Facebook Login: 4 semplici mosse per impostarlo perfettamente

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Quante volte ci siamo trovati di fronte a una pagina di accesso come questa?

Ogni volta che dobbiamo fare il login su un nuovo sito o accedere a un nuovo servizio, ci viene chiesto di registrarci e sempre più di frequente ci viene offerta la possibilità di completare la registrazione passando per l’autenticazione di Facebook o altri social network.

Dal lato degli utenti, è stato analizzato come 4 persone su 5 non scelgano di accedere attraverso i tradizionali form di iscrizione e il 73% di questi preferisca effettuare il login con un suo account di social media. Non c’è solo Facebook, infatti, ma il più delle volte troviamo anche altri social tra le opzioni disponibili: agli inizi del 2015 Facebook era il canale scelto dal 61% degli utenti, seguito da Google+, Twitter e LinkedIn.

Il perché di questa preferenza da parte di chi deve fornire i propri dati è semplice da ipotizzare: si tratta di un accesso molto più rapido, che non richiede di impostare, e quindi di ricordare, una nuova password. Allo stesso tempo però, sono molti gli utenti che diffidano di questa modalità di registrazione, mossi da un certo sospetto con cui guardano al ruolo dei social network nella vita di tutti i giorni.

Quello che vorremmo indagare è un altro aspetto della questione, non meno importante, ovvero perché alle aziende convenga che l’utente acceda al proprio sito tramite social login piuttosto che lasciando l’indirizzo mail. Il dibattito nella comunità digital è aperto: non tutti si trovano d’accordo sull’utilizzo di questo sistema. Mailchimp ha ad esempio pubblicato un interessante articolo a riguardo, in cui spiega il suo disaccordo nell’utilizzare il social login.

Nonostante questo, ci sono molti vantaggi che le aziende possono scegliere di sfruttare dall’utilizzo di questa tecnologia: vediamo ora quali sono e come impostare il Facebook login.

Facebook Login: 4 semplici mosse per impostarlo perfettamente

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Abbiamo più volte documentato la rilevanza che i social network hanno progressivamente acquisito nella quotidianità della vita di tutti noi e cosa ne consegua per chi lavora nel digital marketing contemporaneo.

In “Facebook e Google: 4 nuove funzioni che devi assolutamente conoscere” abbiamo scritto:

La continua crescita a cui abbiamo assistito negli ultimi anni ha portato Facebook ad essere il social network più frequentato dagli utenti di tutto il mondo, con un volume di 1,7 milioni di utenti attivi ogni giorno. Più questo numero cresce, più la piattaforma si evolve e da canale per mantenersi in contatto con amici e conoscenti, ad oggi è un vero e proprio strumento essenziale per la promozione di attività ed eventi, per svolgere ricerche, per girare video e fare live-streaming.

Canali come questo sono ormai chiave in ogni strategia di marketing, ma soprattutto aprono ogni giorno di più a nuove possibilità non solo di promozione, ma anche di raccolta dati e di profilazione dell’utente target.

Tra le diverse funzioni che rispondono a questa attività di raccolta informazioni, il login attraverso i social è sicuramente una delle più efficaci. Prendendo ad esempio il canale più utilizzato, Facebook, possiamo indagare come raccogliere più dati sulle caratteristiche demografiche del nostro pubblico e quindi come targettizzare più efficientemente gli utenti che visitano il nostro sito.


  • Scegli quale dato raccogliere

Attraverso il Facebook Login è possibile raccogliere diversi tipi di informazione: puntare su una  raccolta generica può non rivelarsi però una scelta vincente, perché ogni campo dati richiesto può incidere negativamente sul tasso di iscrizione.

Possiamo dunque scegliere di raccogliere quei dati che sono più utili ai sensi della profilazione dei nostri utenti, come indirizzo mail, dati del profilo pubblico, lista di amici e pagine a cui è stato messo il like.

In questo modo potremo collezionare informazioni riguardanti età, genere, lingua parlata dagli utenti, ma anche quali sono i loro interessi e le loro preferenze.

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  • Imposta la Login App

Per impostare l’applicazione Facebook che permetta il login è necessario avere un account Facebook Developer.

Per creare l’app una volta registrati è sufficiente seguire le istruzioni fornite da Facebook: ci chiederà di scegliere il nome dell’app e una categoria di riferimento per il nostro sito; dovremo aggiungere il link alle condizioni di utilizzo e alla privacy policy che abbiamo già impostato sul sito. Una volta completato questo passaggio dovremo semplicemente scegliere la piattaforma sulla quale vogliamo impostare il login e aggiungere l’URL del nostro sito.

