Instagram stories vs. Snapchat stories: chi vincerà la battaglia?

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Ogni volta che ci siamo occupati di Social Media Marketing abbiamo sempre avuto la premura di ribadire un aspetto fondamentale per padroneggiare questa disciplina: ogni social si distingue per caratteristiche e proprietà specifiche e noi dobbiamo essere in grado di comprendere quale ci permetterà di raggiungere la nostra target audience e i nostri obiettivi.

Il primo passo di ogni marketer che vuole impostare una buona strategia sarà sempre la definizione di obiettivi precisi: vogliamo far crescere la nostra brand awareness, fare lead generation o acquisire traffico qualificato? Una volta impostati questi obiettivi, dovremo compiere delle scelte chiare su due aspetti fondamentali: quale social sarà l’ospite ideale per la nostra campagna e che tipo di contenuti vorremo proporre.

Come abbiamo visto nel nostro recente articolo “Social Media Marketing e Google Analytics: come misurare i risultati delle campagne”, ci sono molti dati che possiamo utilizzare per non commettere errori in questa fase.

I social si prestano ad ospitare contenuto di diverso genere; con un’analisi demografica possiamo dunque scegliere il tipo di contenuto più adatto al nostro pubblico e avere un’indicazione del genere del nostro utente tipo ci dirà anche che linguaggio parlare e che tono utilizzare.

Se abbiamo un’attività orientata ad un pubblico di aziende o di esperti di settore, ci dovremo impegnare a sviluppare un’efficace presenza su LinkedIn; se invece vendiamo un prodotto specifico per un pubblico molto giovane, sceglieremo di presidiare canali come Snapchat o Instagram.

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Il panorama dei social network è però sempre in costante evoluzione: di frequente sono disponibili nuovi aggiornamenti e vengono rilasciate nuove funzioni.

Da un lato questo significa offrire nuove possibilità di produzione e condivisione di contenuto, dall’altro spesso questa corsa alle nuove funzioni si traduce in una certa omologazione nelle proposte.

L’esempio più evidente è stato sicuramente l’aggiunta delle “Stories” all’offerta di Instagram, che dalle originali Snapchat Stories riprendono il concetto, la realizzazione e, perché no, addirittura il nome.

Ci siamo già dedicati alla somiglianza tra le Stories offerte dai due social ma a qualche mese di distanza dal lancio della nuova funzione di Instagram possiamo cercare ora di fare qualche bilancio e cercare di capire se possiamo già decretare un vincitore.

Instagram Stories vs. Snapchat Stories: chi vincerà la battaglia della popolarità?

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È ormai fuori discussione che Snapchat detenga tra i social la leadership nel campo della messaggistica istantanea ed effimera. Facebook è sempre stato alla rincorsa: nel 2012 ha provato a lanciare Poke, un’app per mobile molto simile al competitor; nel 2014 ci ha riprovato con Slingshot e in seguito ha avanzato la possibilità, ancora mai realizzata, di rendere i messaggi di Facebook Messenger temporanei.

Tutti questi tentativi si sono rivelati fallimentari, così come la proposta di acquisto della piattaforma. L’ultimo sforzo compiuto per risolvere questa distanza con il social rivale è stata proprio l’introduzione delle Instagram Stories (Facebook ha comprato Instagram nel 2012).

Abbiamo già approfondito le caratteristiche essenziali dei due social che andremo a prendere in esame: in “Social Media Marketing: a lezione di Snapchat dai grandi brand” ad esempio, abbiamo studiato come Snapchat possa essere utilizzato anche dalle aziende per avvicinarsi alla fascia di utenti tra i 18 e i 25 anni, mentre in “Instagram e Social Media Marketing: il profilo perfetto in 5 mosse” ci siamo concentrati su come ottimizzare il nostro profilo.

Delle somiglianze tra le due Stories si parla spesso e noi le abbiamo riassunte così:

          • Il nome “Instagram Stories” troppo simile a “My Story”;
          • La storia personale – composta da 100 tra immagini e video – è condivisa con i follower per 24 ore;
          • La possibilità di aggiungere testo, emoji, sticker e filtri;
          • Commenti e reazioni restano privati;
          • Le nuove storie dei profili seguiti maggiormente – mostrati in alto con un avatar – sono messe in risalto, segnalate da un cerchio colorato.

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Il CEO di Instagram Kevin Systrom si è espresso proprio su queste caratteristiche simili e ha detto a TechCrunch:

They deserve all the credit. When you are an innovator, that’s awesome. Just like Instagram deserves all the credit for bringing filters to the forefront. This isn’t about who invented something. This is about a format, and how you take it to a network and put your own spin on it.

