Internet in Italia durante il COVID-19: i dati Audiweb tra il 2 e il 22 marzo 2020

Internet durante il Covid-19: i dati Audiweb tra il 2 e il 22 marzo 2020

In queste settimane di emergenza sanitaria si è inevitabilmente verificato un forte incremento dell’audience online.

L’analisi dell’andamento dell’audience online nel periodo di emergenza tra il 2 e il 22 marzo, realizzata attraverso l’osservazione dei dati dei brand iscritti alla rilevazione Audiweb Daily / Weekly, ha, infatti, rilevato un picco di +73,2% rispetto a una settimana di “normalità”, con variazioni medie del tempo speso pari al +61% nella settimana tra il 16 e il 22 marzo e, più in particolare, del 95% in più trascorso sui i brand di news online, alimentato, quest’ultimo, principalmente dagli utenti tra i 25 e i 54 anni.

Tempo trascorso online

Internet in Italia durante il COVID-19: Il tempo trascorso online

L’incremento del tempo speso sui brand di news online ha coinvolto sia le donne (+101%) che gli uomini (+91%) dai 13 anni in su, con una crescita leggermente più marcata per le donne, mentre emerge una distinzione tra le differenti fasce d’età.

Infatti, il contributo maggiore alla crescita del tempo trascorso sui brand della sotto-categoria Current Events & Global News principalmente da tre segmenti di utenti:  dai 25-34enni che, rispetto alla settimana media pre-emergenza, registrano un incremento del 110% del tempo trascorso su questo tipo di siti, dai 45-54enni con +118% e dai 55-64enni con +114%.

Internet in Italia durante il COVID-19: Il tempo trascorso online per fasce di età

Restano comunque interessanti gli incrementi di tempo speso per questa categorie di siti da parte delle altre fasce d’età, anche se con minore intensità rispetto ai primi: aumenta del 66% il tempo online sui brand delle news online per i 13-17enni, del 60% per i 18-24enni e del 65% per gli over 65 anni.

Interessi degli utenti online

Internet in Italia durante il COVID-19: gli interessi degli utenti

Più in generale, allargando l’analisi ai dati Audiweb Week di queste ultime settimane è possibile rappresentare l’andamento dei siti rilevati rispetto all’evolversi degli interessi degli utenti online (dai 2 anni in su) che, in questo periodo di emergenza, costretti a un cambio radicale della vita quotidiana, hanno indirizzato la propria attenzione su entità e contenuti indispensabili per informarsi in tempo reale e trovare risorse utili per trascorrere il tempo in casa.

Dal confronto con i dati dell’audience media delle settimane pre-emergenza (media delle settimana tra il 20/1 e il 16/2), tra il 2 e il 9 marzo – in corrispondenza dei provvedimenti più restrittivi presi dal Governo per alcune aree del Paese – si rileva un sostenuto balzo in avanti dell’audience online dei brand rilevati, con una variazione media del +37% e del 29,5% se si considera la fruizione dei soli contenuti video.

Da qui il trend raggiunge il picco di variazione media pari al +73.2% nella settimana tra il 9 e il 15 marzo, settimana in cui le misure restrittive sono state via via potenziate fino ad essere estese a tutto il territorio nazionale.

L’andamento crescente raggiunge poi un equilibrio nella settimana successiva tra il 16 e il 22 marzo, segnando comunque un incremento medio del 72% circa.

Inizia in quest’ultima settimana di rilevazione una fase di stabilità per i brand di news online e di attenzione crescente per l’offerta di contenuti di intrattenimento e per il tempo libero.

Categorie di siti

Internet in Italia durante il COVID-19: le categorie di siti più visitati

Entrando nel dettaglio delle categorie dei siti rilevati, è emerso che nelle prime due settimane analizzate la curva dell’interesse della popolazione online si è indirizzata principalmente verso le seguenti categorie:

  • News & Information – al primo posto con un +102% nella settimana tra il 9 e il 15 marzo.
  • Current Events & Global News dei brand di informazione quotidiana: +123% rispetto all’audience online nella settimana media pre-emergenza.