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  • Richiedi l’approvazione di Facebook

Il passaggio successivo ci impone di richiedere l’approvazione da parte di Facebook sulle informazioni che vogliamo raccogliere: la app che abbiamo impostato chiede ai visitatori l’accesso a informazioni private contenute nel loro profilo, e prima che possa essere utilizzato ufficialmente, Facebook vuole controllare che non ci siano problemi.

Ci verrà dunque chiesto di descrivere quali informazioni cerchiamo, come le vogliamo ottenere e che uso ne faremo.


  • Aggiungi la Login App al sito

Il modo più semplice per inserire il Facebook login è attraverso l’integrazione del bottone ufficiale di Facebook nel sito.

Cliccando nella pagina di impostazioni del login possiamo personalizzare l’aspetto grafico del pulsante, definire la lingua e modificarne il codice. Il setting impostato di default chiede all’utente il permesso di accedere alle informazioni base, se abbiamo deciso di puntare ad altri dati dobbiamo ricordarci di cambiare le impostazioni.

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Il social login è uno strumento molto utile soprattutto per siti di e-commerce: in questi casi, una delle maggiori criticità è far superare agli utenti lo step del sign-in. Molto spesso chi naviga su un sito desiste dal procedere perché non vuole imbarcarsi in un processo di registrazione che percepisce come lento e alle volte troppo invasivo, e la raccolta dati sugli utenti non è ottimizzata al meglio o ancor più grave, fallisce quando l’indirizzo mail dell’utente non è corretto o è quello utilizzato solo per le registrazioni.

Per chi gestisce un e-commerce, ma più in generale un sito di qualunque tipo, assicurarsi che l’utente porti a termine la registrazione, raccogliendo informazioni utili alla profilazione è fondamentale. Se il bottone sarà ben integrato anche dal punto di vista grafico con il nostro sito, supereremo anche le resistenze di quegli utenti che possono percepire il Facebook login come un’ingerenza del social su un’attività di acquisto che altrimenti non lo riguarderebbe.

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3 buone ragioni per cui ogni campagna di Google Adwords necessita di una landing page dedicata

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Mezzogiorno. Esterno. Giorno.

Immaginate di camminare in centro città e di vedere un grande cartellone pubblicitario con raffigurato un double cheeseburger: è il burger perfetto.

La carne sembra succosa e tenera, la lattuga croccante, il cheddar morbido e filante e potete già sentire il profumo dei semi di sesamo del pane fresco.

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Vi dirigete verso il fast-food più vicino perché la pubblicità che avete appena visto vi ha convinto: la vostra pausa pranzo merita quel hamburger.

Ora siete seduti al vostro tavolo, aprite la confezione e il panino che avete davanti non è esattamente quello che avevate sognato pochi metri prima.

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Le ragioni per cui ogni campagna di acquisizione traffico attraverso Google Adwords ha bisogno di una landing page dedicata è esattamente per lo stesso motivo: l’impressione che generate con il vostro annuncio presenta il vantaggio competitivo che avete rispetto ai vostri competitor, è la foto invitante dell’hamburger.

L’errore che tipicamente viene commesso è però far atterrare il vostro click – ossia un potenziale cliente – su una pagina del vostro sito non ottimizzata e che non veicola le informazioni necessarie per ottenere l’azione che avete impostato come conversione: l’utente “scarta il vostro hamburger” e la sua aspettativa si scontra con la realtà.

Risultato? Bounce-rate aumentato, CPC alle stelle e CPA non in linea con il budget dedicato a questa attività di marketing.

Prima di passare ai 3 motivi per cui le vostre campagne Adwords devono avere una buona landing page dedicata, bisogna fermarsi un attimo sulla più grande differenza tra l’acquisizione di traffico sui motori di ricerca e una campagna su media tradizionali.

E la differenza sta proprio nell’aggettivo con cui si accompagna solitamente la definizione di acquisizione traffico: qualificato.

Chiunque cammini in centro città potrà vedere la pubblicità del cheeseburger: i vegetariani, i contrari all’educazione alimentare dei fast-food o semplicemente persone non affamate.

Quando avviate una campagna Adwords e create differenti annunci sarete visti – ossia genererete impressioni – solo da chi ha effettivamente effettuato una ricerca su Google per la vostra specifica parola chiave.