Nonostante Instagram e Snapchat siano social network basati su immagini e video e si rivolgano ad una target audience simile, per molti offrono due esperienze completamente diverse. Potremmo dire così, Snapchat cerca di catturare il presente, mentre Instagram ospita ricordi – ritoccati – del passato.

Ci sono alcune differenze specifiche che vale la pena notare:

  1. Snapchat cerca di promuovere un coinvolgimento rapido e temporaneamente limitato attraverso la condivisone continua di snap. Su Instagram il contenuto è permanente nel feed e temporaneo con le storie: si cerca quindi di generare un senso di urgenza fornendo però anche contenuto coerente e costante (è ammesso anche fare screenshot e salvare le storie);
  2. In entrambi i casi sono offerti filtri applicabili a foto e video. Snapchat offre anche geofiltri e filtri che sfruttano il riconoscimento facciale e motorio, ad oggi molto popolari, mentre la proposta di Instagram è più limitata;
  3. Come per tutti i social media, anche in questi casi gli hashtag sono utilizzati per segnalare tematiche attuali, ma in Snapchat gli hashtag non hanno alcuna funzione di ricerca.

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L’inserimento in Instagram di questa nuova funzione è presto spiegato: puntando ad un target audience simile, è normale che cerchi di sfruttare la sua componente visuale secondo modalità che risultano già ampiamente vincenti per la competizione.

Se guardiamo ai numeri, all’inizio del 2015 la crescita di Instagram ha visto un certo rallentamento, nonostante i suoi 300 mln di utenti attivi giornalmente; dall’altra parte invece, Snapchat conta più di 100 mln di utenti attivi ogni giorno che spendono almeno mezz’ora del loro tempo a condividere snap, e questo dato è in costante crescita anche al di fuori del mercato americano.

Nonostante il grande volume di utenti, il limite di Instagram sta proprio nel modo in cui è utilizzato da quella fascia di età così importante per il mercato, i teenagers. Mentre Snapchat è visto come uno strumento più immediato e momentaneo, e quindi se ne fa un uso continuo, condividendo una maggior quantità di contenuto fotografico anche se di qualità inferiore, Instagram è invece utilizzato per immortalare momenti significativi o esclusivi e si cerca quindi di pubblicare le foto nella migliore qualità possibile, il ché rende la frequenza di pubblicazione certamente più rada.

Se l’introduzione delle Instagram Stories doveva a detta di molti segnare la fine del social rivale, è indubbio invece che il volume di utenti di Snapchat sia destinato ad aumentare: a qualche mese di distanza dal lancio sembra proprio non ne abbia risentito molto.

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Per restare rilevante Instagram deve offrire ai brand qualcosa di più del solo bacino di utenti, per quanto ampio esso sia. Se è vero che il 47% degli utenti di Instagram utilizza anche Snapchat (con picchi al 59% nella fascia di età tra i 16 e 24 anni), sembra che anche cercando di colmare le distanze rispetto al tipo di offerta proposta Instagram non sia ancora in grado di spingerli ad abbandonarne completamente l’utilizzo.

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Il terreno su cui questi due social si danno battaglia è in costante evoluzione e sicuramente continueremo ad assistere a nuovi rilasci e all’introduzione di funzioni sempre più aggiornate. Chi dei due saprà offrire ai suoi utenti nuove possibilità per esprimere creatività e condividere contenuto sempre nuovo e originale saprà mantenersi rilevante: forse per questo motivo la strada dell’omologazione dell’offerta non si rivelerà poi così vincente.

Se hai bisogno di una consulenza specifica e di un’analisi sullo stato delle tue attività di social media marketing e di lead generation, compila questo form.

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7 funzioni di Google AdWords che non sapevi esistessero

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Google Adwords è probabilmente lo strumento più efficace per acquisire traffico qualificato e farlo atterrare sul vostro e-commerce al fine di incrementare gli acquisti e il conversion rate.

Quando la domanda del bene o servizio è espressa ossia quando gli utenti accedono a Google e digitano una query di ricerca inerente al prodotto che vendete, è possibile intercettarla attraverso la pubblicazioni di annunci sponsorizzati profilati e dirottarla verso una landing page dedicata che permetterà all’utente di acquistare e – al vostro e-commerce – di generare una conversione.

