà nello specifico quali.

In questi casi possiamo suddividere le nostre pagine secondo diversi criteri, ad esempio “pagine prodotto”, “pagine categoria”, “pagine sottocategoria” e per ciascuna di queste suddivisioni possiamo creare una sitemap separata. In questo modo potremo ottenere un’idea più precisa su quali siano le sezioni da migliorare, con una maggiore densità di link o contenuti più lunghi e ricchi.

Oppure possiamo andare più a fondo, e una volta scoperta l’area più problematica, possiamo fare delle ipotesi più precise su quali aree siano da correggere, suddividendole in altre sitemap da sottoporre individualmente. Proseguendo con questo metodo affronteremo un’analisi dettagliata di tutto quello di cui si compone il nostro sito e otterremo migliori risultati nel posizionamento delle pagine più importanti.

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  • Usa sitemap XML dinamiche

Le sitemap non vanno mantenute e modificate manualmente ogni volta che dobbiamo apportare cambiamenti o aggiungere pagine.

Le sitemaps XML non devono essere file statici (né siamo ormai costretti a produrre file .xml): possiamo impostare una serie di regole logiche per definire quando una pagina debba essere inclusa nella sitemap o meno, e usare le stesse all’interno di ciascuna pagina per stabilire le indicazioni del meta robots.

In questo modo, ogni volta che verrà modificata una pagina, cambierà anche il suo inserimento nella sitemap e le impostazioni di lettura per gli spider.


Saper gestire al meglio la sitemap XML ci aiuterà a perfezionare la nostra strategia SEO complessiva: saremo in grado di dare il giusto valore al nostro sito e di migliorare il posizionamento di ogni pagina su cui abbiamo puntato con del contenuto ricco e ben curato.

Sottovalutare l’importanza del file robots.txt, dei meta robots e della sitemap potrebbe anche risultare nella vanificazione dei nostri sforzi spesi nell’ottimizzazione e nella produzione di content SEO-oriented.

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Facebook Ads o Google AdWords?

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Nel 2017 il marketing si fa online, su questo non c’è dubbio.

Tutte le statistiche dimostrano come negli anni gli investimenti in promozione sia delle piccole, come delle grandi aziende abbiano subìto una migrazione progressiva verso il mondo del digitale. L’importanza di presidiare tutti i canali a disposizione, di creare un vero e proprio dialogo con il proprio pubblico e di entrare in contatto con nuovi potenziali clienti sono ormai evidenti anche a coloro che hanno inizialmente mostrato maggiore diffidenza verso questa evoluzione.

Tra le possibilità offerte non ci sono solo modalità organiche di acquisizione traffico e utenti, ma anche strumenti a pagamento. Sia che si tratti di social media, di classica vetrina pubblicitaria o di sfruttamento dei motori di ricerca, ciascun canale permette di adottare tattiche specifiche per catturare l’attenzione di nuovi utenti in ogni fase del customer’s journey.

Al giorno d’oggi i due strumenti più diffusi nel mercato di chi vuole investire sono certamente Facebook Ads e Google AdWords.

A Settembre 2016 Facebook ha dichiarato di aver registrato l’incredibile numero di 4 milioni di inserzionisti attivi, ben un milione in più rispetto all’inizio dello stesso anno. Secondo Forbes si tratta in generale del social network con il maggior numero di utenti e, infatti, raccoglie il 65% della spesa totale su questi canali, che ha raggiunto i 36 miliardi nell’ultimo anno.

Non è solo Facebook a crescere: secondo AdAge anche Google ha visto aumentare i suoi ricavi dalle inserzioni del 17%, nonostante l’abbassamento del costo per singola pubblicità.

Questi due strumenti si contendono il mercato di chi vuole investire, ma allo stesso tempo sono molto diversi tra loro, rispondendo ad obiettivi e strategie differenti. Quali sono dunque i criteri che dobbiamo prendere in considerazione nella scelta?

Andiamo ora ad indagare 5 fattori da osservare quando dobbiamo scegliere dove investire il nostro budget.

Facebook Advertising or Google AdWords?

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La crescita esponenziale di Facebook Ads e Google AdWords negli ultimi anni è dovuta alla loro grande capacità di adattarsi alle evoluzioni del mercato, che si è progressivamente spostato sul mobile: questo cambiamento ha richiesto un costante aggiornamento e la creazione di nuove modalità di sfruttamento delle pubblicità per le aziende.