Questo significa, a differenza del cartellone pubblicitario, mostrare la vostra adv solo alle persone per cui il vostro bene o servizio è rilevante.

Se, ad esempio, cerco palline da golf, Google mi mostrerà solo annunci relativi alla mia ricerca specifica.

Il sistema di pubblicazione di Adwords è un sistema ad asta e, per veicolare traffico qualitativo, è necessario generare impressioni nei primi risultati.

Se ci sono dubbi sulla decisione strategica di incrementare il proprio traffico attraverso Adwords, basti pensare che il 64% dei click di ricerca per specifico prodotto vengono catturati proprio dagli annunci sponsorizzati.

Le cause sono essenzialmente tre:

  1. Occupano l’85% dello spazio above the fold;
  2. Vanno dritti al sodo e offrono una chiara call to action;
  3. Hanno lo stesso formato dei risultati organici e sono difficilmente distinguibili da un utente non esperto.

Ecco quindi 3 buone ragioni per collegare alle vostre campagne Adwords delle landing page dedicate.

  • Ottenere un buon Adwords’ Quality Score e vincere l’asta

Per occupare una buona posizione, il tuo annuncio partecipa ad un’asta insieme a quelli dei tuoi principali competitor.

Partecipando all’asta, stai promettendo all’utente che quello che troverà una volta atterrato sulla tua landing sarà esattamente quello che sta cercando.

Come abbiamo già scritto, Google non è un nemico e non bisogna cercare di fregarlo.

Google offre un servizio alle persone e vuole farlo nel migliore modo possibile.

Se si cerca una previsione meteo su Milano, ci si aspetta di trovare informazioni proprio su Milano e non su Roma; allo stesso modo ci aspettiamo di trovare la migliore risposta possibile alla nostra ricerca e “big G” è lì proprio per questo.

Per questo il prezzo lo decide lui: vuole sapere se manterrai davvero la promessa.

Per farlo dà un voto di qualità al tuo annuncio.

L’Adwords quality score si basa essenzialmente su 3 fattori di valutazione:

  1. Il CTR stimato;
  2. La pertinenza dell’annuncio rispetto alla keyword;
  3. La user experience della landing page.

Ecco perché non bisogna fregarlo. Perché come non voglio trovare sorprese mentre scarto il mio burger, così non voglio atterrare su una landing o una pagina di un sito che non abbia pertinenza con la ricerca che ho effettuato.

Ecco un esempio di landing page ben ottimizzata che vince l’asta e ottiene la prima posizione tra gli annunci sponsorizzati per la ricerca “Twitter Analytics Tools”.

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  • Incrementare il CRO

Sappiamo che competere su parole chiave generiche potrebbe essere molto costoso e non portare i risultati desiderati in termini di conversion rate optimization.

Se apriamo un ristorante a Milano, sappiamo che la competitività sarà forte: molti competitor e poco spazio a disposizione per differenziarsi.

Nell’ipotesi in cui la nostra campagna serva per incrementare le vendite degli ordini in home delivery, sarà inutile veicolare tutto il traffico di ricerca dei ristoranti cittadini. Vogliamo che la qualità del cibo rimanga inalterata e proprio per questo consegniamo solo in un raggio di 5 chilometri dal nostro ristorante.

Più specifica sarà la long-tail keyword, più mirato l’annuncio e più ottimizzata nei contenuti la landing page, maggiore sarà l’incremento dell’indice di conversione.

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  • Ottimizzare il ROI

Migliorare il proprio punteggio di qualità non vi permetterà solo di vincere la gara delle impressioni e veicolare sul vostro sito il traffico più qualificato possibile.

Se Google vi assegna un punteggio di qualità molto alto, permetterà alla vostra campagna di accedere alla sezione degli annunci sponsorizzati “above the fold” attirando più utenti e facendovi spendere meno soldi.

Risultato?
Un incremento del CRO che ottimizzerà il vostro ritorno dell’investimento sulla strategia di acquisizione traffico.

Più soldi risparmiati significa più clic acquisiti a minor prezzo o minore budget dedicato ed una revisione del business plan a vostro vantaggio.

Come ottimizzare una landing page? Ecco 7 consigli molto utili.

