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Ho letto ieri sul blog di Jeremiah Owyang Web Strategy Blog questo articolo:
E-mail: The First –and Largest– Social Network
E’ un tema molto interessante su cui discutere e riguarda il ruolo dell’email rispetto ai prodotti tipici di social network, facebook e twitter ad esempio.
L’e-mail è un social network?
Ovvero come il ruolo dell’email si evolverà rispetto ai social network, che tipo di integrazione possiamo aspettarci? manterrà la leadership nelle comunicazioni tra le persone?
Io non sono molto convinto che l’e-mail sia un social network, ma credo un punto importante su cui riflettere è capire che c’è uno spazio nel mondo dell’online communication e experience sharing dove diversi prodotti nati con obiettivi specifici vengono sempre più utilizzati con finalità che riducono i confini originari e ne creano nuovi.
Questa è un’area molto interessante su cui investigare.
Inoltre dal punto di vista di chi lavora in azienda è essenziale capire il modo con cui approciare al meglio le relazioni con le persone in rete.
Le aziende stesse, che comunicano e dialogano in rete, si stanno giù dando degli obiettivi di integrazione circa l’utilizzo di questi strumenti.
Qualche spunto su Marketingvox Most Marketers Pursue Email, Social Media Marriage

In una prospettiva più allargata sul tema, ho rivisto in questi giorni alcuni video che suggerisco di rivedere.

Clay Shirky (shirky.com) : “It’s Not Information Overload. It’s Filter Failure”.

Seth Godin ha fatto un intervento stimolante qualche mese fa Email Marketing and Social Media

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Social Networking: May 2009 vs. May 2008 - Source: comScore Media Metrix

Facebook has passed MySpace in terms of total US uniques, according to comScore. In May, comScore reported 70.28 million US uniques for Facebook (up 97% year over year), compared to 70.26 million for MySpace (down 5% year over year).

more: insidefacebook.com

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Vi siete mai chiesti le ragioni per le quali sui social network le persone siano connesse con alcune e non con altre? Oppure quale sia (alle volte, non sempre) il successo o meno di alcuni social network, community online o più in generale di alcuni siti web? Una possibile risposta a queste domande, le altre le aspetto da voi lettori, la può dare la cosiddetta “Social Object Theory“.

La prima volta che sentii parlare di “Social Object Theory” fu in occasione di un’interessante presentazione di Adam Daum, Research VP di Gartner.
Facendo poi alcune ricerche in rete, mi sono imbattuto in una serie di documenti e riferimenti che provo a sintetizzarvi qui di seguito.

Già a fine 2007, Hugh MacLeod, la mente creativa del progetto ‘gapingvoid.com‘ disse: “I believe social objects are the future of marketing”. Jyri Engestrom, fondatore di ‘Jaiku‘, sull’onda del successo e fallimento di alcuni social network aveva già sottolineato come la ragione per la quale le persone sono connesse con alcune e non con altre risieda appunto nei “social objetcs“.

Scriva immediatemente un commento chi di voi non ha un account su facebook, myspace, netlog, bebo, twitter, friendfeed, etc…

Una buona parte delle conversazioni digitali su questi siti si risolvono attorno a un ‘social object‘ che può essere un gioco, una foto, una storia, un prodotto, un evento, un’applicazione o più semplicemente un link.
Su tutti questi social network, le persone non solo parlano tra loro ma tendono a farlo intorno a un ‘object‘, un ‘social object‘.

Vediamo però come i ’social objects’ siano in grado di costruire connessioni sui social network.
Per fare questo dobbiamo fare un piccolo passo indietro e ricordare siti come ‘SixDegrees‘, ispirati alla teoria sociologica dei sei gradi di separazione, secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari. Bene, ora non esistono più e il perché è da ricercare nel fatto che una volta connesse, le persone non avevano ‘social objects‘ sui quali mantenere e alimentare tali relazioni.

Applicando ora la teoria del ’social object’ a una campagna marketing la prima domanda da farsi è: “che cosa può far diventare un ‘object’, un ’social object’?”. I ’social objects’ possono prendere diverse forse, come abbiamo già anticipato prima: dal link al video, dall’immagine al widget, dal bookmark all’evento
E più sono “portabili“, più potranno avere successo.

I ’social objetcs’ non sono necessariamente virali: se pensiamo a un ’social object’ costituito, per esempio, da una notizia data in anteprima su un sito e corredata da un video inedito e foto esclusive su una catastrofe avvenuta pochi minuti prima, la cosa importante è che la notizia (il sito) sia ottimizzato per la ricerca per far si che gli utenti possano trovarla.

Raccogliamo ora qualche consiglio per costruire una campagna centrata su un ’social object’:
- definire preventivamente qual è il ’social object’;
- decidere in qualche modo se la campagna insisterà su un singolo ’social object’ oppure su più ’social objects’;
- capire cosa può rendere social il tuo ‘object’ o i tuoi ‘objects’;
- capire come rendere il tuo ’social object’ importante, rilevante e autentico agli occhi del consumatore;
- assicurarsi che il ’social object’ sia portabile, libero da copyright e che possa essere copiato;
- non assumere che il tuo ’social object’ sia per definizione il tuo sito web, il brand o il prodotto. Occorre identificare, costruire o ottimizzare i ’social objects’;

Diamo infine qualche principio per costruire siti social ‘object-centered‘:

1. Definisci l’object attorno al quale il servizio sarà costruito.

E’ necessario considerare il ‘social object‘ attorno al quale le persone faranno network, la ragione per la quale le persone si connetteranno le une con le altre. Con Flickr, il ’social objetcs’ è la foto che può generare commenti, può essere taggata, etc…
Con Delicious il ’social objects’ è il bookmark, con Last.fm è la musica, con YouTube il video e così via.



2. Definisci le parole chiave o meglio i ‘key verbs‘ da utilizzare e che siano semplici, immediati e comprensibili per l’utente.

Su eBay i ‘verbs’ sono “comprare” e “vendere” che sono posizionati in prossimità del logo.
Su Flickr è “upload a photo”, su YouTube “upload video”. Su Dogster, un social network sui cani il ‘verb’ è “Add a dog“. E così via…



3. Fai in modo che il tuo ‘object’ sia open, portabile, condivisibile [ sharable ];

Il link è l’elemento base per permettere la condivisione del tuo ‘social object‘. Il widget è un eccellente modalità per condividere i ’social objetcs’. Il metodo più “estremo” è quello del P2P, dove i ’social objects’ sono i file che sono condivisi.



4. Fai in modo che i tuoi utenti siano non solo spettatori ma siano attivi e possano interagire, utilizzando il sito per come è stato pensato e realizzato.

E ora, lascio la parola a voi

andrea gallazzi

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razorfish.com
consumingexperience.com
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