A seguire, si è passati dall’inseguimento di informazioni autorevoli e tempestive sulle disposizioni governative comunicate a più riprese, all’organizzazione e gestione di attività ludiche, di servizio, o di apprendimento e studio nell’ultima settimana di rilevazione, tra il 16 e il 22 marzo.

Infatti, mentre i brand rilevati di news online raggiungono un andamento più stabile in termini di audience (+3,8% rispetto alla settimana precedente), sebbene mantenendo valori ancora decisamente eccezionali rispetto alla normalità (+111,4%), l’interesse degli utenti inizia a crescere maggiormente verso l’offerta di contenuti utili a trascorrere il tempo in casa, tra lavoro o altre attività.

In questo periodo, infatti, si registra uno slancio della curva di crescita per alcune categorie di siti rilevati:

  • Home & Fashion – +114% rispetto al periodo precedente all’emergenza
  • Food & Cooking, Entertainment – +31% che raggruppa le realtà che offrono video di intrattenimento, le radio online, l’offerta di contenuti di infotainment e quelli dedicati al pubblico femminile (categoria Family & Lifestyles +23%).

Le prossime rilevazioni ci dimostreranno se il trend della quarantena sarà confermato o se inizieranno a segnalare un ritorno verso i valori pre-crisi.

Conoscere i comportamenti online dell’audience è fondamentale per la buona riuscita delle strategie di digital marketing, in particolare in un periodo particolare come quello che stiamo vivendo, durante il quale gusti e abitudini cambiano repentinamente, stravolgendo consuetudini e modificando numerosi KPI consolidati nel tempo.

Podcast Marketing: perché dovresti usarlo per il tuo business

Podcast Marketing - Origine, storia ed esempi pratici

Sempre più persone si informano attraverso i Podcast, preferendo i contenuti audio a quelli scritti. Questo fa sì che le aziende inizino a inserirli con successo nelle loro strategie di marketing.

Ma facciamo un passo alla volta. Partiamo dall’etimologia e dalla storia del podcast.

Podcast: etimologia e storia

Il termine inglese “podcast” è l’unione dei due termini “pod”  (riferimento all’iPod di Apple, il primo strumento di distribuzione di massa dell’audio digitale) e “cast” (diffondere).

Siamo alla fine degli anni ’90, un momento storico caratterizzato da importanti innovazioni tecnologiche, che hanno cambiato il modo di fare comunicazione, tra cui:

– La nascita del Podcasting: la distribuzione di una rete internet in grado di trasferire una mole di dati consistente.

– La commercializzazione dei lettori mp3 portatili.

– La digitalizzazione della strumentazione per la produzione audio, come il software di editing Protools e i registratori portatili.

In questi anni il podcasting inizia a diffondersi solo negli Stati Uniti, per un motivo molto semplice: l’assenza di una radio di stato con copertura nazionale. La famosa “npr” non è una “radio pubblica”, bensì una realtà privata, non-profit, che riceve solo parzialmente finanziamenti pubblici, ma vive di donazione private.

Questo network è costituito da una costellazione complessa di radio locali che attraverso il podcasting dà l’opportunità a questi programmi di essere caricati online contemporaneamente, coprendo in questo modo il territorio nazionale.

È il 2005 quando Steve Jobs consacra la parola “podcasting”, annunciando la nuova funzione dei nuovi iPod che consentirà navigare e collezionare podcast all’interno di iTunes sul proprio dispositivo e al contempo minacciando di fare causa a chiunque – sviluppatore o azienda – utilizzi il termine “pod” per commercializzare i propri prodotti.

Ed è così che si diffondono i programmi radiofonici disponibili in podcast, con oggetto anche argomenti come le discriminazioni di razza e la sessualità, considerati troppo delicati per essere veicolati in radio.

Nel 2007, Apple presenta il suo primo iPhone, che mette insieme telefono cellulare e lettore mp3, ed è così che la tecnologia che consente la diffusione del podcast arriva al suo massimo.