  1.  Il titolo deve essere pertinente e coinvolgente: dovrà rispecchiare il titolo dell’annuncio della campagna Adwords;
  2. Una didascalia a supporto del titolo che spieghi brevemente e nel modo più chiaro possibile il titolo della landing page;
  3. Una lista di benefici che l’utente avrà compiendo l’azione; ricorda di concentrarti sui benefici che otterrà il tuo potenziale cliente, non sulle caratteristiche del tuo prodotto.
    Apple non spiega quanti pixel ha la fotocamera del nuovo iPhone, mostra all’utente la qualità delle foto che può ottenere;apple-landing-page
  4. Inserisci recensioni o testimonial che spiegano perché hanno creduto in te e che risultati hanno ottenuto;
  5.  Una chiara e visibile Call-to-Action;
  6. Un form di contatti/registrazione per dare la possibilità all’utente di compiere l’azione promessa nella CTA;
  7. Una buona immagine che coinvolga il potenziale cliente, mostrandogli cosa può ottenere da voi.

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Una landing page dedicata alle campagne AdWords è quindi la strada migliore per rendere più competitiva le vostre campagne di acquisizione traffico su Google, non solo in termini di qualità, ma anche per accrescere il CRO e ottimizzare il ROI.

Content Marketing: 10 tool per aggiungere valore ai tuoi post

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Tempo fa abbiamo notato come chiunque desideri trovare una collocazione nel campo del marketing contemporaneo debba ormai dimostrare di avere una certa familiarità con i principali elementi fondanti del digital marketing, SEO includa.

In “10 blog fondamentali per comprendere la SEO” abbiamo scritto:

Possiamo spingerci ancor più in là e dire che anche chi occupa ruoli un tempo lontani da questa attività come autori o blogger, deve ormai fare i conti con ranking, traffico e keyword. […] Fortunatamente i molti marketer che questo mestiere l’hanno col tempo scoperto e costruito scelgono spesso la strada della condivisione: che siano blog, siti web dedicati o corsi di formazione, l’offerta a disposizione di chi vuole entrare in questo settore è davvero ampia e il più delle volte gratuita.

In quell’occasione abbiamo indagato quali sono i migliori blog per chi ha necessità di imparare le basi di questo mestiere ma anche per chi desidera restare sempre aggiornato. La condivisione di materiale non si esaurisce però qui: sono numerosi gli strumenti a disposizione, per dedicarsi ai diversi aspetti di un’attività di digital marketing.

Un importante aspetto è quello della creazione di contenuto: d’altronde “content is king”, ogni buon SEO lo sa bene. Per questo motivo andiamo ora ad indagare alcuni dei migliori strumenti a disposizione di chi vuole dedicare una maggiore attenzione alla produzione di contenuto.

Content Marketing: 10 tool per aggiungere valore ai tuoi post

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Ci siamo occupati spesso all’importanza di produrre contenuto di qualità, senza il quale ogni sforzo per l’impostazione di sito web e campagne sarebbe vano.

In “Is content king? 5 riti indispensabili per incoronare la tua strategia di content marketing” abbiamo osservato che:

Una buona campagna di content marketing non solo catturerà l’attenzione dell’utente e lo porterà sul nostro sito dove diventerà un lead e potrà eventualmente acquistare i nostri prodotti, ma farà anche in modo che il nostro brand possa acquisire un’immagine forte anche al di fuori del processo di vendita.

Certo è che passare dal piano teorico a quello pratico non è sempre così semplice, e creare contenuto valido e di qualità può risultare più impegnativo del previsto. È inoltre importante notare come, mentre molti aspetti del digital marketing si fanno sempre più automizzati, la produzione di contenuto rimane un compito che spetta sempre all’uomo. A sostegno di questa fase creativa abbiamo comunque a disposizione molti strumenti che ci possono aiutare nelle ricerche, nell’editing, nella scrittura o nell’impostazione del design del nostro contenuto.


Strumenti per le ricerche

  • Google Drive

Tra le funzioni recentemente aggiunte alla scrittura di documenti di Google Drive c’è un nuovo strumento per condurre una ricerca su Google senza dover lasciare il documento aperto.

Selezionando “Tools” e poi “Explore” si apre una sezione di ricerca sul lato del documento.

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  • Site:search

Questo piccolo trucco di Google ci permette di attivare una ricerca su Google, circoscrivendola ad un sito specifico: basta digitare la formula site:nomedelsitoweb e poi procedere con la query desiderata. Funziona meglio delle barre di ricerca generalmente inserita nei siti e velocizza la ricerca quando si conosce già il sito di riferimento.