A questo proposito, per quanto riguarda il social network, Sheryl Sandberg, Chief Operating Officer di Facebook, ha dichiarato che quando si parla di pubblicità il piccolo schermo è il nuovo grande schermo. Nella prima metà del 2016, le pubblicità per smartphone hanno reso l’84% delle vendite totali, che corrispondono al 72% in più rispetto all’anno precedente.

In casa Google, abbiamo invece visto in “7 consigli per dominare la SEO da Mobile” che:

Gary Illyes di Google ha annunciato che il motore di ricerca avrebbe diviso il suo indice di risultati in due differenti versioni, una per il mobile una per desktop, e che il loro impegno sarebbe stato rivolto quasi esclusivamente a sviluppare e raffinare la versione per mobile.

Per scegliere lo strumento più adatto alle nostre necessità ci sono cinque fattori che dobbiamo prendere in considerazione, basati innanzitutto su una profonda conoscenza del mercato e del nostro prodotto.

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  • Analizza il tuo mercato di riferimento

Per prima cosa dobbiamo valutare quali sono le dinamiche specifiche del nostro mercato di riferimento. Ciascuno dei due strumenti ha pro e contro molto specifici, che possono più o meno adattarsi al tipo di prodotto o servizio che la nostra azienda ha da offrire.

Google AdWords, divenuto ormai sinonimo di “ricerca a pagamento”, ci chiede di ragionare per keyword, che in alcuni casi risultano fortemente contese, forse troppo per chi deve introdursi in un nuovo mercato ad alta competizione ma non ha un budget illimitato; i settori più “cari” in questo senso sono quello finanziario, legale e medico. D’altro canto, se quello che offriamo è un prodotto più settorialmente specifico, potremmo spendere di meno per l’ad e approfittare dell’ineguagliabile bacino di utenti che ogni giorno naviga su questo motore di ricerca.

Un ragionamento simile possiamo farlo in relazione alle possibilità offerte da Facebook. Se il costo per keyword su AdWords risulta troppo elevato, possiamo utilizzare il social per le nostre promozioni, sempre che ciò che vogliamo promuovere si addica ad un medium che punta molto sulla componente visuale e necessiti di una targettizzazione più definita.

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  • Definisci il budget a disposizione rispetto al CPC

Secondo AdEspresso il CPC medio per Facebook Ads negli Stati Uniti è stato nel 2016 di 0,28 $, mentre quello di Google Adwords è stato di 2,32$.

Come vediamo dunque, il social network risulta essere molto più economico e quindi più adatto a budget più contenuti. Il mercato su Google ha dinamiche più competitive e generalmente richiede dei fondi superiori per ottenere buoni risultati.

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  • Considera quali sono i tuoi obiettivi

Dopo aver preso in considerazione il mercato in cui ci inseriamo e il budget che abbiamo a disposizione, dobbiamo definire i nostri obiettivi. Facebook Ads si presta meglio a obiettivi che puntano ad incrementare la brand awareness o l’attenzione verso un nuovo prodotto.

Possiamo scegliere Google AdWords se invece abbiamo bisogno di generare lead o concludere vendite: poiché gli annunci compaiono come risultato di una ricerca specifica, l’intento dell’utente all’acquisto sarà molto più forte.

Definendo i nostri obiettivi, dobbiamo studiare in che fase del customer’s journey si trovano gli utenti con cui vogliamo interagire. Google ci aiuterà a far portare a termine l’operazione di acquisto, catturando l’utente quando ha già espresso l’interesse verso il prodotto o servizio che offriamo; Facebook invece, attraverso targettizzazioni più accurate ci permetterà di andare a coinvolgere quella fetta di pubblico che non ha ancora espresso un vero e proprio bisogno rispetto alla nostra offerta, ma è in fase di scoperta e considerazione.

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  • Prendi in esame le caratteristiche del tuo prodotto

Per completare quello che abbiamo detto possiamo aggiungere che tenere in considerazione alcune caratteristiche del prodotto o servizio che offriamo ci permetterà di fare la scelta migliore. Se la nostra azienda propone qualcosa di nuovo, su Google non ci sarà un grande volume di ricerca ad esso correlato: molto probabilmente i nostri annunci non otterranno quindi delle performance soddisfacenti.

Ecco però un consiglio per non escludere del tutto AdWords anche per nuovi servizi: potremmo puntare su keyword che descrivano il problema specifico che il nostro prodotto si propone di risolvere. In questo modo potremmo fare brand awareness anche usando questo strumento che solitamente vi si presta meno.

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  • Conosci il pubblico che vuoi attrarre

Un’altra considerazione da fare che riguarda il tipo di pubblico che vogliamo attrarre fa riferimento alle sue caratteristiche demografiche o comportamentali.