Il fenomeno cresce, fino a quando nel 2014, il podcasting diventa un fenomeno di massa grazie a “Serial”, un podcast “seriale”, dove ogni puntata è legata a quella successiva. Si tratta di un vero e proprio fenomeno editoriale, che è arrivato ad oggi a un totale di circa 250 milioni di ascolti, pensato proprio per raggiungere quella fetta sempre più ampia di ascoltatori sempre incollati allo smartphone.

Questo accade negli Stati Uniti, mentre in Europa e nel resto del mondo, almeno fino a un paio di anni fa, il podcast è stato utilizzato dalle radio pubbliche semplicemente come tecnologia per rendere disponibili i programmi tradizionali anche on-demand, al di fuori degli orari di messa in onda.

Il boom dei podcast oggi

Qualcosa però è cambiato e lo testimonia il fatto che Spotify, la famosa piattaforma di musica in streaming, a febbraio 2019 abbia acquisito sia la società di produzione di podcast Gimlet Media, sia la società Anchor, specializzata nella realizzazione di  software e strumenti per la produzione e distribuzione dei podcast.

Daniel Ek, co-fondatore e CEO di Spotify ha dichiarato che a breve “più del 20% di tutti gli ascolti di Spotify saranno legati a contenuti non musicali.”

Podcast Marketing: alcuni esempi vincenti

Podcast Marketing: perché dovresti usarlo per il tuo business

Come si evince dalla nostra infografica, la fruizione dei podcast è in aumento, al punto che – come abbiamo accennato nell’introduzione – le aziende stanno puntando sui branded podcast.

I settori più sensibili al Podcast Marketing sono sicuramente: luxury, fashion, moda, design:

Chanel nel 2017 ha lanciato la serie di podcast 3.55, che svelano il “dietro le quinte” della nascita di una borsa, mentre recentemente ha proposto una conversazione tra coreografi, attori, ballerini.

Gucci ha proposto alcune interviste ai collaboratori del direttore creativo Alessandro Michele.

Ma abbiamo esempi anche negli altri comparti:

General Electric ha pubblicato “The Message“, un racconto di fantascienza che ha generato 440 milioni di download, diventando il podcast più scaricato nella storia dell’audio on demand.

eBay Open For Business: qui la voce guida discute di imprenditorialità con un business partner di eBay.

The McKinsey Podcast ha lanciato un prodotto B2B che tratta argomenti legati alla Customer Experience.

MasterCard ha lanciato lo scorso gennaio una serie in cinque episodi sul rapporto con il denaro e l’evoluzione del mercato.

Microsoft continua la produzione di un racconto sulle tecnologie che impattano le nostre vite quotidiane.

Jack Daniel’s ci racconta nei suoi podcast la filiera produttiva.

Emozionare per colpire

La pubblicità lascia il segno quando emoziona. E cosa c’è di più emozionante del suono per la mente umana?

Chiara Luzzana, una delle più note sound designer al mondo, definita anche sound-teller, spiega:

I brand negli anni si sono sempre espressi con fotografie, video, colori. Ma il linguaggio più antico è quello del suono. Fissa le emozioni e crea empatia. Ad oggi i brand che sperimentano non vogliono solo una classica sonorizzazione, ma un lavoro artistico nella materia artigianale affinché il brand abbia una propria voce. Ed è essenziale questa purezza del suono per creare una storia specifica.

Pensi di avere un business che possa essere raccontato – e soprattutto venduto – attraverso contenuti audio? Noi di Aroundigital possiamo aiutarti a costruire la tua strategia di Podcast Marketing.

 

5 motivi per cui lo Smart Working è un modello di business vincente

5 motivi per cui lo smart working è un modello di business vincente

L’emergenza sanitaria da Coronavirus ha portato all’attenzione una realtà già conosciuta ma, in Italia, vista ancora con sospetto: lo Smart Working.

Il “lavoro agile”, banalmente il “lavoro da casa” ha ricevuto, proprio in Italia un riconoscimento giuridico con la Legge 81 del 2017, anche se sono poche, anzi pochissime, le aziende che hanno deciso di approfittare, da 3 anni a questa a parte, di quello che si sta rivelando come un modello di business vincente.