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Si tratta di un data center offerto da Quartz, che fornisce grafici, diagrammi e numeri molto utili in riferimento ad argomenti e keyword delle più disparate.

Se vogliamo puntare su un contenuto educativo ed informativo sarà bene supportare le nostre argomentazioni con dati e grafici chiari.

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Per un contenuto più leggero, che punti maggiormente alla viralità e alla condivisione, possiamo pensare di inserire GIF, che sono sempre di grande richiamo. Questo sito ci permette di accedere ad un vasto catalogo con GIF facilmente condivisibili o embeddabili nel sito; con l’estensione di Chrome la ricerca risulterà ancora più semplice.

via GIPHY


Strumenti per la scrittura

Come dice il pay off stesso, “L’ispirazione può arrivare ovunque. Evernote ti permette di catturare, arricchire e condividere le tue idee su qualunque dispositivo”. Si tratta di uno strumento molto utile per annotare idee, mantenere liste con ispirazioni per articoli, materiale da leggere o per tenere aggiornato un piano editoriale o di pubblicazione sui social media.

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Quante volte ci è successo di avere una consegna ma di non avere idea di cosa potrebbe trattare il nostro post: in questi casi il Blog Topic Generator di Hubspot ci viene in aiuto.

Inserendo alcune keyword relative all’argomento generico che abbiamo pensato di trattare, il sistema proporrà diverse proposte alternative e idee interessanti. Se anche non troveremo il titolo perfetto, avremo una buona base su cui partire nelle nostre riflessioni.

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Strumenti per l’editing

  • Template di calendari editoriali

I calendari editoriali sono strumenti fondamentali per impostare una buona strategia di produzione e pubblicazione di contenuti. Se non abbiamo ancora la giusta esperienza o, perché no, non abbiamo il tempo, per impostare noi un calendario, possiamo affidarci a proposte di template: online se ne trovano numerosi e il più delle volte gratuiti.


Se dovesse capitarci di dover scrivere in inglese, potremmo affidarci a strumenti come Hemingway  App, Grammarly o Correctica per controllare la forma sintattica e linguistica del nostro post.

Con il primo strumento si possono ottimizzare la forma e la sintassi delle frasi, che risulteranno più semplici e immediate.

Con gli altri due potremo identificare errori grammaticali ed essere sicuri di non aver sbagliato lo spelling delle parole o l’utilizzo dei termini scelti. Grammarly inoltre fa un controllo sul possibile plagio.

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Strumenti per grafica e design

Gli strumenti disponibili per aiutarci su aspetti legati al design e alla componente grafica sono molto numerosi: questo perché realizzare un buon contenuto visivo è al giorno d’oggi estremamente importante ma allo stesso tempo non è affatto semplice se non si hanno specifiche competenze tecniche.

Canva offre un catalogo molto esteso di template preimpostati che, una volta selezionati, possiamo modificare a nostro piacimento. Come modalità di utilizzo risulta molto semplice e immediato e gran parte dell’offerta è completamente gratuita.

Inserire titoli accattivanti o immagini semplici ma d’effetto sarà decisamente un valore aggiunto rispetto al contenuto che pubblicheremo, che si tratti di blog o di post sui social network.

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  • Template per infografiche

Come abbiamo detto, le infografiche sono sempre elementi molto importanti per catturare l’attenzione del lettore e aumentare il tasso di condivisione del contenuto.

Se anche preferiamo dedicarci a contenuto scritto come i blog post, è bene lasciare sempre lo spazio per una buona infografica, semplice e chiarificatrice.

Se non abbiamo a disposizione un team di grafici che ci supportino nella creazione delle nostre infografiche, possiamo aiutarci con template gratuiti online; Hubspot, ad esempio, ne offre un campione interessante, vario e soprattutto gratuito.

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Curare il contenuto e ottimizzarlo al meglio sono due elementi fondamentali per ogni strategia di digital marketing ben impostata. Se la tentazione è quella di farsi limitare dalle scarse competenze specifiche nell’editing o nel design, o dalla mancanza di tempo nella ricerca e nella scrittura, questi 10 strumenti faranno la differenza: sono online e gratuiti, non troveremo più scuse!

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E-commerce: 5 mosse per convertire un carrello abbandonato in una vendita

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Bastava un ultimo click.
Invece il tasso di carrelli abbandonati, ossia clienti che hanno messo un prodotto nella shopping cart ma non hanno completato il checkout, può raggiungere percentuali considerevoli.