Nella sezione dedicata a Google Adwords del nostro blog, abbiamo analizzato verticalmente i temi della nuova extra headline, l’incremento del CTR degli annunci, l’importanza di una landing page dedicata, le 10 migliori tattiche di remarketing e gli errori da evitare per ottimizzare il conversion rate.

CTR, pertinenza, landing page: ora abbiamo tutti gli strumenti per convertire efficacemente da Google Adwords e per incrementare il ROI del modello di business.

In questo articolo ti spieghiamo invece come raffinare – attraverso 7 funzioni inusuali – i tuoi annunci e vincere l’asta con i competitor, rendendo le tue campagne AdWords così ottimizzate per la tua audience da risultare irresistibili.

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7 funzioni di Google AdWords che non sapevi esistessero

Negli anni Google Adwords è diventato uno dei tool strategici che aiutano le aziende ad acquisire traffico qualificato e a posizionarsi per keyword corrette in SERP.

Per ottenere un punteggio di qualità più elevato, “biddare” a prezzi inferiori, raggiungere un’audience davvero propensa all’acquisto ed incrementare l’indice di conversione legato al tuo obiettivo puoi utilizzare queste 7 funzioni che sono solitamente inutilizzate anche dai marketer più esperti.


  • Campagne solo “chiamata”

Secondo Google, il 70% degli utenti che effettuano una ricerca da mobile cliccano – e chiamano – il numero di telefono associato agli annunci.

Phone calls are still an important channel for research and purchasing, with 70% of mobile searchers reporting they click to call directly from the search results to connect with a business.

Per permettere alle aziende di soddisfare questa richiesta, Big G. ha introdotto nel 2015 le “Call-Only Campaigns”.

Strutturate solo per le ricerche da device mobili, queste campagne danno più rilevanza visiva al numero, restringendo al minimo le linee di testo e permettono di convertire ogni click in una telefonata diretta dal vostro potenziale cliente.

What phone numbers can do:

  • Encourage calls to your business by showing your phone number on your ad.

  • Display a clickable call button with your ad (on high-end mobile devices).

     

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  • Ad Extesnions

Hai sicuramente notato che alcuni annunci, solitamente quelli che occupano le prime posizioni, appaiono più “sostanziosi” di altri e hanno delle funzioni extra.

Questo succede quando vengono implementate le “ad extensions” che permettono di incrementare notevolmente il CTR, aumentare le impressioni e migliorare la user experience degli utenti.

Ecco una breve lista delle estensioni possibili:

  1. SiteLink: permettono di aggiungere link extra come i contatti, la categoria dei prodotti e il blog, aiutando gli utenti a trovare quello che cercano.
  2. Call Extension: ti aiutano ad incrementare il numero di telefonate ricevute, molto utile se – ad esempio – hai un locale o un ristorante.
  3. Callout Extension: danno la possibilità di aggiungere testo informativo come gli orari di apertura e un codice sconto.
  4. Local Extension: servono per far trovare il tuo luogo fisico agli utenti nelle vicinanze.
  5. Review Extension: incrementano la tua reputazione, mostrando le recensioni collegate alla tua azienda o ai tuoi prodotti.
  6. APP Extension: linkano direttamente agli store iOS o Android in cui è possibile scaricare la tua app.
  7. Structured Snippets: Permettono di incrementare il testo descrittivo riguardo i prodotti o servizi che vendi.

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  • Customer Match

Se hai condotto una buona campagna di lead generation, hai a disposizione un database di email dei tuoi potenziali clienti.

Con la funzione di retargeting di AdWords puoi “colpire” esattamente quelli utenti quando navigano, quando effettuano una ricerca, guardano un video su YouTube o aprono le mail di Gmail.

Puoi ovviamente richiamare il prodotto a cui sai sono interessati, fare up-sell e cross-sell o mostrare loro le ultime novità del tuo business.


  • Ad Customizers

Ad customizers permette di modificare “real-time” il copy del tuo annuncio a seconda della query di ricerca dell’utente. Se hai molti prodotti nella stessa categoria – ad esempio – diversi modelli di stampanti, hai la possibilità di “matchare” l’annuncio esattamente con il prodotto cercato dall’utente in quel momento.

Puoi anche impostare un countdown che mostra i giorni rimanenti allo scadere di un’offerta o di uno sconto: la leva della scarsità di magazzino e di prezzo è una delle più forti per ottenere la conversione:

Intercettali attraverso le regole classiche della promozione delle vendite, pubblicizzando un codice sconto o facendo leva sulla scarsità di tempo o di magazzino.

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  • Interest Targeting

Adwords = keyword? Equazione superata.