Lo smart working diventa obbligatorio

Nelle aree interessate dall’epidemia di Coronavirus, l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Lo prevede l’art. 2087 cc e in modo altrettanto chiaro l’art. 25-septies, dlgs 231/2001 che ha inserito nel novero dei reati presupposto della cosiddetta responsabilità penale delle aziende le fattispecie di cui agli art. 589 (omicidio colposo) e 590 (lesioni personali colpose) del codice penale commesse in violazione della normativa a tutela dell’igiene e della sicurezza sul lavoro.

La mancata adozione delle misure di tutela della salute dei dipendenti potrebbe quindi esporre l’azienda alla responsabilità prevista dal dlgs 231/2001.

Tra le misure previste, oltre allo Smart Working, si considera il potenziamento del ricorso agli strumenti digitali che consentono di organizzare riunioni e incontri di lavoro anche senza la necessità della presenza fisica.

Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, spiega:

Ci sono aziende che erano pronte da tempo con accordi sullo smart working. Per tutte le altre, ci sono tempi tecnici piuttosto lunghi, bisogna sottoscrivere un accordo individuale, l’azienda è  tenuta a fare informativa sulla sicurezza comunicazione a ministero del Lavoro e all’Inail. Così come è accaduto a Torino per l’alluvione o a Genova per il crollo del ponte, invece adesso le aziende possono attuarlo immediatamente, in modo da non rimanere ferme.

5 ragioni per cui le aziende dovrebbero adottare lo Smart Working

Le realtà aziendali, come la nostra, già ampiamente digitalizzate, sono maggiormente facilitate nell’organizzazione del telelavoro, perché non richiedono necessariamente la presenza fisica dei collaboratori, che anzi può essere facilmente sostituita da call e videochiamate.

Ecco cosa ne pensiamo noi di Aroundigital sul perché tutte le aziende dovrebbero adottare lo Smart Working a tutela dei propri lavoratori… ma non solo!

1 – Più tempo per la famiglia

Il timore di molti imprenditori è che la quotidianità domestica possa compromettere il lavoro dei propri dipendenti.

Ma chi è abituato a lavorare da casa e ha figli piccoli probabilmente li ha educati a rispettare i propri spazi, a non urlare o disturbare in momenti critici, come le call, le videochiamate, la stesura di report di una certa importanza.

Chi non riesce a dettare regole ferree può comunque avvalersi dei servizi concessi dai Comuni di appartenenza (asili, giochi serali) o del supporto prezioso dei nonni, limitatamente all’orario di lavoro, dedicando il tempo speso su auto e mezzi per il transfert ufficio-casa alla famiglia e agli affetti più cari.

2 – Più tempo per se stessi (ma attenzione!)

Questo in realtà è un punto delicato, perché non sempre lavorando da casa si lavora di meno, anzi! Ma se vengono rispettati i tradizionali orari di lavoro è inevitabile si guadagni del tempo anche per sé.

Senza contare, poi che ognuno è libero di creare il proprio ambiente di lavoro dove gli è più congeniale, una scrivania, il tavolo della cucina, o perché no anche il letto, con un occhio di riguardo sempre alla produttività.

3 – La salute ne beneficia

Non solo lavorare da casa comporta la riduzione dei rischi da contagio delle patologie stagionali, come l’influenza, ma si dorme di più, si mangia meglio, non si è soggetti a continui sbalzi termici.

Dettagli sicuramente non trascurabili per il benessere del lavoratore.

4 – Risparmio

Il lavoratore riduce i costi di benzina, mezzi, pasti fuori casa, mentre dovrà prestare attenzione alle bollette di gas e luce, che potrebbero lievitare considerevolmente senza adeguati accorgimenti.

In un’indagine del 2013, l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano aveva calcolato in 37 miliardi di euro il risparmio complessivo delle aziende “smart”. La stima era stato effettuata su circa 600 aziende e 1.000 addetti che comprendevano dirigenti, quadri e impiegati.