Facebook si rivelerà preferibile se il nostro prodotto può essere legato ad eventi specifici della vita dell’utente, che il social network è per sua natura in grado di cogliere e sfruttare al meglio. Un esempio sono prodotti legati a fasi specifiche della vita, come un matrimonio, un bambino in arrivo o un nuovo lavoro. Facebook continua ad affinare i suoi strumenti di targettizzazione, per cui si presta meglio a chi vuole catturare l’attenzione di una fetta di pubblico specifica.

Il bacino di utenti a cui Google permetterebbe di esporci è invece più ampio, ma paradossalmente molto più profilato: si tratta di quell’utente che ha già espresso un certo interesse verso un prodotto o servizio che risponda ad una sua specifica necessità. Si tratta di una selezione molto diversa rispetto a quella possibile sul social, che invece va a catturare l’attenzione di chi ha espresso interessi simili o di chi potrebbe essere incuriosito dal nostro prodotto ma non lo sa ancora.

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In conclusione possiamo affermare come tra Facebook Ads e Google AdWords non si possa eleggere lo strumento migliore, ma si possa solo definire il più adatto rispetto ad uno specifico prodotto e agli obiettivi della più globale strategia di marketing. Prendendo in considerazione questi 5 fattori saremo in grado di comprendere dove ci conviene investire il nostro budget, ma un principio fondamentale è da tenere sempre a mente: se il nostro contenuto non sarà di qualità, non potremo aspettarci buoni risultati in un caso né nell’altro, a prescindere da quale sarà la somma spesa. Lo ricordiamo come sempre, content is king.

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Messenger Bot for business: 5 consigli utili

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Con il finire del 2016 abbiamo cercato di tirare le somme di quelle che sono state le principali novità in campo digital sia per quanto riguarda SEO e SEM, che per quanto concerne i social media.

Il mondo dei social in particolare è sempre in costante evoluzione: se pensiamo solo a quel poco che è trascorso di quest’anno ci vengono in mente le Facebook Stories, il miglioramento dei Twitter Moments, le stories perfino su WhatsApp.

Tra gli aspetti che più catalizzano le attenzioni dei vari social network è sicuramente la sempre crescente rilevanza della messaggistica istantanea. Facebook da sola possiede oggi i due canali di messaggistica più diffusi, Messenger e WhatsApp, e dichiara che ogni giorno su questi vengono inviati circa 60 miliardi di messaggi.

Come abbiamo scritto in “Social network: gli utenti sono alla ricerca dell’interazione con i brand

L’attenzione, sempre più ridotta da parte degli utenti, sta spingendo investitori e inserzionisti pubblicitari a ricercare strategie per acquisire rilevanza sul mercato, cogliendo la necessità di utilizzare i social network per soddisfare i bisogni emotivi degli utenti così da permettere al brand di costruire relazioni significative con i consumatori.

L’enorme volume di traffico accentrato sui canali di messaggistica istantanea si traduce quindi in nuove possibilità per i brand non solo per consolidare la relazione instaurata con l’utente, ma anche per offrire nuovi strumenti di acquisto. Per questo motivo, l’implementazione dei bot all’interno di Facebook Messenger diviene uno strumento ogni giorno più rilevante per quelle aziende che non vogliono perdere alcuna occasione per raggiungere nuovo pubblico e incrementare le vendite.

Messenger Bot for business: 5 consigli utili

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Non è la prima volta che trattiamo i bot di Messenger. Approfondendo alcuni dei futuri trend di Facebook in “Facebook e Google: 4 nuove funzioni che devi assolutamente conoscere”, abbiamo accennato alla crescente rilevanza di questa funzione del social:

Tech Crunch ci fornisce un dato davvero impressionante, che ci dice che ad oggi sono a disposizione più di 34.000 live Messenger Bot, creati per fornire automaticamente news e contenuto di entertainment, per aiutarci nello shopping e per intervenire come supporto clienti.

L’origine di questo interesse nei confronti dei bot su Messenger è molto semplice: con un bacino di utenti sempre crescente, le aziende, di piccole e grandi dimensioni indistintamente, hanno ormai compreso l’indispensabilità di presenziare sui social network, in particolare su Facebook. L’obiettivo non è solo quello di sfruttarne le possibilità di accrescimento della visibilità, ma anche e soprattutto quello di costruire un vero e proprio rapporto con i propri utenti. Per raggiungere questo risultato è innanzitutto necessario impegnarsi nella produzione e condivisione di contenuto di valore, che colpisca l’utente e lo spinga a mantenere con il brand un vero e proprio dialogo. Allo stesso tempo si possono sfruttare le funzioni di messaggistica offerte dai social per prestare assistenza al cliente, che contatta l’azienda per porre domande, commentare e recensire il prodotto o servizio offerto, e perché no, per lasciare delle critiche.