Attraverso la rete display è possibile targettizzare per interessi esattamente come fai su Facebook: questa funzione incrementa sostanzialmente le probabilità che le tue inserzioni raggiungano un target effettivamente interessato al prodotto relativo.

  1. In-market Audiences: per raggiungere l’audience che sta cercando il servizio che vendi, usa in-market audience. Google utilizza i cookie installati nel browser degli utenti per mostrare le tue campagne solo alle persone che hanno visitato siti nel tuo segmento di mercato, non facendoti sprecare budget con utenti non in target.
  2. Affinity Audience: in questo caso Google classifica gli utenti per interessi ed identità; questo significa che un utente può non aver mai effettuato una ricerca nel tuo mercato, ma non per questo essere meno interessato ai tuoi prodotti.

 


  • Download delle App

Se il tuo e-commerce ha anche un’app dedicata, puoi usufruire del servizio App Promotions Ads.

Un adv davvero ben studiata che elimina alcuni step non essenziali e permette agli utenti di scaricare immediatamente l’applicazione dal proprio device mobile.

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  • AdWords Editor

L’Adwords Editor ti aiuta a mantenere le tue inserzioni nelle prime posizioni: è un’app per desktop da cui puoi gestire diversi account ed editare gli annunci anche offline.

La migliore opportunità di questo strumento è il guadagno di tempo rispetto alla versione web-based.

Le funzioni principali sono:

  1. vista delle funzioni differenti dell’account nello stesso momento
  2. editare gli annunci
  3. usare gli shortcut della tastiera per spostarsi all’interno della piattaforma
  4. opzioni undo/redo eseguibili facilmente
  5. editor di massa

Queste 7 funzioni di Adwords, combinate con i consigli della sezione dedicata a Google AdWords del nostro blog, possono davvero incrementare impressioni, CTR e CPA delle tue campagne per raggiungere gli obiettivi di conversioni che massimizzano il tuo ROI.

Se hai bisogno di una audit più specifico e di un’analisi sullo stato delle tue campagne su Google Adwords, compila questo form.

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Come Fare un Set Up di Goolge Analytics Perfetto con Google Tag Manager

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Per iniziare a valutare le performance dei tuoi investimenti online e delle tue ottimizzazioni il primo passo consiste nell’installare il codice di google analytics sul proprio sito. Sembra una cosa facile, ma avere un set up perfetto sia lato tecnico che lato normativa della privacy non è affatto scontato.

 

Guardiamo insieme tutti i passaggi per installarlo tramite tag manager…. Ti stai chiedendo perché? Perchè è più facile, veloce e flessibile. E soprattutto dovrai mettere mano al codice sorgente una sola volta.

1.Creare un account Tag Manager

Andiamo al seguente indirizzo e facciamo click su “crea un account”, inserendo il nome della società di riferimento e il sito internet. Facciamo subito una precisazione. Se siete la società X e avete 2 siti a e b il vostro account si chiamerà X e i vostri container continer a.it e b.it

gtm

Dopodichè troverete nell’interfaccia il seguente il codice GTM da inserire subito dopo il tag body del vostro sito (e su tutte le pagine).

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2.Creare il tag Google Analytics

Per prima cosa creiamo la variabile del vostro UA -xxxx -x che trovate nel pannello di amministrazione di google analytics, sotto proprietà, impostazioni proprietà. Andate su tag manager, nella sezione variabili, create una nuova variabile di tipo costante e inserite all’interno il vostro UA.

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Adesso siamo pronti per configurare il tag. Andate nella sezione tag e create un Google Analytics Tag di tipo Universal. Per prima cosa dove c’è scritto variabili fate click sul mattoncino e cercate la vostra variabile UA.

gtm

Adesso impostiamo i campi aggiuntivi. Il primo, importantissimo per essere a norma con la cookie law, è inserire anonymize IP. Poi inseriamo il nome del dominio e gli diciamo che forse in futuro avrò bisogno di fare un cross domain (non si sa mai ;). Infine se avete un sito piccolo, che non fa troppe hit, potete inserire il campo che dice ad analytics di calcolare la velocità di caricamento sulle pagine (site speed sample rate) su un campione del 100% degli utenti. (altrimenti è il 2% di default).

