5 motivi per cui lo Smart Working è un modello di business vincente

 In Marketing Digitale

L’emergenza sanitaria da Coronavirus ha portato all’attenzione una realtà già conosciuta ma, in Italia, vista ancora con sospetto: lo Smart Working.

Il “lavoro agile”, banalmente il “lavoro da casa” ha ricevuto, proprio in Italia un riconoscimento giuridico con la Legge 81 del 2017, anche se sono poche, anzi pochissime, le aziende che hanno deciso di approfittare, da 3 anni a questa a parte, di quello che si sta rivelando come un modello di business vincente.

Lo smart working diventa obbligatorio

Nelle aree interessate dall’epidemia di Coronavirus, l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Lo prevede l’art. 2087 cc e in modo altrettanto chiaro l’art. 25-septies, dlgs 231/2001 che ha inserito nel novero dei reati presupposto della cosiddetta responsabilità penale delle aziende le fattispecie di cui agli art. 589 (omicidio colposo) e 590 (lesioni personali colpose) del codice penale commesse in violazione della normativa a tutela dell’igiene e della sicurezza sul lavoro.

La mancata adozione delle misure di tutela della salute dei dipendenti potrebbe quindi esporre l’azienda alla responsabilità prevista dal dlgs 231/2001.

Tra le misure previste, oltre allo Smart Working, si considera il potenziamento del ricorso agli strumenti digitali che consentono di organizzare riunioni e incontri di lavoro anche senza la necessità della presenza fisica.

Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, spiega:

Ci sono aziende che erano pronte da tempo con accordi sullo smart working. Per tutte le altre, ci sono tempi tecnici piuttosto lunghi, bisogna sottoscrivere un accordo individuale, l’azienda è  tenuta a fare informativa sulla sicurezza comunicazione a ministero del Lavoro e all’Inail. Così come è accaduto a Torino per l’alluvione o a Genova per il crollo del ponte, invece adesso le aziende possono attuarlo immediatamente, in modo da non rimanere ferme.

5 ragioni per cui le aziende dovrebbero adottare lo Smart Working

Le realtà aziendali, come la nostra, già ampiamente digitalizzate, sono maggiormente facilitate nell’organizzazione del telelavoro, perché non richiedono necessariamente la presenza fisica dei collaboratori, che anzi può essere facilmente sostituita da call e videochiamate.

Ecco cosa ne pensiamo noi di Aroundigital sul perché tutte le aziende dovrebbero adottare lo Smart Working a tutela dei propri lavoratori… ma non solo!

1 – Più tempo per la famiglia

Il timore di molti imprenditori è che la quotidianità domestica possa compromettere il lavoro dei propri dipendenti.

Ma chi è abituato a lavorare da casa e ha figli piccoli probabilmente li ha educati a rispettare i propri spazi, a non urlare o disturbare in momenti critici, come le call, le videochiamate, la stesura di report di una certa importanza.

Chi non riesce a dettare regole ferree può comunque avvalersi dei servizi concessi dai Comuni di appartenenza (asili, giochi serali) o del supporto prezioso dei nonni, limitatamente all’orario di lavoro, dedicando il tempo speso su auto e mezzi per il transfert ufficio-casa alla famiglia e agli affetti più cari.

2 – Più tempo per se stessi (ma attenzione!)

Questo in realtà è un punto delicato, perché non sempre lavorando da casa si lavora di meno, anzi! Ma se vengono rispettati i tradizionali orari di lavoro è inevitabile si guadagni del tempo anche per sé.

Senza contare, poi che ognuno è libero di creare il proprio ambiente di lavoro dove gli è più congeniale, una scrivania, il tavolo della cucina, o perché no anche il letto, con un occhio di riguardo sempre alla produttività.

3 – La salute ne beneficia

Non solo lavorare da casa comporta la riduzione dei rischi da contagio delle patologie stagionali, come l’influenza, ma si dorme di più, si mangia meglio, non si è soggetti a continui sbalzi termici.

Dettagli sicuramente non trascurabili per il benessere del lavoratore.

4 – Risparmio

Il lavoratore riduce i costi di benzina, mezzi, pasti fuori casa, mentre dovrà prestare attenzione alle bollette di gas e luce, che potrebbero lievitare considerevolmente senza adeguati accorgimenti.

In un’indagine del 2013, l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano aveva calcolato in 37 miliardi di euro il risparmio complessivo delle aziende “smart”. La stima era stato effettuata su circa 600 aziende e 1.000 addetti che comprendevano dirigenti, quadri e impiegati.

Secondo la ricerca dell’Osservatorio, il lavoro agile sarebbe all’origine di un incremento medio di produttività pari al 5,5% per un totale di 27 miliardi. Gli altri 10 miliardi sarebbero frutto dei risparmi diretti derivanti da una riorganizzazione degli spazi di lavoro (1,3 miliardi) unita a processi di flessibilità che cuberebbero 8,6 miliardi.

5 – L’ambiente ringrazia

I vantaggi non riguardano soltanto il benessere dei lavoratori e la produttività dell’azienda: The Added Value of Flexible Working, studio del 2018 commissionato dal leader mondiale per la fornitura di spazi di lavoro Regus, ha rilevato come lo smart working faccia bene anche all’ambiente.

Secondo quello che è il primo studio socio-economico, che analizza l’impatto dello smart working sull’ambiente, una diffusione su vasta scala del lavoro flessibile ridurrebbe i livelli di ossido di carbonio di 214 milioni di tonnellate l’anno entro il 2030.

Il nostro augurio è che siano numerose le aziende che, una volta venute a cadere le condizioni di emergenza da Coronavirus, approfitteranno delle modifiche apportate alla propria struttura aziendale per proseguire sulla percorso intrapreso verso una maggiore flessibilità del lavoro.

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