I Messenger Bot nascono quindi con lo scopo di aiutare nella gestione del costante flusso di messaggi in arrivo: fornendo ai clienti risposte automatiche alle domande più semplici, permettono ad esempio agli addetti al customer care di occuparsi delle questioni più complesse e di prestare una maggiore cura a problemi più seri.

Con la grande diffusione dei Messenger Bot, i possibili utilizzi sono sempre più vari: andiamo ora a vedere 5 diverse modalità di impegno di questo strumento.


  • Sono al servizio del Customer Care

Come abbiamo visto, il principale uso dei bot all’interno della messaggistica di Facebook è proprio quello nell’assistenza interna agli sforzi impegnati nel customer care. I bot sono in grado di offrire risposte  immediate alle domande espresse più frequentemente e di gestire autonomamente i problemi più comuni.

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Possiamo fare due esempi. Come ci insegna la Hyatt, le catene di alberghi, soprattutto quelle di categoria più alta, vantano storicamente una grande cura e attenzione verso il cliente. Con lo sviluppo di nuove tecnologie, sfruttare Facebook è divenuto una naturale evoluzione di questo impegno: è indispensabile utilizzare questi nuovi canali per garantire lo stesso livello di eccellenza nell’assistenza ai propri ospiti, se non addirittura ampliarne le possibilità.

Un secondo esempio è Domino’s Pizza, che intercetta la necessità del cliente di conoscere lo stato del proprio ordine, e, senza passare da un addetto che interagisca in prima persona con l’utente, fornisce tramite bot la possibilità di ordinare e di tracciare la consegna.

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È importante che al cliente sia sempre chiaro che sta interagendo con un bot, che non deve mistificare la sua natura: l’utente non deve sentirsi ingannato. Inoltre, poiché è sempre possibile che il bot di assistenza non sia in grado di fornire una risposta a tutte le necessità dell’utente, è fondamentale che sia sempre indicata la possibilità di contattare un addetto all’assistenza.


  • Offrono all’utente contenuto personalizzato

Le possibili applicazioni dei bot non si esauriscono però con il customer care: alcune aziende li utilizzano come veicolo privilegiato per mostrare contenuto, e quindi i bot diventano direttamente un’occasione di estensione della loro strategia di content marketing.

Qui l’obiettivo non è la vendita, ma la diffusione di contenuto mirato e di qualità. In questo caso sarà importante indicare sempre al cliente che è entrato in relazione con noi tramite il contenuto offerto, dove e come può contattarci, e includere dove possibile un menu di consultazione.

Possiamo osservare il caso di Whole Food, che propone un bot che aiuti gli utenti a trovare nuove ricette. Chiedendo un tipo di ricetta generico, il bot fornisce suggerimenti e consigli, e poi prosegue a perfezionarli attraverso domande specifiche. Una volta che l’utente ha scelto una ricetta, il chatbot lo rimanda direttamente al sito. In questo modo si giunge, offrendo contenuto di valore su un canale social media, a generare traffico sul sito.

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  • Aiutano nelle vendite dirette

Per le occasioni di vendita più semplici, i Messenger Bot possono essere un efficace strumento per mostrare il nostro prodotto o servizio, o per assistere l’utente all’acquisto.

Un esempio è quello del brand di moda Spring, che attraverso un bot offre un vero e proprio “Shopping Assistant”. Per prima cosa chiede all’utente cosa sta cercando, poi definisce le proposte e conclude la vendita senza uscire mai dall’applicazione.

Integrare nel bot la possibilità di processare pagamenti farà la differenza nell’aumentare il rate di vendita.

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  • Ospitano servizi specializzati

Molte aziende non si limitano a proporre un’app specifica per la fruizione del loro servizio, ma  sfruttano anche le possibilità offerte dai Messenger Bot, che ne ampliano quindi il raggio di azione. In questi casi la navigazione deve essere semplice e chiara, offrendo menu e indicazioni che aiutino il processo di utilizzo del servizio.

Di questo tipo è il chatbot HP Print Bot utilizzato da HP, che permette all’utente di stampare foto, documenti e file da una stampante connessa.