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Dopodichè aggiungiamo eventuali custom dimension e custom metric. Trattandosi di un set up base facciamo solo un esempio. Se utilizziamo la variabile custom pageCategory dobbiamo prima creare una variabile datalayer così come da immagine:

variabile-datalayer

e poi aggiungiamo l’indice (il solito che imposterete su GA) e la variabile al tag.

pagecategory

Infine aggiungiamo l’ultimo campo, sempre trascurato, ma molto utile. In impostazioni avanzate mettiamo “true” nel campo enhanced link attribution. Questo vi permetterà di avere dei dati precisi nel report in-page analytics. Grazie a questa piccola modifica il report adesso vi dirà esattamente la % di click su quel bottone (senza la quale invece vi riporta la stessa somma per tutti i bottoni che puntano alla stessa pagina).

inpageanalytics

Ora che abbiamo finito la configurazione mettiamo l’attivatore, cioè quando deve partire il tag di analytics. Ovviamente su tutte le pagine. Su GTM trovate di default questo attivatore e lo aggiungete. Infine salvate e pubblicate
publish

3.Controllo dell’implementazione

 

Per vedere se tutto funziona correttamente andate su google analytics, nella sezione report real time,  e controllate se state ricevendo traffico.

ga-check

 

Adesso siamo sicuri che state leggendo dati corretti e a norma di privacy.

Se ti è piaciuto l’articolo e ti va di approfondire il mondo della web analytics qui trovi un articolo sui migliori corsi e libri da seguire per ampliare la tua conoscenza.

 

Ci vediamo al prossimo tutorial!

Buona analisi a tutti

Social Media Marketing e Google Analytics: come misurare i risultati delle campagne

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Nella nostra sezione sulla Social Media Optimization abbiamo proposto numerose guide o consigli su come ottimizzare al meglio le campagne marketing per migliorare il conversion rate e incrementare le vendite.

Abbiamo proposto consigli sui tool perfetti per ottimizzare tempo e risorse, sugli strumenti indispensabili per sostenere campagne di content marketing e recentemente abbiamo scritto sui 20 tool definitivi per il Social Media Marketing.

Dalla creazione di un’audience perfettamente profilata, a come costruire una solida campagna adv, è possibile per il tuo brand creare un funnel di conversione funzionante e misurabile.

Nelle diverse occasioni in cui abbiamo esplorato gli aspetti fondamentali per l’impostazione di una campagna di social media marketing efficace, non è mai mancato un elemento essenziale: la misurazione e analisi finale dei risultati.

Per stabilire se una campagna è stata di successo o meno, non possiamo che analizzare i risultati ottenuti. Accedere regolarmente a strumenti come Google Analytics può però dirci molto di più: possiamo ad esempio conoscere quale delle campagne attivate ha ottenuto il maggior numero di conversioni, dove i nostri visitatori sono localizzati, qual è il profilo di utente che visita maggiormente il nostro sito e che tipo di contenuto proposto genera il maggior traffico.

Un ottimo modo per sfruttare le numerose potenzialità di Google Analytics è entrare nel dettaglio dei risultati delle nostre campagne sui social media, ormai sempre più utilizzate dai marketer per stimolare le vendite e promuovere brand awareness.

Quelli che proponiamo ora sono 3 passaggi fondamentali per impostare le misurazioni su Google Analytics della tua campagna di Social Media Marketing.

Social Media Marketing e Google Analytics: come misurare i risultati delle campagne

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Google Analytics ci fornisce informazioni cruciali sulle diverse attività che gli utenti portano avanti sul nostro sito: impostarlo è piuttosto semplice e soprattutto gratuito, con pochi passaggi saremo in grado di accedere ad un’ampia gamma di dati.

Tuttavia, proprio per la varietà di reportistica fornita, muovere i primi passi sulla piattaforma può essere abbastanza complesso: il nostro consiglio per chi è alle prime armi è quindi di dedicare un po’ di tempo alla lettura di qualche guida essenziale. Avere un’idea della struttura generale della piattaforma ci permetterà di identificare quali sezioni forniscono i dati che più ci possono essere utili.

Oggi vogliamo in particolare dedicarci a come sfruttare Google Analytics per misurare l’efficacia della nostra presenza sui social media e che misure adottare per ottimizzarla.

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  • Studia il traffico

Per condurre un’analisi del genere dobbiamo innanzitutto verificare che tipo di traffico è generato dalla nostra presenza sui diversi social.

Entrando nella sezione “Acquisizione”, dobbiamo selezionare “Tutto il traffico” e infine “Canali”. Mettendo a confronto il traffico derivato dai social e quello da altri canali, saremo subito in grado di comprendere l’impatto che i social media hanno sul nostro sito.

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Se il nostro brand, e conseguentemente il nostro sito, è relativamente nuovo, potremmo ottenere risultati come quelli qui sotto.