Un’azienda che ha trasformato la propria idea di business, attraverso una forte presenza digitale e la creazione di un e-commerce, deve necessariamente analizzare il proprio tasso di abbandono per non vanificare gli sforzi profusi nel miglioramento del proprio prodotto, nel contenimento dei costi e nell’implementazione di una strategia di marketing digitale efficace per la promozione delle vendite.

Le cause che portano sì un utente a scegliere un e-commerce preferendolo a quelli dei competitor – validando la strategia SEO o di Programmatic Advertising – ma non a completare il processo di acquisto sono molteplici, alcune delle quali fisiologiche.

Possiamo riassumerle così:

1 – Non è veramente pronto all’acquisto. Era solo una tappa del suo customer journey;
2 – Ha usato il carrello come wishlist: la sua propensione all’acquisto è alta, ha solo deciso di rimandare;
3 – I costi di spedizione non sono trasparenti ed hanno incrementato in modo sosotanziale il prezzo del prodotto;
4 – Non è riuscito a completare il checkout perchè troppo complesso: step lunghi e non chiari;
5 – Non ha trovato un coupon o un codice sconto.

In uno scenario di esperienza multicanale, soprattutto da mobile, il tasso di carrelli abbandonati è – come detto – fisiologico.
L’utente è infatti all’inizio del suo processo decisionale e sta cercando le informazioni sul bene o servizio che intercetta nel miglior modo possibile la sua domanda, per convertirsi in cliente.

La sfida di ogni azienda che si trova ad affrontare questo problema non deve spaventare.
Un carrello abbandonato è un’opportunità che – se sfruttata nel modo giusto – porta ad incrementi sostanziali delle conversioni.

A disposizione ci sono 5 tattiche, tra prevenzione e cura.

E-commerce: 5 mosse per convertire un carrello abbandonato in una vendita.


  • Remarketing

Il remarketing è una tecnica che permettere condotte di recall sull’utente.
Un’azione mirata sugli users che hanno abbandonato il carrello, mostrando annunci che mostrano il prodotto scelto e una buona CTA con un codice sconto a tempo, promette di riportare l’utente proprio allo step che non aveva concluso.

 

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Credit: iMarketSolutions

  • Informazioni chiare in checkout.

Se il proprio modello di business non sopporta la spedizione e il reso gratuiti, almeno per il primo acquisto è d’obbligo.

Comunicarlo in modo chiaro e fornire un coupon per il secondo acquisto aumenta la probabilità di evitare l’abbandono immediato e invoglierà il cliente ad effettuare un secondo acquisto.

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  • Acquisto come ospite o registrazione in 2 step.

Molti degli abbandoni dipendono dalla quantità di dati che gli ecommerce pretendono prima di effettuare l’acquisto.
In molti casi le aziende non hanno neanche gli strumenti per interpretarli in modo efficiente.
Ad ogni modo consentire l’acquisto richiedendo solo i dati necessari è una delle tattiche più efficaci. Se l’utente è onmi-channel ha esperienza nell’acquisto offline ove non c’è registrazione. Abbattere questa barriera diventa strategico, non dimenticando che i dati possono essere comunque richiesti in un secondo step magari in cambio di un forte sconto o di iniziative particolari e dedicate. In aggiunta, il social login che permette a Facebook di condividere i dati dell’utente per registrarsi è – probabilmente ad oggi – la soluzione migliore.

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  • E-mail retargeting

Il fattore chiave. Se un utente ha abbandonato il carrello, abbiamo a disposizione 24 ore per recuperlarlo (e il suo indirizzo mail).

Il timing giusto è dai 30 minuti alle 6 ore per inviare una buona mail contenente un messaggio chiaro e la foto del prodotto che il cliente ha inserito nel carrello. Domandargli indirettamente il motivo del suo abbandono, informandolo sulla scarsità di tempo o di scorte a magazzino sono una leva molto forte per riportarlo sul sito e fargli completare l’acquisto.
Il design della mail gioca un ruolo altrettanto importante. Come una buona landing-page aumenta le conversioni nell’acquisizione traffico delle programmatic advertising, così una mail ben struttura e ben disegnata aumenta la probilità di ritorno al checkout.
Questi 3 esempi, sottolineano come sia startup che grandi imprese utilizzano questa tecnica per il recupero del cliente.