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  • Diventano canali di intrattenimento

Un altro uso che si può fare dei Messenger Bot è quello di intrattenere l’utente: può divenire un canale privilegiato per inviare contenuto personalizzato e fortemente coinvolgente. In questo modo all’utente viene offerto un contenuto extra rispetto a quello accessibile a tutti sulla pagina aziendale. Un tale esempio di bot aiuta a costruire la brand awareness dell’azienda e spinge ad una crescente fidelizzazione dell’utente, che sapendo di trovare contenuto particolare tornerà e condividerà l’esperienza con i suoi contatti.

Un caso del genere viene dalla Disney stessa, che ad esempio offre un bot che permette all’utente di “conversare direttamente con un personaggio”. Qui è infatti possibile chattare con Miss Piggy, uno dei più famosi personaggi dei Muppets!

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Prestare la giusta attenzione alle novità offerte dai social media ci permetterà di non perdere alcuna occasione per proporre al cliente contenuti sempre nuovi, offrire una più accurata forma di assistenza e sfruttare nuove possibilità di vendita. In un mercato dove la competizione è sempre più alta, presidiare al meglio ogni canale farà la differenza, il che significa anche saper andare al di là dell’utilizzo classico del mezzo per trovare nuove strategie creative.

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Realizzazione di un sito web: un lavoro a 4 mani tra SEO e web designer

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Tutto inizia da un sito internet.

Il ranking, i social, il blog, le ads: senza un sito che ospiti tutto il contenuto prodotto, metta in mostra ogni aspetto del nostro servizio e ci permetta in ultimo di convertire il traffico generato, tutto il resto sarebbe uno sforzo vano.

Ora però proviamo ad immaginare quante volte ci è capitato che un cliente ci chiedesse di intervenire su un sito già attivo ma con scarsi risultati, con l’obiettivo di migliorarne il posizionamento; quanto spesso accade che la nostra risposta sia, una volta analizzati dati di traffico e di conversione:

Bisogna ripensare la struttura del sito, se non direttamente migrare i contenuto su uno nuovo.

Creare un sito che sia accattivante all’occhio degli utenti è sicuramente un aspetto importante, ma concentrarsi solo sull’estetica e sul design non basta: tenere in considerazione come il sito si presenterà di fronte all’utente e soprattutto di fronte ai motori di ricerca, è altrettanto fondamentale. La maggior parte dei casi come quello che abbiamo descritto ci dicono che il più delle volte i problemi nascono perché si è andati a considerare la SEO solo dopo aver definito la struttura del sito.

Potremmo metterla così: prima ancora di avere un sito, dobbiamo pensare a come vorremo posizionarlo.

Come pensare alla strategia SEO prima del web design

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Tenere in considerazione gli elementi chiave della SEO durante il processo di design del sito farà la differenza: una struttura solida che faciliti il flusso di navigazione dell’utente, una buona velocità di caricamento, un appropriato numero di pagine, un corretto uso di ogni elemento del testo sono elementi fondamentali per facilitare il lavoro successivo di posizionamento.

Con questi consigli vogliamo concentrarci innanzitutto su alcuni aspetti da tenere sempre in considerazione e alcune domande che dovremmo porci per aiutarci a definire un sito che sostenga e aiuti la strategia SEO globale che abbiamo in mente, e in secondo luogo vogliamo sottolineare i diversi fattori SEO da non dimenticare nella fase preliminare di impostazione del nostro sito.


Come vogliamo comunicare la nostra missione?

scelta-keywords

Innanzitutto dobbiamo chiederci come vogliamo comunicare online la value proposition del nostro brand. Una volta definito questo, dobbiamo condurre un’indagine precisa sul mercato nel quale vogliamo inserirci.

Con ogni proposta si offre una soluzione ad una richiesta o ad un problema degli utenti: se riscontriamo che i termini che abbiamo scelto di utilizzare per esprimere la nostra offerta e il nostro valore sono già molto ricercati, potremmo scegliere long tail keyword alternative o cercare una nicchia meno competitiva dove introdurci; se invece troviamo che sulle keyword scelte c’è generalmente poca ricerca, potremo scegliere di concentrare le nostre energie nel mostrare come ci sia una necessità inespressa a cui noi vogliamo rispondere e creare quindi una forte associazione tra il nostro brand e la soluzione al problema.

Sulla base di questa ricerca iniziale, il nostro sito sarà costruito diversamente: nel primo caso si potrà spingere sulle keyword scelte ed elaborare una strategia SEO più aggressiva per emergere nella competizione; nel secondo caso potremmo scegliere di proporre, almeno inizialmente, contenuti più informativi e divulgativi, ad esempio facendo di un blog interno una delle sezioni principali.