Secondo la ricerca dell’Osservatorio, il lavoro agile sarebbe all’origine di un incremento medio di produttività pari al 5,5% per un totale di 27 miliardi. Gli altri 10 miliardi sarebbero frutto dei risparmi diretti derivanti da una riorganizzazione degli spazi di lavoro (1,3 miliardi) unita a processi di flessibilità che cuberebbero 8,6 miliardi.

5 – L’ambiente ringrazia

I vantaggi non riguardano soltanto il benessere dei lavoratori e la produttività dell’azienda: The Added Value of Flexible Working, studio del 2018 commissionato dal leader mondiale per la fornitura di spazi di lavoro Regus, ha rilevato come lo smart working faccia bene anche all’ambiente.

Secondo quello che è il primo studio socio-economico, che analizza l’impatto dello smart working sull’ambiente, una diffusione su vasta scala del lavoro flessibile ridurrebbe i livelli di ossido di carbonio di 214 milioni di tonnellate l’anno entro il 2030.

Il nostro augurio è che siano numerose le aziende che, una volta venute a cadere le condizioni di emergenza da Coronavirus, approfitteranno delle modifiche apportate alla propria struttura aziendale per proseguire sulla percorso intrapreso verso una maggiore flessibilità del lavoro.

Internet in Italia: i dati Audiweb di dicembre 2019

Internet in Italia Dicembre 2019

Com’è lo stato della fruizione di Internet in Italia?

Ce lo rivela, come ogni mese, Audiweb che ha pubblicato i dati relativi alla “Total digital Audience” – l’insieme di utenti unici che hanno effettuato almeno un accesso a internet tramite i device rilevati – pc e/o device mobili (smartphone e/o tablet) – nel dicembre 2019.

La total digital audience in media nel 2019: dati di sintesi

internet italia 2019

Prima di riprendere i dati rilevati nel mese di dicembre, il report apre una breve parentesi sulla total digital audience dell’anno 2019, che ha raggiunto una media mensile di 41,6 milioni di utenti unici, pari al 70% della popolazione (l’87% se si considera solo la popolazione di 18-74 anni), online per 104 ore e 34 minuti complessivi (4 giorni e 8 ore di navigazione).

Nel giorno medio del 2019 hanno navigato 33,3 milioni di individui dai 2 anni in su, online per 4 ore e 18 minuti in media per persona dai device rilevati (Computer, Smartphone e Tablet).

Restringendo l’osservazione solo alla popolazione maggiorenne, risulta che nel 2019 erano online nel giorno medio 32,7 milioni di persone, pari al 73% dei 18-74enni, confermando l’uso dominante dello Smartphone per accedere a internet.

Infatti, risultano 29,3 milioni i 18-74enni che nel giorno medio dell’anno hanno navigato da Smartphone, pari al 66% di questo segmento della popolazione, collegati in media per circa 4 ore.

La total digital audience nel mese di dicembre 2019

Internet in Italia: la Digital Audience di dicembre 2019

Nel mese di dicembre 2019, la total digital audience ha raggiunto 41,5 milioni di utenti, pari al 69,6% degli individui di 2+ anni, online complessivamente per 116 ore e 57 minuti (4 giorni e 23 ore).

L’audience online nel giorno medio a dicembre è rappresentata da 33,4 milioni di utenti, online dai device rilevati per 4 ore e 42 minuti in media per persona.

Per quanto riguarda il dettaglio della fruizione “giornaliera” dell’online dai singoli device, risulta che, sempre nel giorno medio hanno navigato da:

  • Computer: 9,4 milioni di persone (il 15,8% della popolazione dai 2 anni in su)
  • Tablet: 4,8 milioni (il 10,7% della popolazione di 18-74 anni)
  • Smartphone: 29,8 milioni (il 66,9% della popolazione di 18-74 anni).

La popolazione online nel giorno medio

Popolazione online nel giorno medio - Dicembre 2019

Nel giorno medio a dicembre era online il 55,9% della popolazione dai due anni in su, composta da:

  • 57% degli uomini (16,7 milioni)
  • dal 54,9% delle donne (16,8 milioni).

