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Social Object, l’ingrediente segreto per campagne marketing dal forte impatto sociale
Vi siete mai chiesti le ragioni per le quali sui social network le persone siano connesse con alcune e non con altre? Oppure quale sia (alle volte, non sempre) il successo o meno di alcuni social network, community online o più in generale di alcuni siti web? Una possibile risposta a queste domande, le altre le aspetto da voi lettori, la può dare la cosiddetta “Social Object Theory”.
La prima volta che sentii parlare di “Social Object Theory” fu in occasione di un’interessante presentazione di Adam Daum, Research VP di Gartner.
Facendo poi alcune ricerche in rete, mi sono imbattuto in una serie di documenti e riferimenti che provo a sintetizzarvi qui di seguito.
Già a fine 2007, Hugh MacLeod, la mente creativa del progetto ‘gapingvoid.com’ disse: “I believe social objects are the future of marketing”. Jyri Engestrom, fondatore di ‘Jaiku’, sull’onda del successo e fallimento di alcuni social network aveva già sottolineato come la ragione per la quale le persone sono connesse con alcune e non con altre risieda appunto nei “social objetcs”.
Scriva immediatemente un commento chi di voi non ha un account su facebook, myspace, netlog, bebo, twitter, friendfeed, etc…
Una buona parte delle conversazioni digitali su questi siti si risolvono attorno a un ‘social object’ che può essere un gioco, una foto, una storia, un prodotto, un evento, un’applicazione o più semplicemente un link.
Su tutti questi social network, le persone non solo parlano tra loro ma tendono a farlo intorno a un ‘object’, un ‘social object’.
Vediamo però come i ‘social objects’ siano in grado di costruire connessioni sui social network.
Per fare questo dobbiamo fare un piccolo passo indietro e ricordare siti come ‘SixDegrees’, ispirati alla teoria sociologica dei sei gradi di separazione, secondo cui qualunque […]