Come è definita la nostra audience?

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Comprendere quale sia la buyer persona di riferimento è uno dei primi passi nella definizione di ogni strategia SEO: conoscere le caratteristiche demografiche, le motivazioni, i ruoli e i bisogni della nostra target audience, così come i comportamenti tipici (on- e offline) non è importante solo nella definizione degli obiettivi della strategia marketing generale, ma sarà fondamentale anche nella fase di strutturazione del sito.

Aver chiari questi elementi ci permetterà di costruire l’architettura del sito intorno ai diversi stadi del percorso di acquisizione e conversione della nostra audience. Solo essendo consapevoli di quali siano i flussi degli utenti, saremo in grado di ottimizzare ogni aspetto del nostro sito in funzione degli obiettivi di conversione che ci siamo prefissati.


Come si comportano i nostri competitor?

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Sembrerà scontato, ma dedicare un po’ di energie allo studio della competizione è sempre estremamente utile, soprattutto nella fase di definizione della struttura del nostro sito.

Si tratta in primo luogo di un’occasione per provare l’esperienza di un utente che cerca una risposta allo stesso problema a cui anche noi vogliamo offrire una soluzione. Possiamo dunque immedesimarci nel nostro utente tipo e valutare quali sono gli elementi che proprio non possono mancare se vogliamo raggiungere certi obiettivi. 

Allo stesso modo possiamo indagare i competitor e per capire cosa proprio non vogliamo inserire nel nostro sito, che errori vengono comunemente commessi e noi non dobbiamo ripetere, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle keyword di riferimento.

Infine, dopo una tale analisi saremo in grado di definire quali caratteristiche permetteranno al nostro sito di differenziarsi, anche dal punto di vista grafico.


Gli elementi SEO da valutare nel definire la struttura del sito

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È vero che gran parte del lavoro sulla SEO deve essere fatto dopo che il sito è stato lanciato, ma è nella fase di definizione della struttura che ci assicureremo di ottenere un sito pronto per essere scandagliato dai bot di Google. Alcuni fattori sono particolarmente importanti in questa fase preliminare e non vanno assolutamente trascurati.

  • Le keyword nelle URL

URL ben pensate sono ottimi indicatori affinché i motori di ricerca trovino le nostre pagine. Utilizzare le keyword nelle URL sarà quindi molto importante per far sì che Google identifichi correttamente le diverse pagine e ci permetta di migliorarne il posizionamento.

Pensare alle URL in questa fase ci aiuterà ad evitare contenuto duplicato, che solitamente risulta quando il motore di ricerca accede ad un unico contenuto da URL diverse.

  • Titolo e Meta Description 

I titoli delle pagine sono importanti elementi SEO e, anche se sono più semplici da modificare, è bene partire con una chiara idea di che titoli e meta description vogliamo utilizzare per rendere la consultazione delle pagine e dei contenuti il più semplice possibile per gli utenti. Ogni pagina deve avere non solo un titolo originale ma anche meta dati indipendenti e pertinenti al contenuto che ospitano: questo migliorerà cosa compare come descrizione nei nostri risultati di ricerca in SERP.

  • Linking interno

Un’architettura informativa efficace è fondamentale se vogliamo che i motori di ricerca trovino il nostro contenuto e lo offrano agli utenti, e, come sappiamo, se i web crawler non trovano nulla, non ci posizioneremo.

La cosa migliore sarebbe costruire un sito piuttosto piatto, dove ogni pagina dista circa 4 click dall’hompage. Il modo in cui le pagine sono raccolte e raggruppate deve essere deciso tenendo a mente l’esperienza di navigazione dell’utente.

  • Design responsive

Come abbiamo visto nel recente articolo “7 consigli per dominare la SEO da Mobile”, il futuro della ricerca su internet è su mobile.

Costruire un sito e ottimizzarlo al meglio per una fruizione su mobile richiede strategie diverse e specifiche, non ci si può limitare ad adattare quelle che abbiamo pensato per il classico desktop. Un sito ottimizzato per la SEO mobile farà riferimento ad algoritmi di ricerca differenti, funzioni tecniche specifiche e utenti diversamente profilati.

Pensare subito a costruire un sito responsive ci permetterà di implementare la nostra strategia SEO e quindi ottenere un buon posizionamento non solo sul classico indice Google, ma anche in futuro su quello pensato apposta per mobile.