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  • Rapporto Personale

Mettere a disposizione una linea telefonica dedicata o una chat da cui attingere a nuove infomrazioni e offrire aiuto nel processo di acquisto renderà l’esperienza dell’utente più personale e coinvolgente, dimostrando un’attenzione e una cura che – oltre a differenziare l’azienda dal proprio mercato di riferimento – renderà affidabile e sicuro il rapporto.

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Queste 5 tecniche che agiscono sia preventivamente proprio sulla pagina checkout dell’ecommerce, sia come cura per diminuire il tasso di abbandono, portano davvero ad un incremento del tasso di conversione in un mercato – quello dei carrelli abbandonati – che vale 32 miliardi di euro solo in Italia come dimostrato da uno studio di Corriere Comunicazioni.

Qualunque sia il mercato di riferimento, comprendere le cause che portano un utente – che ha già espresso un desiderio – a lasciare incompiuto il suo processo di acquisto e correggerle analiticamente, permetterà un forte incremento delle vendite e darà la possibilità alle aziende di dare una valutazione economica di ritorno dell’investimento ad ognuna delle strategie indicate, arrivando verticalmente ad assegnare un valore economico addirittura ad ogni singola mail inviata.

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Live Chat: come impostarla in 4 mosse

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Con il 2016 ormai quasi alle spalle è tempo non solo di bilanci, ma anche di pensare al futuro e a cosa ci riserverà l’anno prossimo. Nel nostro articolo “Facebook e Google: 4 nuove funzioni che devi assolutamente conoscere”, abbiamo già dato uno sguardo ad alcune delle nuove funzioni offerte dai due principali attori del web contemporaneo. È in questo contesto che ci siamo soffermati sui Messenger Bot, affermando:

Nonostante [una] forte dichiarazione di interesse da parte degli sviluppatori, sembra che Messenger sia ancora percepito dal grande pubblico come uno strumento semplice per la messaggistica istantanea e non. Per questo motivo Facebook sta impegnando sempre più energie nella promozione di bot, ma soprattutto per informare ed educare il pubblico sul loro valore pratico.

Più in generale, sono sempre di più i canali a disposizione delle aziende che vogliono tentare di instaurare un’interazione più diretta con i propri clienti. Facebook è certamente una piattaforma  che offre enormi opportunità a business di ogni genere, ma le live chat non sono uno strumento confinato a questo social e le possibilità offerte dal mercato sono molto più ampie. Vogliamo ora approfondire proprio come le live chat possano essere sfruttate dalle aziende.

Secondo uno studio di eMarketer, le vendite totali tramite e-commerce hanno raggiunto i 1.915 trilioni di dollari nel 2016, che consistono nell’8,7% di tutta spesa per vendite al dettaglio globali. Si ritiene che, mentre il ritmo di crescita delle spese al dettaglio è piuttosto controllato, la fetta di vendite on line continui a crescere rapidamente, con una prospettiva di crescita di circa il 20% per il prossimo anno. Le previsioni più a lungo termine ci dicono che le vendite tramite e-commerce cresceranno fino ai 4.058 trilioni nel 2020, ovvero il 14,6% delle vendite annuali totali.

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Se quindi da un lato le vendite online sono destinate a crescere esponenzialmente nei prossimi anni, dall’altro la sensazione dei clienti è invece quella di una disconnessione e perdita di personalizzazione del processo di acquisto. Aprirsi al mercato online può significare ampliare le proprie possibilità di guadagno, ma la cura al cliente non deve essere abbandonata.

Per questo motivo, molte aziende optano per inserire la funzione di live chat all’interno del loro e-commerce: si tratta di una fondamentale opportunità per entrare in contatto con il cliente e offrirgli il supporto necessario a finalizzare l’acquisto. Non è solo uno spazio per fornire rapidamente risposte al cliente, ma anche per affinare e migliorare le procedure di vendita aziendali.

Live Chat: come impostarla in 4 mosse

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Le live chat sono strumenti per fornire supporto rapido e on-demand, direttamente dall’interno del sito: in questo modo l’azienda può rispondere alle domande del cliente, risolvere problemi e concludere la vendita. Allo stesso tempo, questo sistema permette ai responsabili delle vendite di monitorare il comportamento dei clienti all’interno del sito e quindi di definire un servizio personalizzato e di ottimizzare il sito web per aumentare le vendite stesse.

Lo studio “Making Proactive Chat Work” di Forrester Research ha dimostrato che:

“Many online consumers want help from a live person while they are shopping online; in fact, 44% of online consumers say that having questions answered by a live person while in the middle of an online purchase is one of the most important features a Web site can offer.”