Entrando nel dettaglio delle fasce d’età degli utenti maggiorenni online nel giorno medio, risulta che almeno l’80% del segmento che rappresenta i 25-54enni ha navigato abitualmente, con la fascia dei 25-34enni, in particolare, che arriva all’83% dei casi, pari a quattro persone su cinque.

Da dove provengono gli utenti online nel giorno medio

Da dove provengono gli utenti online nel giorno medio - Dicembre 2019

Dai dati sulla provenienza geografica degli utenti, in questo mese di rilevazione risulta che nel giorno medio erano online:

  • il 58,6% della popolazione del Nord Ovest (9,4 milioni)
  • il 56,2% della popolazione del Nord Est (6,2 milioni)
  • il 56% dell’area Centro (6,5 milioni)
  • il 53,7% dell’area Sud e Isole (11,3 milioni).

La distribuzione del tempo speso onlineLa distribuzione del tempo speso online

L’87,3% del tempo trascorso online dai 18-74enni è generato dalla fruizione di internet da Smartphone, pari a 4 ore e 35 minuti per persona nel giorno medio.

Tutte le fasce d’età risultano coinvolte allo stesso livello nella fruizione da mobile, partendo dalla fascia degli over 64 che trascorre l’84% del tempo totale online da Smartphone, fino ai 25-34enni che navigano via Smartphone per il 90,5% del tempo complessivo online.

Categorie di siti più visitati

Categorie di siti più visitati

Relativamente alle sottocategorie di siti più visitati nel mese di dicembre troviamo, dopo i motori di ricerca (sotto-categoria Search con 39,9 milioni di utenti), seguono su livelli pressoché simili i contenuti della sotto-categoria Video/Movies (37,3 milioni di utenti), i Social Network (sotto-categoria Member Communities con 37,2 milioni di utenti) e i siti dedicati ai servizi e tool online (Internet Tools /Web Services, con 37,1 milioni di utenti).

Tra i contenuti più consultati nel mese di dicembre troviamo ancora:

  • Siti e i portali generalisti (General Interest Portals & Computer, con 36,8 milioni)
  • News online (Current Event & Global News con 35,6 milioni)
  • Servizi di messaggeria online (Instant Messaging, con 34,9 milioni)
  • Siti per chi preferisce fare la spesa online (Mass Merchandiser, con 34,8 milioni).

Come ogni mese Audiweb ci fornisce dati fondamentali su cui costruire le nostre strategie di digital marketing.

 

Hai bisogno di supporto strategico e operativo per le tue attività di Digital Marketing?

CONTATTACI!

 

Le ultime Web Marketing news – Febbraio 2020

Le ultime Web marketing news - Febbraio 2020

Il Web Marketing è un campo in continua evoluzione. I marketer più esperti devono, quindi, sempre confrontarsi con uno scenario sempre più dinamico.

Ecco le ultime novità:

CBO obbligatoria dal 27 febbraio

CBO obbligatoria dal 27 febbraio

Tra pochi giorni l’ottimizzazione del budget a livello di campagna (CBO) diventerà obbligatoria per tutti gli inserzionisti.

Dal 27 febbraio, infatti, la gestione del budget giornaliero o totale non sarà più disponibile a livello di gruppo di inserzione.

Questa importante novità faciliterà notevolmente gli inserzionisti nella distribuzione degli investimenti in campagne pubblicitarie sulla piattaforma.

Instagram in roll out: cosa cambia

Instagram in roll out: cosa cambia

Instagram ha annunciato una nuova feature in fase di rilascio sulla piattaforma: sarà possibile vedere gli account mostrati di più all’interno del feed e quelli con i quali l’utente interagisce meno.

All’interno dei Following sarà possibile vedere due liste:

  1. quella che include gli utenti con cui interagisci di più;
  2. quelli che ti hanno coinvolto meno negli ultimi 90 giorni.

Con questa funzionalità potrai profilare con maggiore precisione il tuo pubblico di riferimento.