Trascurare alcuni elementi fondamentali per la SEO è un errore molto comune, che in ultimo poi porta ad una penalizzazione anche di siti dal grande impatto visivo.

Ogni brand sa che per contare deve assicurarsi una buona presenza digitale, tuttavia si commette troppo spesso l’errore di ritenere l’investimento in un bel sito come alternativo a quello nella strategia SEO e SEM. Nel così vasto panorama del digital marketing contemporaneo, saranno sempre di maggior successo quei team che sapranno coniugare al meglio un design accattivante e una strategia SEO efficace.

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7 consigli per dominare la SEO da Mobile

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Nel corso del 2016 abbiamo cercato di dare uno sguardo ad alcuni dei più importanti trend che stanno coinvolgendo il mondo dei motori di ricerca e dei social media.

Nell’articolo “Facebook e Google: 4 nuove funzioni che devi assolutamente conoscere” abbiamo analizzato alcune delle più promettenti funzioni del principale social network, come ad esempio la ricerca interna o i Messenger bot di Facebook.

Potremmo quindi affermare che la direzione intrapresa negli ultimi anni dalla più importante piattaforma social, seguita da Google e tutti i principali attori del web contemporaneo, sia evidente: ogni energia è concentrata sullo sviluppo di nuove funzioni per mobile, abbandonando progressivamente il desktop.

Questo trend è emerso prepotentemente nell’ultimo anno, ed è stato reso ufficiale il 13 Ottobre 2016 al Pubcon di Las Vegas, quando Gary Illyes di Google ha annunciato che il motore di ricerca avrebbe diviso il suo indice di risultati in due differenti versioni, una per il mobile una per desktop, e che il loro impegno sarebbe stato rivolto quasi esclusivamente a sviluppare e raffinare la versione per mobile.

Nel suo Webmaster Blog, Google ha affermato:

“Although our search index will continue to be a single index of websites and apps, our algorithms will eventually primarily use the mobile version of a site’s content to rank pages from that site, to understand structured data, and to show snippets from those pages in our results.”

Se questa notizia non è stata certamente una sorpresa per chi lavora nel settore, segna un momento di definitiva esplicitazione del fatto che il futuro di Google sarà quasi univocamente su supporto mobile.

Un indice di ricerca separato dà la possibilità ai Googlebot di scandagliare la versione responsive  di una pagina web e indicizzarla di conseguenza, premiando quindi il contenuto che sarà meglio ottimizzato appositamente per mobile.

Questo significa che chi si occupa di siti web e di SEO non avrà altra scelta che adattarsi a questa tendenza se vuole mantenere un buon posizionamento e guadagnare traffico.

7 consigli per dominare la SEO da Mobile

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Costruire un sito e ottimizzarlo al meglio per una fruizione su mobile richiede strategie diverse e specifiche, non ci si può limitare ad adattare quelle che abbiamo pensato per il classico desktop. Un sito ottimizzato per la SEO mobile farà riferimento ad algoritmi di ricerca differenti, funzioni tecniche specifiche e utenti diversamente profilati.

Nessun sito potrà puntare ad ottenere una buona indicizzazione su mobile se non avrà innanzitutto un web design responsive, se non punterà a costruire uno schema di dati ottimizzati e sull’ottenere la massima velocità di caricamento possibile.

Ecco quindi XX consigli per perfezionare la nostra strategia SEO per mobile.

Un piccolo trucco prima di iniziare: per seguire queste indicazioni senza dover lavorare da cellulare, è sufficiente impostare su desktop la visualizzazione del sito come se fosse da mobile. Basta cliccare su “ispeziona” e scegliere in alto a destra la visualizzazione da cellulare.


  • Sfrutta il Mobile-friendly Test di Google

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Il primo passaggio fondamentale per capire quale sia il nostro punto di partenza è utilizzare il Test Mobile-Friendly di Google sul nostro sito. È importante analizzare soprattutto le pagine principali, quelle dove siamo posizionati meglio secondo le nostre keyword di riferimento.

Se il sito non risulterà responsive o le pagine non saranno AMP (Accelerated Mobile Pages), sarà necessario impegnarsi a correggere immediatamente il tiro… prima che Google decida di abbandonare l’indicizzazione per desktop!


  • Verifica che le pagine per mobile siano indicizzate

Non prestare attenzione a quegli aspetti che sembrano ovvi dà spesso luogo agli errori più grossolani.