È stato inoltre dimostrato che le live chat aiutano le aziende a risparmiare sia sul tempo che i dipendenti devono dedicare al customer support (possono impegnarsi in più conversazioni contemporaneamente), sia sulle spese telefoniche: si abbassa il tempo e il costo dell’interazione media tra supporto e cliente, ma si alza la sua efficacia.

Si tratta quindi di uno strumento importante per aumentare le vendite: una volta che l’utente entra in relazione con un addetto al customer support che è in grado di comprendere di cosa ha bisogno, il dipendente della nostra azienda sarà in grado di rispondere a queste necessità, ma anche di raccomandare ulteriori acquisti.

Inserire questa funzione all’interno dei nostri strumenti di vendita ci permetterà di differenziarci rispetto al panorama delle altre aziende con le quali siamo in competizione: non è infatti una possibilità sfruttabile solo da grandi aziende con importanti strutture di vendita, ma si adatta bene anche alle necessità di piccoli business che vogliono puntare sulla cura e assistenza del cliente. Vediamo ora alcuni consigli su come impostare le live chat in 4 semplici mosse.


  • Definisci i tuoi obiettivi

Per prima cosa dobbiamo definire gli obiettivi e le aspettative rispetto all’utilizzo della funzione di live chat. Le possibilità sono tante: possiamo sfruttarla per migliorare l’efficacia complessiva del sito come strumento di vendita, per raccogliere maggiori insights sui nostri visitatori, aumentare il conversion rate, aumentare il numero dei lead o delle opportunità di vendita.

Se siamo al nostro primo tentativo, possiamo scegliere uno solo di questi obiettivi per condurre una fase di test.


  • Fai un periodo di prova

I software a disposizione per inserire la live chat sul sito sono tanti (qui una selezione) e la maggior parte di questi ci permettono di testare il prodotto e le sue caratteristiche per un breve periodo.

Alcuni dati che possiamo tenere conto nel valutare se la nostra strategia sta risultando vincente sono:

  • il volume delle chat aumenta ogni giorno e siamo in contatto con numerosi clienti;
  • il bounce rate delle pagine con la chat è in calo;
  • l’utente è passato con successo dall’essere visitatore a lead a cliente;
  • abbiamo ottenuto informazioni utili su come migliorare il nostro sito in funzione delle vendite.

  • Attiva la live chat

1 – È importante che la chat sia inserita in modo armonico rispetto al design e alla struttura del nostro sito. L’ideale è personalizzarne la grafica per integrarla al meglio con il resto del sito web: in questo modo gli utenti la percepiranno come una fase del flusso di navigazione interno e saranno più propensi ad utilizzarla.

2 – Un altro aspetto fondamentale è la scelta delle pagine sulle quali inserire la chat. Quest’ultima non deve infatti comparire in ogni pagina del sito, ma solo in quelle più qualificate all’interno del funnel di conversione, come ad esempio le schede del prodotto, le pagine con la descrizione di prezzi e specifiche del servizio, quelle che offrono sconti, demo o periodi di prova.

3 – È importante spingere sulla personalizzazione della chat e sull’instaurare un rapporto diretto e credibile con il cliente: per questo motivo si consiglia di aggiungere il nome e la foto del responsabile del customer support che interagisce in chat.

4 – Scegliere un software per live chat che si possa integrare con il nostro CRM ci faciliterà grandemente il processo di conversione, mantenimento del contatto e monitoraggio dei risultati.

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  • Misura i dati e migliora

Questo momento è come sempre fondamentale. Difficilmente la prima strategia che tenteremo sarà in grado di portarci fin da subito agli obiettivi che ci siamo prefissati.

In questa fase è molto utile fare una riflessione su quello che possiamo chiamare il dato della responsabilità: nell’impostare lo strumento delle live chat vengono chiamate in causa diverse competenze, quella del reparto marketing, sales e customer support. Ogni figura ha una responsabilità precisa all’interno del processo e il controllo dei risultati deve essere ripartito per ogni sezione, per capire dove e quando migliorare o fare dei cambiamenti.

live-chat


Come abbiamo visto le live chat sono uno strumento molto utile per sostenere il processo di vendita e di conversione, adatto anche a piccole aziende che vogliono puntare su un rapporto più vicino con i loro clienti. In generale, saranno di grande aiuto per abbattere il bounce rate, aumentare le conversioni e affinare la profilazione degli utenti che visitano il nostro sito.

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