È chiaro che in una tale situazione non dobbiamo perdere tempo e dobbiamo definire una strategia di social media marketing che ci porti nuovo traffico.

Il prossimo passaggio sarà dunque concentrarci su due sezioni in particolare: Pubblico e Acquisizione. Il nostro obiettivo è quello di individuare:

  1. qual è il social media presidiato che ci potrebbe garantire i migliori risultati;
  2. se l’audience targettizata per i diversi social corrisponde ai visitatori del nostro sito;
  3. che tipo di contenuto renderà più efficace la nostra campagna.

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  • Individua su che social puntare

Sempre nella sezione Acquisizione dobbiamo concentrarci sul traffico ottenuto tramite i social network, o social referral traffic.  Otteniamo così la lista dei social network presidiati e il volume di traffico generato da ciascuno di questi.

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Un risultato come quello che vediamo nell’esempio ci dice che da Facebook è arrivato il maggior numero di interazioni con il nostro sito, ma anche che Twitter ci ha garantito lo stesso volume di visualizzazioni di pagina e addirittura un numero più alto di visualizzazioni di pagina per sessione.

Sappiamo quindi che potremmo strutturare una strategia social che faccia di Facebook e Twitter i due strumenti di comunicazione principali.

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  • Studia la tua audience

Arriviamo ora ad un punto importante: la nostra audience.

Conoscere al meglio la nostra audience è l’elemento portante di ogni buona campagna marketing: osservando i dati offerti da Google Analytics possiamo indagare quali siano le caratteristiche del nostro utente tipo e profilarlo al meglio. Possiamo sapere l’età, il genere, il luogo di residenza, gli interessi e il device preferito di chi naviga sul nostro sito. 

Gli aspetti chiave che dobbiamo andare a considerare per strutturare le nostre future campagne sono i Dati Anagrafici e quelli Geografici.

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  • Analisi demografica

Sia che vogliamo rafforzare la nostra strategia o che vogliamo cambiarla radicalmente, dobbiamo confrontare le nostre scelte su quali social presidiare con i dati raccolti su qual è il nostro target demografico.

Nel caso che abbiamo preso ad esempio, tramite Google Analytics scopriamo che la fascia di età su cui dobbiamo puntare è principalmente quella degli uomini tra i 25 e 34 anni.

Se, come abbiamo visto prima, ci conviene puntare su campagne di promozione su Facebook e Twitter, ora sappiamo anche che la nostra strategia dovrà attirare questo tipo di pubblico; se invece nel nostro target demografico si rivelassero i giovani tra i 18 e 24 anni, potremmo pensare a campagne diverse, magari esplorando le potenzialità di social più adatti come Snapchat.

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Come abbiamo scritto in “Is content king? 5 riti indispensabili per incoronare la tua strategia di content marketing”, i social si prestano ad ospitare contenuto di diverso genere, con un’analisi demografica possiamo dunque scegliere il tipo di contenuto più adatto al nostro pubblico e avere un’indicazione del genere del nostro utente tipo ci dirà anche che linguaggio parlare e che tono utilizzare.

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  • Analisi geografica

Google Analytics non solo ci permette di sapere da dove nel mondo i nostri utenti hanno cliccato sul nostro sito, ma anche da quale città. Questo tipo di dato è particolarmente importante per le campagne social: ci permetterà di restringere il target reach e di impostare strategie più mirate, con prospettive di conversione più alte.

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Altri aspetti che possiamo considerare per affinare la nostra profilazione sono gli Interessi, la Tecnologia preferita e che Comportamento hanno adottato generalmente gli utenti che hanno visitato il nostro sito.

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Una volta definito l’utente target e il social network di riferimento saremo in grado di definire e impostare una campagna social media marketing efficace.

Se, come nel caso finora analizzato, il nostro è un brand giovane che non ha ancora approfondito le potenzialità di una forte presenza sui social network, abbiamo ottenuto alcuni dati fondamentali per impostare una strategia di partenza.

Se invece la nostra azienda è già attiva da qualche tempo, dobbiamo evitare di cambiare drasticamente la nostra strategia. Se vogliamo esplorare l’utilizzo di una piattaforma social nuova o ottimizzare la nostra presenza sui canali che già presidiamo, possiamo scegliere di concentrarci su un social alla volta e lanciare campagne specifiche in momenti diversi. 

Controllando regolarmente la reportistica offerta da Google Analytics possiamo capire se la strategia adottata porta i risultati sperati e quale dei diversi social più si adatta al nostro brand.