LinkedIn da record: 675milioni di utenti ed engagement in ascesa

LinkedIn: 675milioni di utenti e record di engagement

In seguito al rapporto Q2 FY20 di Microsoft, per LinkedIn questo è un trimestre magico. A novembre ha raggiunto 660 milioni di utenti e negli ultimi tre mesi sono ben 675 milioni.

Il dato più importante però non riguarda le iscrizioni, ma gli utenti che rimangono nella piattaforma e interagiscono.

Altra nota di valore: sono oltre 5 milioni i professionisti che hanno effettuato la valutazione delle competenze, uno strumento lanciato solo a settembre.

Search Console premia chi usa lo score nelle recensioni

Search Console premia chi usa lo score nelle recensioni

Google sta introducendo un nuovo rapporto in Search Console per tutti quei siti che utilizzano la revisione o il markup delle valutazioni.

I nuovi rapporti presenti su Google Search Console sono progettati per aiutare le proprietà nell’aggiunta del markup delle recensioni.

I report monitoreranno se tutto è stato eseguito in maniera corretta, ma anche le prestazioni dei rich snippet nei risultati di ricerca.

Finalmente… Facebookland

Facebook ha di recente acquistato Scape Technologies

Facebook ha di recente acquistato Scape Technologies, una startup di AR che ha costruito una mappa digitale 1:1 del mondo fisico, grazie ai nuovi sviluppi della tecnologia.

L’obiettivo di Scape era quello di far visualizzare qualsiasi luogo con l’AR, con l’aggiunta di una sfida che è quella della precisione della posizione. Proprio per questo motivo, la startup ha creato un rendering 3D di tutto il pianeta Terra, con una precisione di localizzazione che non si basa sulle attuali tecnologie come la triangolazione delle celle, il GPS o il targeting IP inverso, ma su qualcosa di ben più innovativo.

Probabilmente Zuckerberg ha deciso di acquistare Scape al fine di creare esperienze AR sempre più interattive e realistiche per facebook.com e, in qualche modo, di estenderlo al mondo reale.

Chrome introduce il blocco degli annunci intrusivi sui video

Chrome introduce il blocco degli annunci intrusivi sui video

Secondo una ricerca condotta di recente, la Coalition for Better Ads ha aggiornato i suoi standard aggiungendo tre esperienze pubblicitarie che gli utenti trovano particolarmente fastidiose, soprattutto nei video che durano meno di otto minuti.

Sulla base di questo, a partire dal 5 agosto 2020, Chrome smetterà di mostrare tutti gli annunci su siti Web che non sono conformi.

Secondo la Coalition for Better Ads, le tre tipologie di pubblicità particolarmente fastidiose per gli utenti sono:

  • Annunci pre-roll lunghi e non ignorabili, o gruppi di annunci più lunghi di 31 secondi che vengono visualizzati prima di un video;
  • Annunci mid-roll di qualsiasi durata che compaiono nel mezzo di un video, interrompendo l’esperienza dell’utente;
  • Annunci, con immagini o testo, che compaiono sopra un video in riproduzione e si trovano al centro di 1/3 della finestra del lettore video o coprono più del 20% del contenuto.

I proprietari di siti web, quindi, possono rivedere lo stato del proprio spazio online all’interno dei Rapporti sull’esperienza pubblicitaria, uno strumento creato per aiutare i publisher a capire se Chrome ha identificato violazioni dello standard.

Il restyling di Snapchat

Il restyling di Snapchat

L’app per Android e iOS cambia aspetto con un restyling della mappa e l’integrazione di un “magazine” in home page che mostrerà delle notizie brevi.

Attualmente quando apri Snapchat trovi la fotocamera, la chat a sinistra e la pagina “Scopri a destra”.

Con il nuovo redesign la Snap Map che ti mostra le posizioni dei tuoi amici si trova insieme alla chat.

Mentre Discover cambia nome in Community dove verranno mostrati anche gli Snap Original ovvero dei contenuti esclusivi creati con Snap Chat in stile serie tv dedicato a tutti gli utenti dell’app.

Finalmente sarà visibile anche una barra di navigazione.

 

Hai bisogno di supporto per la tua strategia di Digital Marketing? 

Scopri tutto quello che possiamo fare per te!