Per verificare che le pagine siano indicizzate per la ricerca su mobile, bisogna digitare su cellulare l’indirizzo “site:nomedelsito.com”. Se non compare nulla, Googlebot potrebbe non avere accesso alle pagine. Per risolvere il problema, se il sito è una versione indipendente rispetto a quello da desktop è consigliabile creare una sitemap per mobile. Se non abbiamo due URL separate, sarà sufficiente controllare il file robot.txt. Per qualche dettaglio in più sul file robot.txt puoi consultare la nostra guida.


  • Esamina gli errori Smartphone con Google Search Console

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Per impostare la giusta strategia dobbiamo sapere che errori sono da correggere: per farlo bisogna andare su Google Search Console, selezionare Crawl Errors e infine Smartphone Errors.

A seconda degli errori riscontrati potremo andare a correggere le impostazioni con cui abbiamo strutturato il sito e assicurarci che Google indicizzerà meglio i nostri contenuti.


  • Assicurati che il contenuto su Mobile rifletta quello su Desktop

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Prediligendo strategie di content per il sito in versione desktop, spesso ci imbattiamo in siti mobile che scarseggiano di contenuti, nella speranza di velocizzare la navigazione. Se le due versioni del nostro sito presentano contenuti differenti, però, potrebbe conseguirne una perdita di traffico.

Ovviamente, non tutte le pagine del nostro sito per desktop saranno necessarie nella versione per smartphone: possiamo condurre prima un’indagine accurata sui risultati di ogni pagina e identificare quelle meno performanti. Snellendo così il sito, senza ridurre la nostra offerta di contenuti di valore, miglioreremo la fruizione e diminuirà il bounce rate.

Google indicizzerà solo il contenuto da mobile, questo significa che se una pagina sarà presente solo sulla versione desktop, sarà irrimediabilmente persa sul nuovo indice Google.

Allo stesso modo, con la nascita di un indice indipendente, nascondere contenuto nella versione per smartphone per rendere più semplice e pulito il design non si rivelerà una scelta vincente. Tutto ciò che non è accessibile agli utenti va contro le linee guida di Google stesso, e causeranno una perdita di posizione e di traffico.


  • Lancia le Pagine AMP

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Quando impostiamo il nostro sito per smartphone abbiamo due alternative, creare pagine appositamente per mobile o creare una versione AMP delle pagine già pensate per desktop, per far sì che vengano indicizzate da Google anche nel nuovo indice.

AMP significa Accelerate Mobile Pages, ovvero un progetto open source di Google: l’obiettivo è ottenere pagine in grado di essere caricate 4 volte più in fretta di quelle tradizionali e di utilizzare fino a 10 volte meno dati.

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È dunque molto utile assicurarsi di aver impostato correttamente le pagine AMP; per farlo possiamo cercare una nostra pagina da cellulare: se compare l’icona di una saetta grigia con la scritta AMP, avremo fatto centro. In aggiunta, possiamo installare l’estensione AMP per Chrome, che ci permetterà di passare dalla versione regolare a quella AMP delle nostre pagine.

Se le nostre pagine non dovessero risultare AMP, possiamo utilizzare un strumento per test AMP specifico, che ci consiglierà come sistemare le nostre pagine. 

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  • Mantieni la tua strategia di Link Building

Per quanto riguarda il ruolo dei link all’interno delle nostre pagine, al momento Google non ha fornito informazioni definitive su possibili sviluppi. Per il momento, il link building alle nostre pagine desktop è ancora molto importante per una buona strategia SEO.

Sarà però importante diversificare la nostra strategia di link building e perfezionarla per le specifiche dinamiche mobile.


  • Ottimizza la strategia SEO on-site per mobile

Se l’obiettivo è posizionarsi su un nuovo indice per mobile, la nostra strategia SEO on-site deve essere ripensata tenendo in considerazione la user experience di un utente che fruisce del nostro sito da smartphone. Alcuni esempi? I title tags hanno diverse lunghezze, 71 caratteri per desktop e ben 78 per mobile; e meta tag e meta description devono essere pensate diversamente, i tag H1 dovrebbero essere leggermente più piccoli. Si tratta di piccoli accorgimenti, ma faranno la differenza nell’esperienza dell’utente e soprattutto incideranno sul bounce rate.


Basta guardarsi intorno, il futuro è su mobile. Lo sappiamo noi, lo sa anche Google, che diversifica i suoi indici e ci spinge a ripensare le nostre strategie SEO.

Seguendo questi consigli possiamo iniziare a migliorare l’esperienza che offriamo ai nostri utenti nel navigare sul nostro sito da smartphone, ma soprattutto ci assicureremo di non sparire nelle future indicizzazioni.

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