Analizzare i dati forniti per definire audience e social di riferimento ci permetterà di far sì che le nostre campagne centrino i giusti obiettivi e che le innumerevoli possibilità offerte dai social network in termini di fidelizzazione di pubblico, creazione di brand awareness e aggancio di nuovi clienti non vadano sprecate.

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Is content king? 5 riti indispensabili per incoronare la tua strategia di content marketing

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Content is king.

Non ci stancheremo di ripeterlo.

Come abbiamo scritto in “Come 5 grandi brand utilizzano le nuove regole del content marketing”:

Il content marketing è una delle armi più raffinate che hanno a disposizione le aziende per vincere la battaglia del posizionamento ottimale in SERP, dell’acquisizione di lead qualificati, dell’aumento dell’audience e trionfare nella guerra delle vendite e dell’ottimizzazione del conversion rate.

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Tutto inizia con una query di ricerca, con la quale l’utente intende cercare informazioni rilevanti e contenuto di alta qualità. Il content marketing è quella pratica di creazione e condivisione di contenuto che sia informativo, utile e interessante per potenziali clienti.

Una buona campagna di content marketing non solo catturerà l’attenzione dell’utente e lo porterà sul nostro sito dove diventerà un lead e potrà eventualmente acquistare i nostri prodotti, ma farà anche in modo che il nostro brand possa acquisire un’immagine forte anche al di fuori del processo di vendita.

Catturare gli interessi del potenziale cliente non basta: è altrettanto importante continuare a rinforzare la connessione tra questo e la nostra azienda. Non vogliamo semplicemente che l’utente clicchi e se ne vada ma che continui a leggere, a esplorare e in seguito si ricordi di noi e torni sul nostro sito: solo del buon contenuto, ben ottimizzato e postato regolarmente potrà farci ottenere i risultati che cerchiamo.

Secondo il Content Marketing Institute il 70% dei marketer intervistati ha dichiarato di essersi impegnato nel 2015 nella creazione di contenuto più di quanto abbia fatto l’anno precedente. Questo dato non solo ci conferma l’importanza sempre crescente del content marketing, ma ci fa notare un altro aspetto importante: la competizione si fa certamente sempre più serrata.

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Per poter emergere tra l’agguerrita concorrenza e rimanere rilevanti, è importante pianificare intelligentemente la nostra produzione e pubblicazione di contenuto. Ecco perché abbiamo pensato di proporre 5 regole fondamentali per pianificare la perfetta strategia di content marketing.

5 regole fondamentali per pianificare la perfetta strategia di content marketing

Per assicurarci che la nostra strategia di content marketing sia efficace dobbiamo sicuramente impegnarci nel pianificare la nostra produzione di contenuto. Senza una mappa o un’indicazione di percorso rischiamo di perderci nell’affanno di produrre, nella replicazione di contenuto già visto, nella perdita di originalità e quindi di efficacia.

Prima di esplorare come affrontare al meglio la pianificazione, c’è una precisazione che dobbiamo fare.

Riprendendo quello che ha scritto Robert Rose, Chief Strategy Officer del Content Marketing Institute:

Content strategy e content marketing sono due cose distinte ma connesse

Nella prima il contenuto è l’asset più importante, che deve essere gestito e sfruttato al meglio ad ogni livello organizzativo e ad ogni fase di vendita e promozione.

Il content marketing invece è un vero e proprio strumento di marketing, dove il contenuto deve attrarre, acquisire e coinvolgere un target audience specifico, per far sì che diventi cliente e compia un’azione per noi profittevole. Quelle che andremo a indicare sotto sono quindi le 5 regole fondamentali per impostare un’efficace strategia di content marketing.

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  • Conosci il tuo brand

Prima ancora di definire il nostro target dobbiamo avere una profonda e dettagliata conoscenza del nostro stesso brand: non solo di quale sia il prodotto che vendiamo ma anche di quali siano i nostri valori come azienda, l’immagine che vogliamo trasmettere di noi. Solo così sapremo che tipo di contenuto vogliamo proporre, che stile adottare e che legami vogliamo costruire con altri marchi e con il pubblico.

Per affinare questa consapevolezza dobbiamo condurre un’analisi degli aspetti su cui siamo più forti e dove invece abbiamo difficoltà: per portarla a termine possiamo procedere con una SWOT Analysis, ovvero un’analisi di punti di forza, debolezza, opportunità e pericoli.

Una volta condotta questa riflessione sulla nostra brand identity, sapremo come allineare il contenuto che andremo a produrre ai nostri valori e obiettivi.

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  • Fissa i tuoi obiettivi

Non possiamo pianificare le nostre pubblicazioni se prima non ci chiariamo quali sono gli obiettivi che in ogni fase specifica vogliamo conseguire.

Se abbiamo appena lanciato la nostra attività, avremo degli obiettivi molto diversi rispetto ad un’azienda già consolidata: vorremmo attirare nuovi clienti, farci conoscere in fretta, avremmo bisogno di risultati immediati.

Se invece siamo attivi da tempo, dobbiamo analizzare i risultati dell’anno precedente per capire se e come migliorare e per assicurarci un costante progresso, dobbiamo fissare ogni volta nuovi obiettivi.


  • Individua la tua target audience

Identificare il tipo di utente che vogliamo targettizzare è importante specialmente se la nostra attività sta compiendo i suoi primi passi. Conoscere la nostra “buyer persona” ci aiuterà a produrre fin da subito contenuto rilevante e interessante, che ci aiuterà a convertire in tempi brevi.

Quale sia il target di riferimento non è scontato nemmeno per aziende con maggiore esperienza. Col tempo il mercato cambia e se vogliamo stare al passo, dobbiamo rivisitare costantemente i parametri con cui definiamo il nostro target di riferimento.


  • Scegli il contenuto più adatto al tuo brand

La tipologia di contenuto che possiamo proporre è estremamente varia e noi dobbiamo saperla sfruttare al meglio. Non c’è nulla di più deleterio di una pubblicazione monotona e di contenuto poco originale: senza una giusta diversificazione una campagna di content marketing non potrà essere efficace.

Per vincere la sfida dell’originalità producendo contenuto che sia decisivo per il conseguimento dei nostri obiettivi e allo stesso tempo ci permetta di emergere dal flusso di informazioni a cui gli utenti sono costantemente esposti, dobbiamo lasciare libera la nostra creatività.

Il primo passo è quindi decidere che tipo di contenuto vogliamo impiegare; le possibilità sono davvero tante: blog post, infografiche, guide, video, immagini con capture e tante altre.

Il secondo è fare un brainstorming alla ricerca di argomenti e topic da proporre. Non dobbiamo porci limiti in questa riflessione ed è importante sfruttare il confronto con collaboratori e potenziali acquirenti.

Ci sono numerosi strumenti che possiamo utilizzare per aiutarci in questa fase:

  1. Bottlenose: motore di ricerca social che riporta articoli popolari rispetto a keyword specifiche. Uno strumento simile è anche Spezify;
  2. UberSuggest: strumento popolare per ampliare il nostro range di keyword selezionate e quindi di possibili topi da coprire;
  3. Feedly: un feed RSS perfetto per restare sempre aggiornati e trovare nuove idee;
  4. Buzzsumo: usa le condivisioni sui social media per determinare quale contenuto è popolare e ben linkato;
  5. HubSpot’s Blog Topic Generator: inserendo topic e keyword generiche propone argomenti possibili.

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  • Imposta il tuo calendario di pubblicazione

Una volta stabilito che tipo di contenuto vogliamo produrre, dobbiamo strutturare la nostra pianificazione secondo un calendario editoriale.

L’elemento chiave di questa fase è assicurarsi di mantenere il giusto ritmo di pubblicazione.

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Lasciare i nostri canali silenziosi troppo a lungo significa perdere l’attenzione del pubblico e mancare l’obiettivo della fidelizzazione; allo stesso tempo non dobbiamo farci prendere dall’entusiasmo e pubblicare tutto il contenuto che abbiamo in mente troppo in fretta.

Impostando un calendario potremmo mantenere sempre una chiara visione generale su cosa stiamo pubblicando e quando, evitando noiose ripetizioni e momenti vuoti.

Un altro vantaggio sarà quello di garantirci contenuto sempre rilevante e stagionalmente diversificato. Non è importante solo saper rispondere immediatamente agli eventi che colpiscono l’attualità, ma anche riuscire a sfruttare sapientemente eventi e periodi chiave per il nostro mercato di riferimento.

Ci sono numerosi template gratuiti che possiamo sfruttare per la nostra pianificazione: non sono tutti equivalenti, cerca quello che più si adatta al tuo business e alle tue esigenze.

L’ultimo passaggio è come sempre misurare, analizzare e verificare i risultati ottenuti; correggere costantemente il nostro approccio quando non porta risultati, riconoscere i casi in cui siamo particolarmente efficaci e sfruttarli al meglio.


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